Business della guerra: l'Italia è il terzo fornitore di armi della Turchia

Dopo il Qatar e il Pakistan le forze armate di Ankara vengono equipaggiate da società italiane. Un affare da 362 milioni di euro l'anno

Militari turchi
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12 Ottobre 2019 - 16.43


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Il business della guerra è qualcosa sul quale bisognerebbe riflettere: la Turchia è il terzo Paese al mondo verso cui l’Italia esporta armi e materiali d’armamento, dopo Qatar e Pakistan.
Lo si rileva dall’ultima Relazione al Parlamento – risalente allo scorso aprile – sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali d’armamento.
Nel 2018, indica la relazione, è stata autorizzata l’esportazione dall’Italia alla Turchia di armi per complessivi 362,3 milioni di euro, in forte e costante crescita rispetto ai 266,1 milioni di euro del 2017 ed ai 133,4 del 2016.
Al Paese di Erdogan sono stati inviati sistemi d’arma, munizioni, bombe, siluri, missili, apparecchiature per la direzione del tiro, aerei, apparecchiature elettroniche, corazzature, equipaggiamenti di protezione, per la visione d’immagini, pezzi fusi e semilavorati, tecnologia per la produzione e sviluppo, software.
Il Qatar è nettamente in testa tra i Paesi che importano armi italiane, con 1,923 miliardi di euro spesi nel 2018, seguito dal Pakistan, con 682,9 milioni. Settanta complessivamente le autorizzazioni alla vendita di armi concesse per la Turchia lo scorso anno.
Il ministero degli Esteri è responsabile della definizione degli indirizzi per le politiche degli scambi nel settore della Difesa, delle direttive generali e delle attività di indirizzo, d’intesa con il ministero della Difesa, con il ministero dello Sviluppo Economico e con la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
In particolare, l’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento (Uama) è l’organismo competente al rilascio delle autorizzazioni per l’interscambio dei materiali d’armamento. Le autorizzazioni vengono concesse sulla base delle valutazioni formulate da un costante monitoraggio della situazione geo-politica e strategica dei Paesi e delle aree regionali interessati dalle forniture dei materiali. 
Nel 2014 l’Italia ha inviato armi anche ai combattenti curdi, in funzione anti-Isis. In questo caso è stata una cessione e non una vendita di materiali. Si tratta di 200 mitragliatrici e duemila razzi rpg, con relative munizioni (650mila), questi ultimi frutto della confisca nel 1994 della motonave Jadran Express

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