I sindacati e la sinistra unita dopo lo sfacelo di Renzi

Un nuovo fascismo, persino peggiore di quello di quasi un secolo fa, fa bella mostra di sé in tutto il paese e sta spaventando il resto del mondo. Ma si reagisce

La manifestazione di Cgil, Cisl e Uil

La manifestazione di Cgil, Cisl e Uil

David Grieco 9 febbraio 2019
Una convergenza mai vista prima d'ora, nemmeno nell'immediato dopoguerra, ha riempito la Piazza di San Giovanni a Roma come ai vecchi tempi. C'erano tante formazioni e associazioni di sinistra, c'era la Cgil che con Maurizio Landini rialza finalmente la testa, e c'era persino la Confindustria.
L'ora è grave, come direbbe la truce buonanima di Benito Mussolini.
Un nuovo fascismo, persino peggiore di quello di quasi un secolo fa, fa bella mostra di sé in tutto il paese e sta spaventando il resto del mondo. La vera e propria frattura del rapporto con la Francia è un campanello d'allarme che gela il sangue nelle neve a chi è riuscito ancora a conservare, nel nostro delirio nazionale quotidiano, un briciolo di memoria storica.
Ma non c'è solo questo.
Esistono indicatori persino peggiori, che parlano di una inarrestabile fuga di capitali dal nostro paese, di una recessione ormai evidente, di un crollo della produzione industriale e di tanti altri disastri annunciati. Come il reddito di cittadinanza che non può funzionare, come la fatturazione elettronica che sta già mettendo in pericolo qualunque transazione economica, come una riforma delle pensioni e della sanità che sembra destinata a sfasciare definitivamente un sistema previdenziale che già faceva acqua da tutte le parti.
Le riforme andavano fatte. Ma prima Renzi le ha soltanto promesse a colpi di slogan, e poi il Governo della Demenza le ha messe in cantiere, appena vinte le elezioni sulla base di promesse ancora più assurde, senza un minimo di criterio. Prima Renzi, e quindi Di Maio e Salvini, hanno puntato in modo disonesto sulla pura propaganda, infischiandosene di cosa sarebbe accaduto dopo.
Questo dopo, nel quale ci troviamo adesso, è un castello di macerie che puzza di morte come all'indomani di un terremoto.
Ma da Piazza San Giovanni si può finalmente ripartire.
Esiste un precedente, una situazione folle quanto quella che stiamo vivendo, che fa ben sperare.
Cinque anni fa in Tunisia, la sinistra, il sindacato e Confindustria per la prima volta insieme hanno saputo risolvere insieme un passaggio epocale come quello che stiamo vivendo. Era la Tunisia dove i fondamentalisti islamici avevano preso il potere e dove si moltiplicavano i campi di addestramento per giovani jihadisti. L'unione di queste forze seppe evitare una sanguinosa guerra civile.
Quella inedita compagine venne chiamata Troika, e fu poi insignita del Premio Nobel per la Pace.
Del resto, la Tunisia dista poco più di 50 chilometri dalle nostre coste. Se non ci fosse di mezzo il Mediterraneo, forse i tunisini e gli italiani formerebbero quasi un unico popolo come tanti secoli fa.
La risposta a questi ragionamenti non tarderà ad arrivare.
Domani si vota in Abruzzo. Salvini, Berlusconi e la Meloni si presentano insieme nel centrodestra più schizofrenico e pericoloso di tutti i tempi. I 5 Stelle sono soli, soli più che mai. E il centrosinistra presenta un candidato estremamente rispettabile sostenuto da tanti piccoli soggetti politici ma orfano del simbolo del Pd, che appare ormai come fumo negli occhi per la maggioranza degli italiani.
Il risultato delle ultime elezioni fu catastrofico per il centrosinistra di allora, che non superò di molto il 20 per cento dei suffragi. È improbabile e impensabile riuscire a fare di peggio.