Diagnosi e terapia economica contro il virus

In questa emergenza i politici devono governare l'emotività ma anche fare una serie di interventi materiali che li rendano immediatamente credibili.

Coronavirus

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Giuseppe M. Pignataro 3 marzo 2020

Il 26 luglio del 2012 un grandissimo stratega di nome Mario Draghi pronunciò una delle frasi più celebri della storia economica mondiale: “ …..whatever it takes. And believe me it will be enough”.


Eravamo allora in un punto di snodo cruciale per il futuro dell’euro e dell’Europa intera. Quelle parole, seguite dai fatti, di un uomo dotato di capacità e di lucidità di pensiero immense evitarono all’ Europa e non solo, un disastro economico di dimensioni enormi.


Ora ci troviamo in una situazione altrettanto grave se non addirittura, per molti versi, ancora più critica e per affrontarla bisogna in primo luogo far riferimento agli insegnamenti che ci ha dato il nostro Governatore della BCE.


In sintesi occorre agire tempestivamente su due binari. Il primo è quello della comunicazione il secondo è quello dell’azione. Di conseguenza anche nella situazione che il mondo sta vivendo occorre che i principali policy makers sappiano governare l’emotività delle persone comunicando messaggi appropriati e convincenti a cui devono seguire una serie di interventi materiali che li facciano apparire immediatamente credibili.


Per agire comunque in modo efficace è necessario innanzitutto fare prima una diagnosi accurata della nuova situazione e poi cercare di elaborare una terapia appropriata.


La diagnosi è questa:


l’economia mondiale, e quella di alcuni paesi in particolare, è stata colpita all’improvviso da un violento shock avverso determinato dall’ incubo sanitario connesso alla rapida diffusione su base planetaria di un contagio, potenzialmente molto insidioso verso il quale non esistono al momento farmaci efficaci di contrasto;


in tale contesto l’economia italiana, molto dipendente dai rapporti di interscambio con gli altri paesi nel mondo, sembra colpita e traumatizzata dall’ interruzione improvvisa di tale rapporti, e tale ferita appare profonda perchè tocca più pesantemente alcuni punti nevralgici, si ripercuote su base psicologica anche sull’economia interna, risulta imprevedibile nei tempi di superamento e apre il rischio di vedere il paziente soffocare per dissanguamento.


Ci sono pertanto notevoli differenze con le crisi più recenti del 2007/8 e del 2011/12. L’unico elemento di analogia riguarda l’Italia che si trova ancora una volta, per colpa o per sfortuna, ai vertici dei paesi più traumatizzati nel mondo.


Quelle crisi derivavano da shock avversi di natura finanziaria e per quanto dirompenti avevano impatti più o meno delimitati e più o meno prevedibili nella loro consistenza e nella loro durata.


Per contro la crisi attuale oltre ad avere origini ben differenti, è connotata da livelli di incertezza molto più ampi, perché caratterizzata da effetti paralizzanti su interi settori industriali e commerciali ed il ritorno alla normalità non è stimabile su basi razionali in quanto legato a fattori psicologici imponderabili che si determineranno nel corso del tempo nelle masse della popolazione e degli operatori economici, nelle varie parti del mondo. In sintesi l’arretramento economico è certo ovunque, la sua profondità e la sua durata altamente incerte.


Quale può essere quindi la terapia?


Per individuarla partiamo dallo stabilire cosa non serve o potrebbe essere controproducente.


Premesso che è da scartare ovviamente l’immobilismo, per i paesi ad alta rischiosità finanziaria come l’Italia è non utile e dannoso prendere decisioni autonome di alterazione consistente degli equilibri di bilancio in quanto in uno scenario certo di ulteriore peggioramento del rapporto debito/Pil si addenserebbero su di noi sentimenti di sfiducia globale. D’altro canto vista la profondità dello shock avverso che stiamo subendo e potremmo subire, sono del tutto inidonee manovre di carattere assistenziale di modesta portata. 


Quindi, la individuazione di una terapia appropriata passa necessariamente dalla istituzione di una cabina di regia europea e meglio ancora in coordinamento su base globale per individuare con la massima tempestività tutti i messaggi di rassicurazione da trasmettere e gli interventi concreti per agire incisivamente in tutti i settori nevralgici dell’economia e della finanza europea e mondiale. 


In pratica serve una strategia di intervento globale ad ampio raggio su tutti i fronti: comunicazionale, monetario, fiscale, finanziario, commerciale. Da implementare progressivamente con nuovi stimoli robusti, sulla base delle esigenze in evoluzione, fino al ritorno alla normalità. E serve che tutti i leaders delle maggiori economie e delle istituzioni mondiali dicano congiuntamente: “We will do toghether whathever it takes to come back as soon as possible to the normality . And believe us  it will be enough”; e poi lo facciano con assoluta tempestività.


 In definitiva, nella situazione data, serve a poco o a nulla agire da soli in modo confuso, non servono interventi di dimensione limitata mentre servono interventi concertati su scala globale rapportati all’onda d’urto provocata dallo shock avverso. Ossia un potente “reverse shock” a largo spettro, abilitato su scala internazionale ed applicato in relazione alle specifiche esigenze interne di ogni paese.


In particolare, nei paesi a più alta vulnerabilità e mali endemici diffusi come il nostro occorrerebbe anche uno straordinario “stroke of kidneys” (colpo di reni) che trasformi il dramma del virus e la confusione suicida che l’ha accompagnata in un momento di presa di coscienza collettiva in cui si comprenda che per non sprofondare bisogna agire rapidamente per :



  • realizzare diffuse semplificazioni e sburocratizzazioni nelle PPAA;

  • introdurre efficientamenti robusti nell’ amministrazione della giustizia;

  • velocizzare tutte le attività di investimento infrastrutturale pubblico;

  • attuare una grande riforma di esemplificazione fiscale;

  • velocizzare i tempi di pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni;

  • stabilizzare tutti i precari delle PPAA;

  •  incentivare fortemente il settore degli investimenti e dei consumi privati.


In questo modo una volta tanto riusciremmo a trasmettere una immagine di un paese che oltre ad avere tante eccellenze e tanti magnifici imprenditori dotati di grande creatività, riesce ad essere finalmente anche ben governato, capitalizzando in positivo l’incubo che stiamo vivendo.