La doccia patetica, il lavoro e i diritti cancellati

Quando l'ultimo imbecille si sarà fatta la doccia con risate e esposizione pubblica, forse qualcuno comincerà a ricordarsi dei problemi e della merda in cui viviamo.

redazione 25 agosto 2014

di Pietro Manigas


Il senatore mediatico che tanto vi fa ridere, perché voltagabbana e analfabeta, si è fatto anche lui la doccia del buon marketing virale applicato a una malattia seria. Segno che questa idiozia delle docce è alla fine del suo percorso pubblicitario. Grasse risate, esibizioni di gridolini e tonica resistenza al freddo per un decimo di secondo, testimonianza attiva e partecipata più che di solidarietà di imbecillità virale, potenziata dall'egocentrismo di mettersi al centro del palcoscenico mdiatico. Come se fosse un'azione eroica, come se poi dipendesse da questa sciocchezza il futuro del mondo.


Premessa. Ai contestatori replico dicendo che se uno vuole fare solidarietà lo fa, senza video scemi o giochini cretinetti. Non c'è solo la Sla. Ci sono mille e mille cause ottime per versare soldi, per aiutare chi è senza casa, chi è povero, chi vive ai margini. E da sempre ci sono persone che fanno solidarietà, anche volontariato vero nel mondo, mettendo se stessi a disposizione degli altri e non liquidando tutto con l'urlettino e il bagnetto.


Ma questa è l'epoca delle scemenze, mi replica un amico. Come altro giudicare persone che dovrebbero governarci e invece di tagliare gli F35 e dedicare soldi alla ricerca e alla sanità pubblica, parlano di interventi armati e pensano che la pace si costruisca vendendo armi? Poi basta una doccia gelata per risolvere tutto? Un cavolo.


E il lavoro. Chi fa una doccettina per segnalare il fatto che la gente perde lavoro, che va a casa, che non ha soldi per mangiare? Chi denuncia con la sovranità stupida del marketing che i figli dei poveri non possono studiare, non possono curarsi, non possono fare niente oltre essere sottopagati e schiavi del mercato violento e ottuso? Nel Sulcis, con la chiusura dell'Alcoa che cosa racconterà la politica ai poveracci senza speranze? Proporrà un bagnetto a mare con le paperelle?


La colpa è di chi decide. E nella stessa misura di chi lo consente, accontentandosi della coscienza lavata dalla doccettina, senza capire che navighiamo a vista della merda e non basterà un uragano per una pulizia vera.