Piano di riequilibrio e di rafforzamento strutturale del Paese

Parte sesta: Le fonti di finanziamento, linee d'azione V-VIII. Allegato

Palazzo Chigi

Palazzo Chigi

Giuseppe M. Pignataro 4 marzo 2018

Piano Italia


Piano di riequilibrio e di rafforzamento strutturale del Paese


 


A Cura di:
Giuseppe Maria Pignataro


 


 


Il Piano è strutturato in ventiquattro aree di impiego delle risorse e in otto fonti di finanziamento


 


 


Parte sesta: Le fonti di finanziamento, linee d'azione V-VIII. Appendice


 


 


 


 


V LINEA D’AZIONE
LA RIFORMA DELLA POLITICA



Obiettivi:
• Portare il costo della politica ai livelli esistenti nei paesi europei a noi più affini e che presentano le situazioni più virtuose


 


Modalità d’intervento:
• Costituzione di un gruppo di lavoro formato da esperti del governo ed esperti provenienti dalla società civile nominati da istituzioni non governative che identifichi le azioni da realizzare per conseguire l’obiettivo di portare i costi della Politica a livello dei migliori paesi nel mondo.


 


Interventi specifici:
(prime proposte)
• Introdurre regole che consentano alle forze migliori del paese di accedere nei posti di comando delle istituzioni per elevare la qualità dell’azione politica nei vari livelli istituzionali;
• stabilire criteri vincolanti per tutti i partiti per favorire l’accesso negli organismi di rappresentanza delle persone più capaci distintesi come tali nella società civile;
• educare i cittadini a compiere le scelte politiche più idonee ai propri principi e ai propri valori;


• affinché il rappresentante politico operi nell’interesse del suo territorio di riferimento, ogni posizione di rappresentanza politica deve avvenire in forma elettiva e con il sistema delle preferenze espresse dal popolo, eliminando ogni forma di vantaggio preferenziale proveniente dai partiti;
• ogni partito deve rendere pubblici i criteri seguiti nella scelta dei candidati che devono necessariamente essere tenuti a rispettare un codice etico e di professionalità valido e vincolante per tutte le parti politiche;
• non devono essere previsti limiti temporali all’eleggibilità negli organi di rappresentanza; svolgere con efficacia il proprio compito deve essere un incentivo per la riconferma;
• ogni candidato alle elezioni di qualunque livello e natura deve avere un limite massimo di budget di spesa da destinare alla campagna elettorale e deve dichiarare pubblicamente le risorse impegnate e la loro provenienza prima delle elezioni;
• ogni candidato deve rendere pubblico il proprio curriculum (certificato da un ufficio pubblico dedicato ad hoc) e la sua posizione con la giustizia e deve rendere pubblici i principi e gli obiettivi che si pone;
• limitare drasticamente (riduzione del 40-50%) il numero dei consiglieri negli organi di rappresentanza;
• limitare il numero complessivo dei due rami del parlamento a 500 parlamentari distinguendo le funzioni dei due rami del parlamento per velocizzare l’iter legislativo.
Gli assetti di funzionamento di tutte le istituzioni devono rispondere in modo effettivo ai principi:
• della rapidità decisionale;
• della semplicità dei processi operativi;
• della centralità dello sviluppo economico e del miglioramento del benessere sociale nella assunzione delle decisioni.


 


Risorse da risparmiare (stima): un miliardo per anno a regime.


 


Impiego delle risorse: da destinare alle iniziative di riforma e di efficientamento della P.A.


 


Tempi di realizzazione: sei mesi


 


Livello di certezza delle risorse: medio basso



Grado di rilevanza: medio


 


 



VI LINEA D’AZIONE
CONTRIBUTI VOLONTARI AL RILANCIO DEL PAESE



Obiettivi:
• Consentire a tutti coloro che vogliono contribuire al rilancio del paese mettendo a disposizione contributi volontari di poterlo fare in una forma che assicuri garanzie di utilizzo e di risultato.


 


Modalità d’intervento:
• Costituzione di un gruppo di lavoro formato da esperti dalla società civile nominati da istituzioni che disciplini ed incentivi lo strumento nel modo più efficace.


 


Interventi specifici:
(prime proposte)
• Individuare progetti di sviluppo infrastrutturale sul territorio, per esempio scuole, reparti ospedalieri, strade, progetti di ricerca e innovazione, formazione giovanile ed altre forme di investimento ad alto impatto sociale per attrarre contributi volontari mediante rilascio di onorificenze pubbliche di alta benemerenza che diano punteggio nelle gare pubbliche e diritti ad agevolazioni fiscali da negoziare su base individuale con il fisco, anche fino al recupero integrale del contributo erogato, in un arco di tempo lungo.


• Emettere obbligazioni (titoli emessi da enti territoriali) finalizzate a finanziare investimenti di pubblica utilità, non rimborsabili in linea capitale e prive di rendimento ma che assicurano a persone indicate dagli acquirenti un vitalizio parificato, in tutti i diritti, ad uno stipendio (da erogare a fronte di impegni/ incarichi straordinari dati dalle PPAA, non altrimenti previste tra le funzioni ricopribili con concorsi pubblici) e/o una pensione a vita da concordare tra emittente dei titoli e beneficiario della rendita; si tratterebbe in pratica di una forma mista tra donazione ed un finanziamento per consentire agli enti territoriali di finanziare nuovi investimenti senza accrescere l’indebitamento e con un appesantimento della spesa corrente limitato; per contro i privati che vogliono fare donazioni pubbliche salvaguardando la stabilità economica di parenti e/o persone vicine, potranno agire in modo più efficiente e più idoneo a soddisfare la propria volontà.



Tempi di realizzazione: tre mesi


 


Risorse annue attivabili (stima): un miliardo


 


Grado di rilevanza: medio


 



VII LINEA D’AZIONE
I DIRITTI PER LO SVILUPPO (DPS –descrizione allegata)


 


Obiettivi:
• Consentire di acquisire in ogni anno di attuazione del piano tutte le risorse necessarie, al fine di compensare le possibili minori entrate derivanti dalle altre fonti previste, per soddisfare integralmente il fabbisogno del piano.


 


Modalità d’intervento:
• Costituire un gruppo di lavoro formato da esperti di finanza pubblica e di debito pubblico per individuare la forma migliore per perfezionare lo strumento finanziario.


 


Interventi specifici:
(prime proposte)
• Prevedere l’emissione dei DPS sotto forma di diritti di opzione ad acquistare titoli di Stato di medio lungo termine a tassi di mercato ma con uno sconto sul valore nominale dei titoli; tali diritti non prevedono, in quanto pure opzioni, rimborsi in linea capitale e potranno essere esercitati solo negli anni in cui il PIL nominale avrà una crescita pari o superiore al 2%; la durata dei diritti sarà quella necessaria ad esercitare trenta volte l’opzione in ogni anno successivo a quello in cui si verifica l’incremento del PIL nominale del 2%;


• lo Stato non assumerà alcun obbligo formale ad emettere titoli a medio lungo termine (superiore ai tre anni) ma dovrà consentire l’acquisto a sconto, qualora li emetta (una ipotesi di fatto certa), fino a quando i diritti in circolazione non saranno esauriti.


 


Tempi di realizzazione: due mesi


 


Risorse annue attivabili (stima): fino a 30 miliardi di Euro per anno, con un tetto massimo di emissioni cumulate che non superi il 5% del volume del debito pubblico complessivo in essere.


 


Grado di rilevanza: alto


 


Grado di rilevanza: elevato


 



VIII LINEA –“IPOTESI B”
IL CONTRIBUTO DI RILANCIO


 


L’“ipotesi B” contiene una variante molto rilevante rispetto alla “ipotesi A” rappresentata dalla rinuncia a mettere in redenzione un volume di debito pari a cinquecento miliardi con un contributo di scopo posto al servizio del debito. In questa ipotesi i venti miliardi annui di risorse provenienti dal risparmio sugli interessi del debito messo in ammortamento, sarebbero sostituiti da un contributo straordinario di rilancio di 20 miliardi. Tali risorse sarebbero tuttavia esclusivamente destinate alle attività per sostenere lo sviluppo, ed il contributo sarebbe richiesto per un periodo di tempo limitato a quattro anni.
In sostanza di tratterebbe di una forma di intervento fiscale identica al contributo di riequilibrio con due differenze:
a) l’intervento fiscale sarebbe limitato ad un periodo di quattro anni;
b) l’utilizzo sarebbe quello di contribuire a finanziare gli investimenti previsti nel piano di sviluppo quadriennale.


Il rimborso avverrebbe con le stesse tecnicalità previste per il contributo di riequilibrio. Le somme riscosse con il contributo di rilancio saranno fatte confluire nel “Fondo per il rilancio economico e lo sviluppo dell’Italia” e la gestione sarà affidata agli amministratori del fondo. Con questa alternativa, nel prospetto delle fonti di entrata avremo pertanto una sola sostanziale differenza: il risparmio di interessi sarà sostituito dal 2016 al 2019 dal contributo di rilancio straordinario ma l’effetto complessivo sulla crescita sarà lo stesso, in quanto gli investimenti per lo sviluppo saranno implementati nello stesso modo della Ipotesi A.
Tuttavia, significativamente diversi saranno gli effetti sul rapporto debito/PIL che potrà raggiungere un livello di maggior equilibrio (100 / 100) in 8 anni ed il livello di sicurezza del 60% in quindici anni.


 


 



ALLEGATO:
I DIRITTI PER LO SVILUPPO (DPS)



Per realizzare tutte le entrate previste dal piano già nel primo anno e per compensare eventuali carenze di gettito rivenienti dalle fonti elencate, la linea d’azione VII prevede l’emissione di strumenti finanziari denominati “Diritti per lo Sviluppo” (DPS) di durata trentennale, da collocare sotto forma di diritti di opzione ad acquistare ogni anno, per un totale di trenta anni, titoli di Stato a medio-lungo termine con uno sconto sul valore nominale dei diritti (l’entità dello sconto sarà stabilito in funzione del rendimento del BTP trentennale in essere al momento dell’emissione dei DPS e deve essere pari ad un multiplo oscillante tra 2,5 e 3 - es. se il BTP trentennale rende il 3% lo sconto sarà del 7,5% con un multiplo di 2,5); tale facoltà potrà essere utilizzata in tutti gli anni in cui si manifesta una inflazione che sommata ad una crescita reale risulti pari o superiore al 2% (tale soglia deve essere comunque superiore di 1 punto percentuale a quella registrata nell’ultimo anno e/o di 0,5% a quella registrata mediamente negli ultimi tre anni per far si che il maggior onere per lo Stato oltre a realizzarsi in forma differita, si manifesti solo in presenza di una maggiore crescita del PIL derivante anche dalle somme incassate attraverso il nuovo strumento finanziario – in questa forma i DPS non potranno essere considerati debito per lo Stato in quanto il loro esercizio non è certo).



I “diritti” potranno essere esercitati pertanto con le seguenti modalità:
• nell’anno successivo a quello in cui la crescita nominale del PIL (inflazione + crescita reale certificata dall’ISTAT) sia stata pari o superiore al 2%, i detentori dei diritti potranno esercitarli per un valore pari al valore facciale e per un numero di anni complessivo pari a 30;
• di conseguenza l’investitore che ha fatto un acquisto di DPS di 100.000 Euro, avrà la possibilità di acquistare, nell’anno successivo in cui si è verificato l’evento favorevole, titoli di Stato di medio-lungo termine (titoli decennali, preferibilmente) per 100.000 Euro con uno sconto del 6% (6.000 Euro), ipotizzando che il rendimento del BTP trentennale sia del 2%;


• chi non possiede la somma necessaria potrà farsi assegnare e rivendere immediatamente i titoli di Stato decennali realizzando la plusvalenza; chi vuole tenere i titoli di Stato acquistati tramite i DPS, realizzerà il maggior rendimento a scadenza o nel momento in cui deciderà di vendere il titolo sul mercato;
• negli anni in cui l’obiettivo di crescita del PIL nominale non viene raggiunto, il diritto non potrà essere esercitato ma verrà recuperato comunque nel primo anno in cui si tornerà ad avere una crescita nominale maggiore o pari al 2%;
• il numero di anni in cui i diritti potranno essere esercitati saranno pertanto sempre pari a 30, esercitabili per il valore facciale dei diritti acquistati una sola volta all’anno, negli anni successivi a quelli in cui risulterà raggiunto l’obiettivo di PIL nominale che i singoli diritti prevedono;
• complessivamente, quindi, i diritti consentiranno un rendimento del 180% rispetto alla quota capitale investita, senza considerare la capitalizzazione dei rendimenti ricevuti tra l’acquisto dei diritti e l’esercizio dell’ultimo DPS;
• chi ha acquistato i diritti nelle prime emissioni avrà un diritto di prelazione sull’emissione (eventuale) dei DPS successivi; tale vantaggio sarà utile per riuscire ad incrementare ulteriormente il rendimento del proprio portafoglio di investimenti e a rendere attrattivi i DPS fin dalle prime emissioni;
• considerato che oggi (aprile 2015) il rendimento di un trentennale del debito pubblico italiano è pari al 2%, qualora nell’ipotesi più favorevole l’obiettivo del PIL nominale superiore al 2% viene centrato per trenta anni consecutivi, l’investitore in “diritti per lo sviluppo” realizzerebbe un extra rendimento, rispetto al BTP a trenta anni pari a circa il 20% (160% l’investitore in BTP trentennali, 180% l’investitore in DPS); se invece un investitore in DPS riuscisse a reinvestire (in linea teorica) ogni anno il rendimento annuale del 6% in altri DPS con le stesse caratteristiche, il suo rendimento ricapitalizzato sarebbe pari al 474%, contro un rendimento ricapitalizzato di titoli di Stato con rendimento al 2%, del 181%.
Con questa tipologia di emissioni lo Stato avrebbe pertanto i seguenti vantaggi:


• incassa subito le somme necessarie per sostenere lo sviluppo senza accrescere il proprio debito;
• la crescita del suo debito si materializzerà solo gradualmente e solo nelle fasi in cui l’economia cresce in misura adeguata; quindi soltanto se il piano produrrà gli effetti positivi che si propone di realizzare per un lungo arco di tempo, in forma continuativa;
• in questo modo non si avrà alcun impatto sulla finanza statale negli anni a bassa crescita o di recessione;
• la situazione più onerosa si realizzerà solo se la crescita è continua e quindi in una condizione di ampia stabilità e sostenibilità;
• trattandosi di strumenti finanziari che non comportano né il rimborso in linea capitale né l’obbligo ad emettere nuovo debito, ma solo un maggior rendimento eventuale, applicabile a titoli di debito futuro che sarebbero stati collocati comunque, sulla base delle regole europee di contabilità pubblica (Sec 95), i DPS non dovrebbero essere considerati debito fino al momento in cui non vengono esercitati; considerato anche l’alto grado di indeterminatezza del tempo complessivo in cui tutte e trenta le volte i diritti potranno essere esercitati;
• allorché i diritti dei DPS verranno esercitati, il maggior costo per lo Stato in termini di flusso di spesa per interessi sul debito emesso si avrà solo sul 6% del valore dei titoli venduti al valore di 94 anziché a 100;
• da quel momento lo Stato accrescerà il suo debito del 6% in quanto sarà costretto ad emettere titoli a tassi di mercato di pari valore per coprire il fabbisogno finanziario relativo.


 


Per gli investitori i vantaggi sarebbero connessi alla possibilità di realizzare un extra rendimento di elevato valore potenziale, controbilanciato dal rischio di ricevere il frutto del capitale investito in un tempo molto lungo, qualora il piano di rilancio dell’economia non dovesse produrre gli effetti auspicati.
Tuttavia, in un periodo in cui i titoli di Stato di alcuni paesi vengono collocati a tassi negativi, potrebbe trattarsi di strumenti utili ad esercitare un effetto leva sui rendimenti del portafoglio titoli degli investitori istituzionali (e non solo), tenuto conto che sarebbero supportati da un progetto di rilancio del PIL organico ed articolato, oggetto della proposta di questo lavoro.
Infatti, nel caso in cui il piano performi nel modo prospettato, l’investitore riceverebbe un ottimo rendimento, in una situazione in cui lo Stato sarebbe perfettamente in grado di onorarlo, senza appesantire i propri conti, grazie alle maggiori entrate che lo sviluppo gli procurerà.
Per contro, negli anni di mancanza di uno sviluppo adeguato, l’investitore sarà penalizzato ma solo in termini temporali in quanto dovrà rinviare a tempi migliori la riscossione del suo diritto, senza perderlo mai fino a quando non avrà riscosso trenta volte il suo premio.
Di conseguenza potranno scegliere di investire in questo strumento solo coloro che credono nella validità delle prospettive di sviluppo del paese; tenendo presente che tra il 1960 ed il 1990 (per esempio), il PIL nominale dell’Italia è sempre cresciuto ad un ritmo superiore al 2%.
Tuttavia, non è del tutto agevole stabilire se e ed in che misura questi strumenti risulteranno attraenti per gli investitori. Pertanto nel caso in cui si riscontrasse l’impossibilità di collocare in forma libera, fino alla concorrenza necessaria, questi titoli, essi potrebbero essere assegnati in forma vincolata a tutti i residenti che vogliono acquistare titoli di Stato italiani a medio e lungo termine.
In tal caso dovrebbero essere “offerti” in quota vincolata (esempio il 5%), fino a quando non viene raggiunta la somma necessaria per finanziare le spese pianificate nel progetto di sviluppo e che non sono state realizzate, secondo le previsioni, con le altre fonti previste nel piano.
Tenuto conto che l’Italia ogni anno emette circa 450 miliardi di Euro di titoli di Stato di cui circa il 50% con scadenze oltre il breve termine, in teoria con il 5% di quota vincolante di diritti, si potrebbero raccogliere risorse per dieci miliardi. Comunque, essendo i DPS una forma di finanziamento che differisce nel tempo la crescita dell’indebitamento dello Stato, sia pur in un contesto di solida sostenibilità, dovrebbero essere emessi solo se lo Stato ha presentato un piano di sviluppo di medio-termine straordinario che preveda grandi interventi di riforma che possono dare, con un livello di attendibilità elevato, un forte impulso alla crescita. Inoltre, per evitare eccessivi appesantimenti futuri dell’indebitamento, dovrebbero essere limitati nell’ammontare massimo di emissione totale, ed il tetto potrebbe essere posto al 5% del volume del debito complessivo contratto dallo Stato. In tal caso il valore massimo dei DPS emettibili dall’Italia sarebbe pari a ca. 110 miliardi di Euro.
In definitiva, utilizzando anche queste fonti alternative (DPS) a copertura del fabbisogno finanziario del piano, potremmo avere un flusso costante di risorse da impiegare per lo sviluppo del paese di 50/60 miliardi per anno che saranno sostituite gradualmente nel tempo con le maggiori entrate rivenienti dall’inflazione (effetto fiscal drag) e dalla crescita reale del PIL.


 


 


 


(fine)