Allarme dell'Ocse: in Italia un giovane su due è precario

Dal 2007 al 2013 il dato dei giovani senza lavoro è praticamente raddoppiato. Tra gli under 25 il 40% è senza lavoro e il 52% ha un contratto precario.

Desk2 3 settembre 2014
La disoccupazione degli under 25 in Italia per l'anno 2013 ha toccato quota 40%, quasi il doppio rispetto al 2007, anno prima della crisi economica, in cui il dato si era attestato al 20,3%. La notizia è stata riportata dall''Ocse nel suo Employment Outlook. La percentuale di dosoccupazione tra i giovani è è leggermente più elevata tra le donne (41,4%), rispetto agli uomini (39%). Secondo i dati, presentati oggi, la disoccupazione in Italia continuerà a crescere anche nel 2014, arrivando a quota 12,9% contro il 12,6% del 2013 e solo nel 2015 il dato tornerà a scendere al 12,2%.



Secondo l'Ocse in Italia 52,5% dei giovani under 25 ha un contratto di lavoro precario. La percentuale, in calo rispetto al 2012 (52,9%), è nettamente superiore agli anni pre-crisi (42,3% nel 2007) ed è quasi doppia rispetto al 2000 (26,2%). In particolare, sempre secondo i dati Ocse per il 2013, il 36,3% degli under 25 italiani occupati resta nel suo posto di lavoro per meno di 12 mesi.



La tendenza all'aumento della disoccupazione giovanile, è stato scritto nel Employment Outlook, "si accompagna con l'ancor più preoccupante aumento dei giovani inattivi che non frequentano corsi di istruzione". La percentuale di giovani non in educazione, occupazione o formazione (i cosiddetti 'Neet') "è salita di 6,1 punti, raggiungendo il 22,4% alla fine del 2013". Per questi giovani, ha sottolineato l'organizzazione, "cresce il rischio di stigma, cioè di subire un calo permanente di prospettive di occupazione e remunerazione".




In Italia, la quota di neoassunti con un contratto precario è al 70%, "una delle più elevate tra i Paesi Ocse". La riforma Fornero, ha spiegato l'organizzazione, "ha ridotto la dipendenza" del mercato del lavoro dai contratti precari, "ma le imprese tendono ancora ad assumere lavoratori giovani e inesperti solo attraverso contratti a tempo determinato". Inoltre, la recente liberalizzazione dei contratti a tempo determinato, "pur rispondendo al bisogno di aumentare rapidamente l'occupazione", potrebbe, secondo l'Ocse, "condurre ad accrescere nuovamente il dualismo del mercato del lavoro".