Quello che Di Maio e Salvini non sanno: è matematica, pura e semplice

Immaginano di conquistare il Parlamento europeo: fra due mesi Draghi non ci sarà più, ci si prova a spiegare cosa significhi quantitative easing, ma niente, non ti credono, credono alle scie chimiche.

Di Maio e Salvini

Di Maio e Salvini

Fabio Zanuso 9 ottobre 2018

Un nemico al giorno.
I due dioscuri (mi perdoneranno per l'accostamento Castore e Polluce) se li dividono pure, una botta a Soros (Salvini che accusa Soros fa davvero tenerezza), una a Juncker, un colpo alle Ong, uno ai funzionari del Mef.

Si potrebbero scrivere tutte, ma ne risulterebbe un elenco interminabile.
Il nemico che lor geni vorrebbero far passare come un facile boccone, si chiama Parlamento Europeo.
Vanno, sbruffanti, a declinare il mantra: "Fra qualche mese questo Parlamento Europeo sarà finito".
Berlusconi le raccontava più credibili.
Hanno fatto i conti, abbastanza semplici.
Nella migliore delle ipotesi, prendendo come valore di riferimento gli attuali sondaggi elettorali, dove i neomedievalisti navigano al 32%, sommando la Le Pen, Orban, i nazi tedeschi, il biondo olandese e qualche sperduto gruppo dell'est europeo, a farla di manica extralarge:
Si arriva a un sesto dei seggi disponibili.
Un sesto.
E voi andate a Strasburgo a rivoltare il Louise Weiss come un guanto?
Tornate a studiare la matematica.
Fra due mesi Draghi non ci sarà più, ci si prova a spiegare cosa significhi quantitative easing, ma niente, non ti credono, credono alle scie chimiche.
Non entro nello specifico della manovra economica, dato che non c'è ancora, ma che Draghi lascerà la Bce è cosa certa, come pure il conteggio dei seggi.
Questi due aspetti andrebbero ripetuti a mo' di cacatua tutte le volte che si mette un microfono di fronte a uno dei due dioscuri.
Che metti che loro abbiano notizie diverse.