Salute dei cittadini o economia? Come sciogliere il dilemma

Dobbiamo dimostrare di esser una grande Nazione ed operare tutti insieme, con un forte spirito collettivo di solidarietà, intervenendo su tutti e due i campi di gioco, sanitario e economico.

Coronavirus e crollo dell'economia
Coronavirus e crollo dell'economia
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Giuseppe M. Pignataro Modifica articolo

11 Marzo 2020 - 16.57


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Sono tante le domande che gli operatori economici e gli economisti si pongono di fronte alla violenta pandemia che ci ha improvvisamente travolti da alcune settimane, in particolare a noi italiani.
Il primo interrogativo a cui tutti vorrebbero trovare una risposta credibile è: quanto durerà questa situazione?
Secondo gli istituti economici internazionali più autorevoli sussistono scenari ottimistici che indicano un ritorno alla normalità entro due mesi, scenari meno ottimistici che prevedono un ritorno alla normalità entro giugno 2020 ed altri più pessimistici che prevedono la fine della crisi alla fine del 2020.
Volendo essere equilibrati, se consideriamo che la diffusione del virus in molti paesi d’Europa e negli Stati Uniti è ancora nelle fasi iniziali, e se consideriamo che in Cina, paese dove la pandemia si è originata, la situazione ha cominciato a migliorare solo dopo due mesi, si deve necessariamente escludere lo scenario più ottimistico ; nello stesso tempo si può solo sperare che la parabola del virus cinese ( apparentemente in fase di rientro) si replichi, con le opportune accortezze, in Europa, negli Stati Uniti e nei più grandi paesi asiatici, facendo escludere lo scenario più pessimistico.
Seguendo questo approccio “razional-filosofico” possiamo ragionevolmente ipotizzare che quattro mesi di sostanziale atrofizzazione degli scambi internazionali, delle attività commerciali, dei trasporti, dei servizi e di molti settori industriali è uno scenario altamente probabile. E se così fosse sarebbe sufficientemente apocalittico.
Stabilito ciò, ed escludendo, per evidenti ragioni logiche che la lotta alla diffusione dei contagi non sia per definizione assolutamente prioritaria, l’interrogativo che dobbiamo necessariamente porci è:
cosa possiamo fare nell’ economia reale, durante questo periodo, per limitare i danni?
Chiudiamo, fermiamo tutte le attività economiche ed aspettiamo che la paura svanisca, concentrando tutti i nostri sforzi prevalentemente su un solo campo, privilegiando quindi solo la necessità di contenere la propagazione dei contagi, sperando che nell’ arco di poche settimane il fenomeno si ridimensioni drasticamente. Oppure dobbiamo cecare di contemperare le esigenze sanitarie, con la necessità di evitare un collasso pressochè certo di una larghissima fascia produttiva del paese, qualora come è altamente probabile la situazione non si ridimensioni in poco tempo?
Se optiamo per la prima soluzione, dobbiamo essere consapevoli che anche nello scenario non pessimistico seguirebbero conseguenze di vita altrettanto drammatiche per una larghissima parte della popolazione.
Se optiamo per la seconda dobbiamo essere consapevoli che potremmo rallentare in modo significativo il momento del ritorno alla “normalità”.

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Di fronte a questo pesante dilemma, per dare spazio ad un ragionamento meno emotivo possibile o fatto di puri slogan, cerchiamo di mappare meglio possibile la situazione economica reale.
Per farlo, nel quadro di grande incertezza generale in cui ci dibattiamo, partiamo dal fissare i punti certi che abbiamo:
– molti descrivono la situazione economica attuale come una “tempesta perfetta”, ma più che una tempesta quella che stiamo vivendo in campo economico è molto peggio, è una “paralisi perfetta”, una situazione mai sperimentata prima, dovuta ad un congelamento progressivo di moltissime attività, senza sapere quando e come si verrà decongelati;
– quella che stiamo vivendo non è comunque un’era economica glaciale ma è un periodo limitato di agibilità economica negativa misurabile in termini di alcuni mesi;
– il ritorno ad una agibilità positiva non significherà un ritorno immediato alla piena normalità, in quanto dopo la fine dell’escalation dei contagi è ipotizzabile una fase transitoria in cui tutti gli operatori, prima di riattivare a regime i motori, vorranno essere certi che la virulenza della epidemia/pandemia sia effettivamente orientata verso un superamento del fenomeno nei maggiori paesi avanzati;
– il ritorno ad una agibilità piena, tra alcuni mesi, coinciderà con la certezza della sconfitta del virus, sarà correlata unicamente al ritrovamento di farmaci efficaci e provocherà un boom economico associato alla voglia di tutti di ritornare finalmente a vivere dopo aver scacciato un incubo terribile dalla propria mente; un po’ come avviene dopo la fine di una guerra.
Nel contesto attuale, verso cui tutti sono impreparati, in primo luogo occorre creare così come si è fatto in campo sanitario, una cabina di regia economica-finanziaria, formata da menti capaci ed illuminate, che fornisca agli operatori economici, dei suggerimenti, delle indicazioni e detti disposizioni sulla base delle consapevolezze in precedenza illustrate, per evitare di gestire in un modo controproducente per se stessi e per il sistema questa fase molto tragica e delicata della vita del paese.
Ciò è necessario per evitare che i comportamenti irrazionali e speculativi dei singoli soggetti ci facciano trovare nel momento del ritorno alla normalità con un cumulo di macerie difficile da smaltire e con un sistema economico e finanziario fortemente depotenziato e non più pronto a cogliere il momento favorevole.
A questa cabina di regia deve essere, a titolo di esempio, attribuito il compito di evitare che:
– anche le aziende liquide, per motivi prudenziali, sospendano i pagamenti ai fornitori;
- i conduttori degli immobili non paghino gli affitti pur avendone la capacità;
– le imprese non facciano tutto il possibile per pagare regolarmente gli stipendi;
– si licenzi con disinvoltura il personale dipendente;
– non si consegni la merce ai propri clienti per paura di non esser pagati;
– non si eroghino prestiti per paura di veder deteriorare le condizioni economiche dei soggetti finanziati.
Tutto ciò deve avvenire attribuendo ovviamente i necessari poteri a chi sta in cabina di regia, fornendo loro la possibilità di attivare l’utilizzo di congrui aiuti pubblici per fornire tutto il supporto necessario alle imprese e ai loro dipendenti, per non far perdere capacità produttiva al paese.
In altri termini, se lo scenario che abbiamo ipotizzato è quello più credibile, allora il dilemma della scelta non va posto. Come abbiamo sempre saputo fare nei momenti difficili della nostra storia, dobbiamo dimostrare di esser una grande Nazione ed operare tutti insieme, ben coordinati, ben responsabilizzati e con un forte spirito collettivo di solidarietà, intervenendo incisivamente su tutti e due i campi di gioco, quello sanitario e quello economico. Facendo prima di tutto quello che serve nel primo campo e agendo correlativamente e tempestivamente sul secondo, accettando la guida di un’abile regia, per riuscire a resistere degnamente fino al momento, non lontano, del ritorno alla “normalità”. Solo in questo modo, anche in questo momento particolarmente drammatico, dimostreremo che all’occorrenza sappiamo far emergere le nostre qualità migliori.

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