Non solo Apple: ecco le aziende colpite dalla frenata cinese

L’ascesa dell’economia cinese degli ultimi 20 anni ha avuto un forte impatto a livello globale. Ce ne rendiamo conto anche solo pensando a quanti oggetti e prodotti della nostra vita quotidiana siano prodotti in Cina.

Aziende in Cina

Aziende in Cina

globalist 6 febbraio 2019

di Massimiliano Riverso
La Cina negli ultimi anni è diventata una vera e propria potenza globale, dal punto di vista economico e non solo. Negli ultimi quattro decenni il Paese asiatico ha registrato una crescita economica elevata e costante che l’ha portata ad imporsi stabilmente come la seconda economia mondiale, dietro soltanto agli Stati Uniti. A partire dal 1978, la Cina ha iniziato una transizione da economia pianificata ad economia di mercato, raccogliendo dei risultati incredibili, come testimonia il tasso medio di crescita del 9,6% registrato per ben 38 anni di seguito.


L’ascesa dell’economia cinese degli ultimi 20 anni ha avuto un forte impatto a livello globale. Ce ne rendiamo conto anche solo pensando a quanti oggetti e prodotti della nostra vita quotidiana siano prodotti in Cina. Il Paese è infatti il principale produttore al mondo di beni di consumo di qualsiasi tipologia, dal manifatturiero alla tecnologia.


Inoltre, la Cina è già oggi leader mondiale in diversi settori come l’energia rinnovabile, l’alta velocità ferroviaria, gli elettrodomestici, le auto elettriche (per le quali costituisce il primo mercato al mondo) e gli smartphone. Con una popolazione di oltre 1,3 miliardi di persone, il Paese può vantare un ampissimo mercato interno e dispone di figure qualificate come ingegneri e ricercatori, sui quali il governo investe tantissimo. Pur in un quadro positivo, la situazione sembra però mostrare dei segnali di flessione.


La crescita della Cina rallenta?


Quando a gennaio sono stati comunicati i dati ufficiali sul PIL del quarto trimestre, in molti hanno subito gridato ad una frenata dell’economia cinese. Secondo l’ufficio nazionale di statistica il prodotto interno lordo del Paese asiatico è cresciuto del 6,4% nel quarto trimestre e del 6,6% sull’intero 2018. Si tratta del dato trimestrale più basso dal 2009 (anno di crisi e rallentamento globale), e di quello annuale più basso dal 1990. In pratica, è da 28 anni che non si registrava un trend di crescita così lento.


Ovviamente il dato non è basso in sé: i valori di crescita sono inimmaginabili per le economie mature come quelle europee, ma anche per quella americana, che pur facendo segnare un ottimo +4,1% (il dato migliore dal 2004) non riesce a stare dietro al dragone. I dati sull’economia cinese nel 2018 evidenziano in ogni caso un rallentamento, la cui causa sarebbe da individuare nella cosiddetta “guerra dei dazi” con gli Stati Uniti, oltre ad un calo della domanda interna.


Le conseguenze per le aziende tecnologiche


In una economia globalizzata, un dato come quello del PIL cinese ha avuto conseguenze immediate sui mercati finanziari di tutto il mondo. Ad essere particolarmente colpite sono state soprattutto le aziende molto esposte con la Cina, come ad esempio i colossi della tecnologia che hanno delocalizzato nel paese asiatico la produzione. Prima fra tutte Apple.


Per il colosso di Cupertino in realtà la situazione dell’economia cinese è parte di un quadro che si annuncia negativo in questo inizio del 2019. L’amministratore delegato Tim Cook ha infatti annunciato una revisione al ribasso dei ricavi nei primi mesi di quest’anno (in particolare nel primo trimestre): una situazione che non avveniva da quasi vent’anni e che ha causato un pesante calo delle azioni Apple. La principale causa dell’outlook ribassato è stata attribuita proprio alla crisi delle vendite dell’iPhone in Cina.


Tim Cook ha confessato che la portata della decelerazione economica, avvenuta con particolare impatto nella Greater China, non era stata prevista, nonostante fosse stata presa in considerazione la difficoltà di espansione nei mercati emergenti e che giocano un ruolo chiave.


Flessione anche per l’auto e per il lusso


Anche altre aziende, come il colosso dell’auto Ford, si trovano a dover affrontare delle difficoltà sui mercati finanziari, in parte legate all’andamento dell’economia cinese. Le azioni del produttore americano di auto hanno fatto registrare un calo del 14% dal novembre del 2017 e il produttore ha già ridotto la produzione prevista in Cina, rivedendo i numeri al ribasso a causa del calo della domanda. Recentemente anche la Nissan ha tagliato di 30mila unità la produzione per i primi mesi del 2019 e una decisione analoga è attesa da parte della coreana Hyundai. D’altronde i segnali provenienti dal mercato dell’auto cinese non sono per nulla confortanti: a novembre 2018 le immatricolazioni sono scese di ben il 14% rispetto allo stesso mese del 2017. Si tratta della prima flessione dalla fine degli anni ’90.


Crisi anche in un mercato come quello del lusso, che di solito è meno incline a risentire delle fluttuazioni del mercato. Invece, il rallentamento della domanda proveniente dalla Cina sta avendo delle ripercussioni anche sulle azioni di colossi come LVMH, Gucci, Ferragamo, Tiffany e Estée Lauder. Queste ultime due griffe, in particolare, hanno perso rispettivamente il 9,6% e il 4,4% da novembre 2017. E la situazione non sembra migliorare nel 2019.


Nonostante il futuro mostri ancora un potenziale di crescita, per l’economia cinese sembra arrivato il momento di rallentare, perlomeno in minima parte, la sua incredibile corsa.


La guerra commerciale con gli Stati Uniti e altri fattori interni potrebbero ridurre ulteriormente le stime di crescita per l’anno in corso, con ripercussioni importanti per le tante aziende che sono legate a doppio filo con la Cina. Staremo a vedere.