Piano di riequilibrio e di rafforzamento strutturale del Paese

Parte quinta: Le fonti di finanziamento, linee d'azione I-IV

Palazzo Chigi

Palazzo Chigi

Giuseppe M. Pignataro 4 marzo 2018

Piano Italia


Piano di riequilibrio e di rafforzamento strutturale del Paese


 


A Cura di:
Giuseppe Maria Pignataro


 


 


Il Piano è strutturato in ventiquattro aree di impiego delle risorse e in otto fonti di finanziamento


 


 


Parte quinta: Le fonti di finanziamento, linee d'azione I-IV


 


 


LE FONTI DI FINANZIAMENTO: OTTO LINEE D’AZIONE


 


 


- CONTRIBUTO DI RIEQUILIBRIO
- NUOVE FORME DI LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE
-OTTIMIZZAZIONE DELLA SPESA PUBBLICA
- AZIONI STRAORDINARIE DI RECUPERO FISCALE
- LA RIFORMA DELLA POLITICA
- I CONTRIBUTI VOLONTARI
- I DIRITTI PER LO SVILUPPO
- IL CONTRIBUTO DI RILANCIO


 


 



I LINEA D’AZIONE – “IPOTESI A” CONTRIBUTO DI RIEQUILIBRIO PER LA RIDUZIONE DELLO STOCK DI DEBITO PUBBLICO ACCUMULATO PER UN VALORE NON INFERIORE A 500 MILIARDI DI EURO


 


• Il piano ha come punto cardine un mutamento di paradigma: la riduzione del volume del debito pubblico deve essere un punto obiettivo di partenza e non solo la conseguenza di politiche economiche teoriche e/o congetturate. Ciò deve avvenire per un valore sufficiente a riportare il rapporto debito/PIL vicino al 100% e per acquisire le risorse necessarie a riattivare i principali motori di sviluppo dell’economia. Dato l’elevato livello di vulnerabilità del paese su tale fronte, per intraprendere un cammino virtuoso questo passaggio nell’attuale contesto è ritenuto basilare ed indifferibile. Tuttavia, data la forte avversione politica verso questa soluzione, sarà comunque contemplato un percorso alternativo potenzialmente valido, anche se meno efficiente rispetto all’ipotesi basica.


• Le modalità di riduzione del volume del debito possono essere, a causa della mancanza di alternative oggettivamente credibili solo di carattere fiscale, ancorché di natura innovativa.
• Il criterio guida è comunque quello che l’intervento fiscale di riduzione del debito non deve avvenire sotto forma di una patrimoniale secca di natura espropriativa ma con un contributo commisurato alle possibilità reddituali e patrimoniali di ogni soggetto coinvolto, a fronte del quale deve sussistere un preciso impegno di restituzione, un vero e proprio credito pienamente esigibile, da realizzare con varie alternative possibili: ricavi derivanti dalla vendita del patrimonio pubblico, bonus fiscali di importo corrispondente ai contributi versati da poter utilizzare con tempi e modalità da definire, somme derivanti dalla lotta all’evasione, diritti di acquisto diretti del patrimonio messo progressivamente sul mercato, rilascio di concessioni edilizie e cambi di destinazione d’uso di immobili di proprietà privata, sconti sui contributi per l’assunzione di nuovo personale, minori sanzioni per l’emersione del sommerso da negoziare su base individuale e secondo criteri guida definiti; ed in ultima istanza, se tutte le altre modalità non soddisfano il rimborso, entro un periodo di tempo prestabilito, potranno essere rilasciati diritti ad acquistare titoli di Stato decennali a sconto, da esercitare anno per anno solo quando si manifesterà uno sviluppo del PIL nominale di adeguata consistenza (+2%), fino a raggiungere il rimborso in linea capitale del contributo versato. In altri termini deve trattarsi in concreto di una anticipazione finanziaria allo Stato a cui deve corrispondere un impegno di restituzione multiforme, non revocabile, da realizzare in tempi certi, e con meccanismi che non vanno ad alterare gli equilibri di bilancio dello Stato.
• Devono partecipare all’operazione di abbattimento del debito in forma equa e proporzionale tutti coloro che hanno patrimoni immobiliari e finanziari superiori a determinate soglie (da definire) e tutti coloro che hanno redditi superiori a determinati livelli (da definire); l’operazione deve essere impostata in modo tale da far percepire l’utilità del progetto sia per la collettività che per i singoli soggetti coinvolti.
• Le categorie coinvolte nella erogazione del contributo devono essere: persone fisiche abbienti con redditi elevati, imprese, istituzioni finanziarie, fondazioni.
• Il contributo (da percepire/versare fino ad estinzione del debito pubblico posto in ammortamento) deve essere commisurato in forma proporzionale ai patrimoni e ai redditi e non deve mai superare determinate soglie di incidenza (da definire), al fine di risultare marginale rispetto allo status di ricchezza acquisito da ciascun soggetto coinvolto.
• La restituzione delle singole quote di contributo versate deve avvenire nel termine massimo di cinque anni, senza corresponsione di alcun interesse, con le varie modalità individuate (entrate derivanti dalla vendita del patrimonio, recupero evasione fiscale, bonus fiscali, utilizzo dei diritti all’acquisto dei beni pubblici oggetto di dismissione, sgravi contributivi per l’assunzione di nuovo personale, riduzioni di salari per l’emersione del sommerso, opzioni all’acquisto di titoli di Stato a sconto); a tal fine il programma delle vendite del patrimonio, deve essere chiaramente predefinito e rispettato fedelmente così come le forme alternative di restituzione.


• Alcune fasce di contribuenti “deboli” che non saranno state coinvolte nella riduzione del volume del debito, potranno fornire il loro contributo al rilancio del paese in altra forma (es. contributi alla crescita della produttività del lavoro con modalità da definire).
• Il presupposto di base è che questa operazione, a prescindere dalle avversioni ideologiche o di principio che può suscitare, è fattibile ed utile per alcune ragioni fondamentali:


a) le ricchezze immobiliari e finanziarie private italiane sono tra le più alte al mondo, circa 9.500 miliardi di cui 5.900 sono rappresentate da proprietà immobiliari e 3.600 miliardi da attività finanziarie; a queste si devono aggiungere le ricchezze delle altre istituzioni private (fondazioni, istituzioni finanziarie, imprese);
b) l’evasione fiscale in Italia è stata storicamente ed è attualmente tra le più alte al mondo e moltissimi soggetti hanno accumulato patrimoni nel tempo, corrispondendo molte meno tasse del dovuto (l’evasione fiscale media annua determina un mancato gettito fiscale di circa 100 miliardi di Euro); tali contribuenti sono pertanto titolari di ricchezze per gran parte accumulate illecitamente e che rappresentano la causa principale dell’elevatezza del debito pubblico;
c) cercare di ridare equilibrio alle finanze pubbliche chiedendo maggiori sacrifici (temporanei) a coloro che hanno maggiori ricchezze significa evitare che la causa principale delle difficoltà del paese (l’eccesso di debito) continui a provocare debolezze e sofferenze a tutta la collettività;
d) molti possessori di grandi patrimoni hanno ricevuto grandi benefici a causa dell’elevatezza del debito pubblico che ha determinato nel tempo altissimi tassi di remunerazione sugli investimenti; la restituzione parziale dell’eccesso di rendimento percepito a scapito delle forze produttive del paese è quindi un atto di equità contributiva, oggettiva;
e) Il QE messo in atto dalla BCE sta facendo aumentare la ricchezza dei più abbienti ed in particolare dei grandi patrimoni finanziari dato che l’enorme afflusso di liquidità nel sistema fa aumentare sensibilmente il valore delle azioni e delle obbligazioni; se una parte di queste rilevantissime plusvalenze, ottenute solo per effetto delle necessità di attuare una politica monetaria di sostegno all’economia, viene utilizzata per un grande interesse collettivo, sarebbe quantomeno opportuno oltreché necessario.


 


• Molti possessori di ricchezze ovviamente non sono evasori, ecco perché nell’impossibilità di distinguere nel contesto dell’attuale piano, con oggettività, chi lo è e chi lo è stato, la restituzione del contributo (con l’esclusione di coloro che vorranno rinunciare al rimborso) costituisce una buona forma di compensazione, oltreché una forma fiscale per evitare impatti depressivi sull’economia reale.
• L’Italia ha una grande peculiarità pressoché non riscontrabile in altri grandi paesi; è caratterizzata da uno Stato finanziariamente molto debole e da un settore privato con un patrimonio tra i più elevati al mondo; tuttavia il perdurare della debolezza e dell’inefficienza del settore pubblico oltre a impedire di attivare credibili politiche di risanamento strutturale davvero efficaci, deprimendo da troppo tempo lo sviluppo, rischia di distruggere progressivamente le ricchezze private soprattutto in presenza di shock diversi nell’economia globale.
• L’Italia ha una necessità cogente ed imprescindibile di attuare un piano di riforme su vasta scale e molto profondo; tale piano non po’ essere attato in forma efficace ed incisiva senza l’individuazione e l’utilizzo di ingenti risorse di sostegno che ne abilitino l’attuazione effettiva.


 


Ciò considerato le modalità di riduzione del debito dovrebbero avvenire secondo il seguente schema:


1) Individuazione dello stock di debito da estinguere privilegiando i titoli di Stato a più alto rendimento, al fine di realizzare un risparmio di spesa per interessi non inferiore a venti miliardi (tale scelta produrrà una riduzione del volume nominale dello stock di debito inferiore all’importo fissato di 500 miliardi, dato il livello elevato delle quotazioni dei titoli di Stato di vecchia emissione);


2) Emissione di titoli di Stato trentennali (denominati BTTA – Buoni del Tesoro Trentennali in Ammortamento) prevedendo una cedola annuale comprensiva di capitale ed interessi, in modo tale da estinguere questa tipologia di debito progressivamente e con certezza entro trenta anni; individuare forme di incentivazione finanziarie e/o fiscale per facilitare il collocamento di una massa molto consistente di titoli di durata trentennale; contemplare l’emissione dei nuovi titoli di Stato e la contemporanea estinzione dei vecchi titoli di Stato in un arco tempo non superiore ai 18 mesi;
3) Costituire un fondo di redenzione (con una sua natura giuridica autonoma) in cui far confluire il nuovo debito emesso per segregarlo dalla altre componenti di debito pubblico, data la sua peculiarità e data la specificità del servizio del debito;
4) Introdurre un contributo di scopo a rimborso garantito a carico dei contribuenti più abbienti (da individuare), definita “contributo di riequilibrio” che produca un flusso annuale di entrate sufficiente ad ammortizzare il nuovo debito in trenta anni (circa 25 miliardi per anno ipotizzando un titolo a trenta anni al tasso del 3%) e stabilire che questo contributo vada unicamente al servizio del debito conferito nel fondo di redenzione; il debito in ammortamento e il servizio del debito correlato risulteranno pertanto in tal modo del tutto segregati dalla gestione della finanza pubblica generale; sarà quindi uno stock di debito ad estinzione certa e non estinguibile con l’emissione di nuovo debito ma solo con risorse di provenienza privata – o con risorse rivenienti dalla lotta all’evasione fiscale ove sufficienti allo scopo;
5) Individuare il patrimonio pubblico immobiliare e mobiliare da mettere in vendita, i cui ricavi saranno destinati al rimborso del contributo di riequilibrio;
6) Elaborare un piano di vendita del patrimonio pubblico da destinare al rimborso dei contributi che preveda la dismissione integrale entro il termine massimo di 15 anni;


7) Individuare una quota di risorse rivenienti dalla lotta all’evasione fiscale condotta con nuove formule di contrasto da destinare al rimborso del contributo;
8) A tutti coloro che parteciperanno all’erogazione del contributo saranno riconosciuti contestualmente dei “certificati di credito fiscali” cedibili a terzi che diano diritto a:
- bonus fiscali sugli acquisti di beni e servizi;
- esenzioni fiscali su compravendite e ristrutturazioni immobiliari;
- riduzioni degli oneri contributivi sull’assunzione di nuovo personale;
- esenzioni fiscali su acquisti di macchinari ed investimenti in genere;
- minori sanzioni per l’emersione del sommerso.


In pratica solo agevolazioni che si autofinanziano e/o che non creano nuovo debito per lo Stato;
9) Prevedere l’attribuzione di bonus fiscali ai soggetti che hanno erogato i contributi di riequilibrio di cui potranno avvalersi per l’acquisto di beni e servizi, secondo modalità da definire in forma alternativa o integrativa dei rimborsi derivanti dalla vendita di patrimonio; tali bonus potranno essere ceduti a terzi;
10) Prevedere la possibilità di effettuare il pagamento del contributo in un’unica soluzione, anche mediante il conferimento allo Stato di immobili vendibili; stabilendo in tal caso agevolazioni particolari concordate ma escludendo il rimborso del contributo;
11) Prevedere l’attribuzione di un diritto di acquisto (cedibile a terzi e dotati di specifiche agevolazioni) a coloro che hanno corrisposto il contributo di riequilibrio, da poter utilizzare, in alternativa ai bonus fiscali e al rimborso, per acquisire i beni del patrimonio pubblico venduto attraverso aste pubbliche; in caso di esercizio effettivo del diritto gli acquirenti godranno di una esenzione fiscale totale sulle transazioni relative al bene acquistato per un periodo di quindici anni, anche per operazioni di successioni e donazioni; tali diritti potranno essere riconosciuti anche a tutti coloro che verseranno contributi volontari per l’abbattimento del debito;


12) A coloro che ne faranno richiesta il rimborso del contributo potrà avvenire mediante il rilascio di concessioni e autorizzazioni amministrative o cambi di destinazione d’uso;
13) Alle imprese che ne fanno richiesta potrà essere concessa da parte dello Stato la possibilità di godere di sgravi contributivi sull’assunzione di nuovo personale fino al raggiungimento dell’importo del contributo di riequilibrio versato;
14) Prevedere la possibilità di compensare il rimborso del contributo con minori sanzioni negoziate su base individuale ed entro criteri guida prestabiliti, per l’emersione delle ricchezze, purché non rivenienti da attività criminali;
15) Qualora trascorsi cinque anni dal versamento delle quote di contributo, alcuni contribuenti non hanno potuto o voluto ottenere per varie ragioni il rimborso con una delle modalità precedenti, potranno richiedere ed ottenere che la restituzione avvenga mediante un diritto ad acquistare titoli di Stato decennali con uno sconto, in modo tale da realizzare attraverso questo strumento il rimborso del contributo.
16) Per tutti coloro che rinunceranno al rimborso del contributo (totale o parziale) sarà previsto il rilascio di importanti titoli di alta benemerenza nelle forme da definire.



Tempi di realizzazione: tre mesi


 


Risorse attivabili: 15/20 miliardi derivanti dal risparmio di interessi sullo stock di debito estinto (500 miliardi)


 


Grado di rilevanza: molto alto


 


 



II LINEA D’AZIONE
AZIONI STRAORDINARIE DI RECUPERO FISCALE PER IL RILANCIO DELL’ECONOMIA


 


Obiettivi:
• Introdurre nuove leggi incentivanti per fare emergere una buona parte di tutte le “ricchezze sommerse”, sia quelle trasferite fuori dei confini nazionali che presenti nel nostro paese con lo scopo di massimizzare il gettito realizzabile e per farlo confluire in un Fondo le cui risorse siano interamente destinate al rilancio dell’economia. L’entità stimata di queste ricchezze è compresa tra 150 e i 200 miliardi per le somme detenute da residenti italiani in territorio estero e di un’altra entità molto rilevante sussistente nel territorio nazionale, non depositate né nelle banche né in altre istituzioni finanziarie.


 


Modalità d’intervento:
• costituire un gruppo di lavoro formato da esperti del governo ed esperti del mondo imprenditoriale per elaborare un piano d’azione organico, equo ed incisivo sul tema specifico.



Interventi specifici:
(prime proposte)
• Incentivare con iniziative eque, efficaci e di carattere tombale la regolarizzazione verso il fisco delle ricchezze in argomento; richiedere un importo di regolarizzazione compreso tra il 30% ed il 40% da corrispondere anche in forma dilazionata fino al termine massimo di cinque anni;
• consentire il recupero fino al 50% dell’importo di regolarizzazione corrisposto, con bonus fiscali da “spendere” (in un tempo da definire) prevalentemente attraverso l’acquisto di beni d’investimento o di beni durevoli in genere;
• inasprire le pene e le sanzioni per chi evade o ha evaso e che non procede con la regolarizzazione della posizione;
• portare la prescrizione per i reati fiscali più gravi su termini molto lunghi (15 – 20 anni);
• assicurare a tutti coloro che aderiscono alla “voluntary disclosure” l’anonimato e il divieto di pubblicazione sui media delle informazioni che li riguardano;
• consentire l’intestazione immediata dei fondi ai figli o ai familiari fino al 2° grado di parentela, corrispondendo l’importo di regolarizzazione; in tal caso non si potrà usufruire di alcun bonus fiscale;
• consentire a tutti coloro che comprano beni immobiliari pubblici oggetto di dismissione, un risparmio dell’imposta di regolarizzazione del 10% sull’importo utilizzato per l’acquisto.



Risorse attivabili (stima): da 10 a 30 miliardi


 


Tempi di realizzazione: tre mesi


 


Grado di certezza delle risorse: medio alto



Grado di rilevanza: molto alto


 


 


 


III LINEA D’AZIONE
NUOVE FORME DI LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE


 


Obiettivi:
Combattere l’evasione fiscale cambiando strategia; da una strategia incentrata prevalentemente su verifiche, controlli generici e sanzioni ad una incentrata:
• prevalentemente sulla “non convenienza” dell’evasione;
• sulla certezza della severità e della ineluttabilità della pena per i reati fiscali;
• su sistemi di controllo preventivo a maglie strette sulle attività economiche con maggiore rischio di evasione, soprattutto quelle organizzate su vasta scala;
• su meccanismi di incentivazione idonei a rendere non favorevole l’evasione di reciproca convenienza tra venditori e acquirenti di beni e servizi;
• sull’introduzione di meccanismi di incentivazione progressiva in modo tale da rendere molto conveniente lo scarico fiscale degli acquisti di prodotti e servizi;
• sull’eliminazione di tutte le verifiche troppo invasive della sfera personale e privata (redditometro – spesometro) in quanto limitative dei consumi e dello sviluppo anche da parte di coloro che non evadono;
• sulla semplificazione profonda della normativa tributaria, da riscrivere ex novo prendendo a modello i sistemi previsti nei paesi più virtuosi;


• sulla progressiva riduzione delle aliquote fiscali.


 


Modalità d’intervento:
• costituire un gruppo di lavoro formato da esperti nominati dal governo ed esperti provenienti del settore privato anche di esperienza estera, per elaborare un piano di intervento che sia in grado di realizzare gli obiettivi prefissati; successivamente costituire un authority che intervenga sistematicamente con nuove soluzioni per migliorare progressivamente i risultati.


 


Interventi specifici:
(prime proposte)
• abbassare gradualmente le aliquote fiscali per tutte le attività economiche ad alta concentrazione di evasione; dopo aver raggiunto accordi di collaborazione tra fisco e singole categorie imprenditoriali che favoriscano l’emersione dei redditi reali;
• rendere i documenti fiscali detraibili dalla dichiarazione dei redditi oltre un determinato livello di spesa;
• per minare la complicità tra fornitori di beni e servizi e consumatori finali che si instaura per evadere le imposte nell’interesse reciproco, consentire a chi riceve una prestazione senza fattura o altro documento fiscale di denunciare il fatto, assicurandone ove richiesto la totale riservatezza e prevedere la restituzione delle somme da parte del fornitore al consumatore qualora venga accertata che la prestazione è avvenuta “in nero”;
• dopo tre denunce di mancata fatturazione far scattare un controllo automatico ad ampio spettro anche con tecniche di adescamento diretto e prevedere come sanzione anche la chiusura definitiva dell’attività commerciale o professionale;


• per tutti coloro (individui, famiglie) che raggiungono un livello di spese documentate superiore a target predefiniti, in un arco temporale di tre anni, prevedere bonus fiscali adeguatamente incentivanti e altre forme di incentivazione per nuovi acquisti di beni e servizi;
• individuare ed eliminare anche con tecniche di adescamento preventivo tutte le imprese che operano in regime di evasione sistematica tributaria e contributiva, inibendo a vita l’esercizio di attività economiche sotto qualsiasi forma e prevedendo sanzioni penali effettivamente dissuasive;
• per tutte le attività commerciali, produttive e professionali che a seguito di controlli e verifiche (anche su richiesta specifica dei singoli operatori) presentano situazioni regolari prevedere bonus fiscali pari al 10% delle tasse pagate negli ultimi tre anni, da utilizzare per sostenere nuovi investimenti;
• nelle situazioni di evasione di necessità, consentire la negoziazione individuale delle singole posizioni da far emergere sulla base di autodenunce, concordando con il fisco piani di rientro nella legalità mediante agevolazioni specifiche affidate a giudici all’uopo incaricati;
• per tutte le persone e le imprese in grave difficoltà finanziarie consentire la negoziazione individuale per ripianare i debiti fiscali consentendo un adeguato grado di elasticità su base soggettiva;
• creare strutture di controllo dotate di mezzi e di uomini molto ben attrezzate ma ripudiando le forme di intervento che inibiscono o scoraggiano le attività produttive e gli acquisti di beni e servizi anche da parte di coloro che operano in regime di piena legalità;
• obbligare tutti i media e tutti i maggiori siti della rete internet a pubblicare a titolo gratuito messaggi pubblicitari che evidenziano l’importanza della lotta all’evasione e delle nuove iniziative adottate per combatterla;
• esporre in modo visibile nell’ambito della propria struttura operativa e in un riquadro delle fatture il codice etico fiscale a cui ogni operatore economico deve ed intende ispirarsi; inibire l’esposizione a chi ha ricevuto condanne per reati fiscali o un numero di denunce superiori a tre per mancato rispetto degli obblighi fiscali; tale forma di sanzione potrebbe produrre svantaggi consistenti nelle relazioni con la clientela;


• istituire un bonus per i contribuenti persone fisiche che evidenziano comportamenti fiscali virtuosi; il bonus da utilizzare per l’acquisto di beni e servizi in esenzione fiscale potrebbe essere pari al 5% del reddito familiare o del reddito d’impresa da corrispondere se a seguito di opportune verifiche richieste direttamente dagli stessi interessati, si accerti la regolarità sostanziale della posizione fiscale.



Fonti di finanziamento dell'attività: autofinanziamento


 


Risorse generate (stima): il gettito aggiuntivo realizzabile in forma ricorrente a regime (dopo 3-4 anni) potrebbe essere non inferiore a 30 miliardi (1/4 circa del mancato gettito dell'evasione attuale a sistema); una parte di queste somme deve essere destinata all'autofinanziamento dell'authority per renderla sempre più dotata ed efficace. Ove realizzato tale gettito potrebbe sostituire anche integralmente il contributo di riequilibrio.


 


Tempi di realizzazione: sei mesi


 


Grado di certezza delle risorse: medio alto



Grado di rilevanza: irrinunciabile


 


 


 


IV LINEA D’AZIONE
OTTIMIZZAZIONE DELLA SPESA PUBBLICA


 


Obiettivi:
Classificare tutte le voci di spesa pubblica in funzione:
• del livello di produttività e di benessere generato per la collettività;
• dell’adeguatezza quantitativa verificata sulla base di benchmark di efficienza;
• dell’adeguatezza qualitativa verificata sulla base di analisi di rispondenza agli obiettivi;
• stabilire tassi di crescita asimmetrici tra le varie categorie di spesa: più elevata per le spese produttive, minori per quelle non produttive.


 


Modalità d’intervento:
• Creazione di una authority di esperti indipendenti che elabori analisi sistematiche di efficienza/efficacia sulla spesa pubblica, sulla sua capacità di promuovere e favorire lo sviluppo economico e a cui deve essere affidato il compito di portare l’Italia nell’arco di tre anni tra i primi cinque paesi al mondo per qualità della spesa e che deve essere dotata di poteri delegati per emanare provvedimenti generali e particolari per raggiungere l’obiettivo.


 


Interventi specifici:
(prime proposte)
• individuare le best-practice e le worst-practice su tutto il territorio nazionale per mutuare le prime ad altre realtà ed intervenire sulle seconde per rimuovere prontamente le cause;
• incentivare i politici e il personale della P.A. performante e penalizzare quello non performante coinvolto nei processi di spesa;
• introdurre meccanismi di incremento/decremento dei budget di spesa sui territori da parte degli enti pubblici, legati alle perfomance realizzate nello sviluppo del PIL;
• individuare metodologie di misurazione dell’efficienza nella realizzazione di opere pubbliche e adottare sistemi di incentivazione/penalizzazione efficaci;
• eliminare tutte le attività pubbliche e le relative strutture non strettamente rispondenti alle necessità della collettività destinando le risorse nuove liberate ad altre funzioni di pubblica utilità;
• individuare ed eliminare tutte le spese correnti superflue e riconvertirle in spese necessarie o di investimento anche agendo sulla riconversione di specifiche funzioni degli apparati pubblici;
• introdurre sistemi penalizzanti per tutte le amministrazioni che non si attivano per favorire l’incremento della spesa utile alla crescita del PIL del territorio;
• dotare l’authority anche di poteri di intervento per indurre gli amministratori a modificare o interrompere le iniziative e le attività inefficienti;
• pubblicare in forma accessibile a tutti le analisi di merito effettuate dall’authority;
• consentire l’emissione di “obbligazioni di sviluppo territoriale” (OST) con maturity (scadenze) molto lunghe (fino a 50 anni), non rimborsabili in linea capitale (per evitare che siano considerate debito per gli enti territoriali) e finalizzate a finanziare nuove infrastrutture ed investimenti di pubblica utilità, attraverso società di progetto pubbliche, sottoposte al controllo dell’authority; il rendimento deve essere stabilito, in parte in forma fissa (a condizioni di mercato) e in parte con una indicizzazione alla crescita del PIL sul territorio di riferimento e devono essere totalmente esenti da imposizioni fiscali; tali titoli devono prospettare in caso di crescita elevata, rendimenti altrettanto elevati e devono essere riservati ad istituzioni, imprese e privati che vogliono destinare una parte delle loro ricchezze allo sviluppo economico di uno specifico territorio; per incentivare gli acquirenti, potrebbe essere riconosciuto un punteggio aggiuntivo nelle gare degli enti pubblici nazionali e dei benefici fiscali da utilizzare nella realizzazione di nuovi investimenti, per le imprese; benefici fiscali per l’acquisto di beni durevoli, per le persone fisiche; benefici fiscali sul reddito delle istituzioni finanziarie; sgravi contributivi per l’assunzione di nuovo personale.



Obiettivi quantitativi: Generare almeno dieci miliardi all'anno di spese cprrenti riconvertibili in spesa d'investimento o in spese di maggiore utilità sociale ed economica e risorse rivenienti dalle obbligazioni di sviluppo territoriale per almeno cinque miliardi.


 


Risorse da investire (stima): cento milioni per anno per i costi di struttura; in seguito autofinanziamento dai risparmi di spese generati.


 


Fonti di finanziamento dell'attività: autofinanziamento


 


Risorse generate (stima): dieci miliardi da riconversione spesa, e una cifra da determinare per le "OST" a seguito delle verifiche di fattibilità.


 


Tempi di realizzazione: sei mesi


 


Grado di certezza delle risorse: medio alto



Grado di rilevanza: irrinunciabile


 


 


 


(segue)