Autonomia pentaleghista. I timori del Sud sul rischio "secessione economica"

Ai microfoni della webradio, Nicola Fiorita, docente all’Università di Catanzaro e Francesca Moccia, vicepresidente di Cittadinanzattiva che afferma: “Riforma invasiva, importante ascoltare i cittadini”

Autonomia pentaleghista. I timori del Sud sul rischio "secessione economica"

Autonomia pentaleghista. I timori del Sud sul rischio "secessione economica"

È l’autonomia differenziata, tra i timori e i dubbi di chi assiste al dibattito politico dal Mezzogiorno, il tema del nuovo Grs Week, l’approfondimento settimanale del Giornale Radio Sociale, la radio del Forum del terzo settore. Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna le regioni interessate da un provvedimento che ha raccolto i malumori di sindaci e governatori del Sud Italia, ma anche all’interno della stessa maggioranza, con i cinquestelle più critici sul tema. Di “grosso pericolo” per il Paese, parla Leonardo Becchetti, professore, economista e membro del Comitato preparatorio delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani, mentre ai microfoni del Giornale Radio Sociale, la vicepresidente di Cittadinanza attiva Francesca Moccia, non nasconde alcune perplessità. “Se una riforma deve essere così invasiva e cambiarci anche l’architettura dei nostri servizi sanitari - spiega Moccia - è importante che la voce dei cittadini e dei pazienti, sia tenuta seriamente in considerazione”. 
Il timore più diffuso nelle regioni del Meridione è quello di assistere ad una sorta di “secessione economica” delle regioni più ricche ai danni di un’area, ricorda il Giornale Radio Sociale, più depressa d’Europa insieme alla Grecia con alti tassi di disoccupazione, emigrazione e povertà assoluta. Intanto in diverse città del Sud Italia è scattata una mobilitazione generale con appelli e campagne di raccolta firme. “È questo il momento di reagire - spiega nell’approfondimento Nicola Fiorita, docente all’Università di Catanzaro e autore di alcuni libri come “Il bicchiere mezzo pieno” scritto con Giancarlo Rafele -. Dopo sarebbe tardi. Dobbiamo farlo con tutti i mezzi, anche rilanciando un processo di sviluppo vero del Sud. E l’Europa resta una delle poche armi che abbiamo a disposizione per arginare questo nazionalismo padano”.