La Caritas critica il reddito di cittadinanza: crea nuove diseguaglianze

I rappresentanti dell'organizzazione cattolica: avere 10 anni di residenza per averne diritto esclude senza tewtto e indifesi"

Mensa della Caritas

Mensa della Caritas

globalist 5 febbraio 2019
Un’altra voce critica contro le sciagure pentaleghiste: la previsione della residenza di 10 anni per avere accesso al reddito di cittadinanza "esclude certamente dalla misura le persone migranti regolarmente presenti sul nostro territorio e rischia di escludere le persone in condizioni di grave marginalità, in particolare i soggetti senza dimora, prescindendo dalla loro cittadinanza".
Lo rilevano i rappresentanti della Caritas, ascoltati insieme ad altre associazioni operanti nel sociale, sul Dl reddito pensioni in commissione Lavoro del Senato nella memoria presentata. "Un provvedimento di contrasto alla povertà - si aggiunge - non può che essere inclusivo, altrimenti crea la paradossale situazione di generare e/o implementare condizioni di disagio grave o di disuguaglianza nell'accesso. D'altro canto - si rileva - questa previsione riteniamo comporti una lesione di diritti costituzionali e di previsioni normative europee, con il rischio di una revisione della norma (seppure differita temporalmente) che costringerà a modificare anche l'attuale previsione finanziaria".
Per questo, tra gli altri, Caritas suggerisce di intervenire sui "requisiti dei beneficiari per quanto riguarda la loro residenza, in direzione inclusiva e preventiva rispetto a una prevedibile e fondata azione ricorsuale".