Lavoro senza diritti: il 65% dei giovani dice sì al futuro da schiavi

Il risultato emerge dalla ricerca Avere 20 anni, pensare al futuro. Diritti perduti, politica assente, capitalismo trionfante.

Giovani e lavoro
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3 Ottobre 2016 - 19.33


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Secondo un rapporto, il 65% dei giovani romani è pronto a rinunciare a contratti regolari e diritti dei lavoratori pur di avere un lavoro. Per i nati negli anni ’90, e ancora di più per i millenials (i nati dopo il 2000), la crisi è lo scenario nel quale sono cresciuti e la precarietà lavorativa non è solo un argomento di discussione, ma un’esperienza concreta: dunque sarebbero disposti ad accattare questo tipo di accordi.

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Il risultato è emerso dalla ricerca “Avere 20 anni, pensare al futuro” realizzata da Acli di Roma e provincia e Cisl di Roma Capitale e Rieti in collaborazione con l’Iref e presentati oggi presso l’Aula magna del Rettorato della Sapienza Università di Roma durante il convegno “Lavoro per i giovani: priorità delle famiglie, futuro per il Paese”.

L’iniziativa è stata realizzata in sinergia con il Centro per la Pastorale Familiare del Vicariato di Roma nell’ambito della “Settimana della Famiglia” del Forum delle Associazioni Familiari del Lazio. Fa anche parte della II edizione della “Ottobrata Solidale” promossa dal Sistema Acli Roma.
Come dire, anche questo rapporto testimonia il fatto che l’idea del capitalismo senza regole distrugge i diritti e i sogni dei giovani che dopo le battaglie civil del secolo scorso ora si accontentano della mancia del padrone e di vivere in condizioni di schiavitù.

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