L'Iva di metà mese? Si pagherà due volte (con la fatturazione elettronica)

Il danno a carico delle imprese e dei professionisti è evidente e poiché l’emissione di fatture elettroniche, al 6 febbraio 2019, è pari a circa il 20% delle fatture effettivamente emesse.

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globalist 8 febbraio 2019

di Enrico Peruzzo *

Il prossimo 18 febbraio (il 16 cade di sabato) sperimenteremo il primo test sulla fatturazione elettronica collegato alla liquidazione Iva del mese di gennaio 2019.
La criticità che salta subito in evidenza è insita nella determinazione dell’Iva passiva da prendere in considerazione per la liquidazione: infatti gli interventi chiarificatori in merito ci dicono che l’Iva passiva da poter detrarre è solo quella delle fatture che sono transitate per lo Sdi (tramite codice univoco o pec). Questo aspetto rivoluziona completamente le norme comunitarie (l’Iva è considerata un'imposta comunitaria) e nazionali in materia di detraibilità dell’Iva assolta sugli acquisti.
La detrazione dell’Iva sugli acquisti sorge nel momento in cui l’imposta diventa esigibile (art. 19 del Dpr 633/72) che è riconducibile al momento dell’effettuazione delle operazioni (art. 6 Dpr 633/72) corrispondenti alla consegna del bene, per le cessioni, ed al pagamento del corrispettivo per le prestazioni di servizi.
Con la fatturazione elettronica assistiamo, come detto, ad uno stravolgimento e ad una evidente disarmonia normativa che potrà penalizzare i contribuenti, anche in maniera pesante, attraverso l’anticipazione di importi rilevanti di Iva da versare entro il prossimo 18 febbraio.
Illustriamo come avviene questo molto probabile anticipo “forzoso” con un esempio:
Artigiano, non forfettario, che cede beni ed emette fatture elettroniche nel mese di gennaio 2019 per € 10.000,00 oltre all’Iva di € 2.200,00. Ha ricevuto fatture.
cartacee (nessuna elettronica) dai propri fornitori nel mese di gennaio 2019 per € 7.000,00 oltre all’Iva di € 1.540,00.
Sino al 31.12.2018, in una situazione analoga all’esempio citato, avrebbe versato € 660,00 (€ 2.200,00 - € 1.540,00).
Il 18 febbraio prossimo si troverà a versare € 2.200,00 in quanto l’importo dell’Iva pagata sugli acquisti, che sono stati puntualmente fatturati e pagati ma non sono transitati nello Sdi (ovvero non è stata emessa la fattura elettronica), non è detraibile ma lo diventerà quando le citate fatture saranno emesse elettronicamente.
Oltre all'evidente violazione degli articoli 6 e 19 del Dpr 633/72 il contribuente di cui all’esempio si troverà a dover anticipare “forzosamente” una somma corrispondente all’Iva già pagata sulle fatture di acquisto in quanto sarà detraibile successivamente (addirittura questa situazione può protrarsi potenzialmente sino al 16 maggio 2019 per i fornitori trimestrali che decideranno di emettere le fatture elettroniche entro questa data).
Ciò comporta un doppio esborso di Iva pagata al fornitore e, perché indetraibile per quanto detto, versata nuovamente allo Stato.
Il danno a carico delle imprese e dei professionisti è evidente e poiché l’emissione di fatture elettroniche, al 6 febbraio 2019, è pari a circa il 20% delle fatture effettivamente emesse, è facile comprendere la catastrofica condizione in cui si trovano moltissimi operatori economici nell’anticipare somme importanti di Iva che oltretutto, se non versate nei termini, generano sanzioni.


* Presidente Nazionale Associazione Tributaristi Italiani