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Imu, salasso in arrivo per le imprese

Per la Cgia di Mestre la nuova tassa rischia di mettere in ginocchio l'intero sistema produttivo Paese. L'aggravio ha un valore complessivo di 1,57 miliardi di euro.

Imu, salasso in arrivo per le imprese

Redazione

2 Aprile 2012 - 17.19


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Con l’Imu le imprese manifatturiere artigiane e quelle industriali pagheranno quest’anno oltre 1.500 euro in più all’anno per ogni azienda. Andrà invece un po’ meglio per gli uffici e per i negozi commerciali. Per i primi l’aumento medio in capo agli studi professionali sarà di 949 euro, per i secondi il maggior prelievo che graverà sui commercianti sarà di 569 euro. E’ la denuncia che giunge dal segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, che ha curato uno studio sugli effetti economici che l’Imu provocherà sui bilanci delle aziende italiane.

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”Complessivamente l’applicazione dell’Imu provocherà una salassata che rischia di mettere in ginocchio l’intero sistema produttivo Paese”, dice Bortolussi. Secondo quanto previsto dalla nuova normativa, l’Imu, a partire da quest’anno, sostituirà l’Ici sugli immobili strumentali (vale a dire i negozi commerciali, i laboratori artigianali, gli uffici e i capannoni industriali).

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Alla luce di questo cambiamento legislativo, la Cgia ha voluto capire quale sarà l’eventuale aumento/diminuzione delle tasse in capo alle imprese proprietarie degli immobili in cui vengono svolte le attività imprenditoriali. Per fare questa comparazione, sottolineano dalla Cgia, si è ipotizzato che nel 2012 l’aliquota Imu, applicata agli uffici, ai negozi commerciali o ai capannoni produttivi presenti su tutto il territorio nazionale, sarà del 7,6 per mille (così come previsto dal decreto sul federalismo fiscale ). Per l’Ici, invece, si è deciso di far ricorso all’aliquota media nazionale applicata dai Comuni nel 2009, ovvero il 6,4 per mille. Inoltre, si è tenuto conto anche della rivalutazione dei coefficienti moltiplicatori che verranno applicati alle rendite catastali che, per effetto del decreto ”salva-Italia”, sono passati da 34 a 55 per i negozi e le botteghe, da 50 a 80 per gli uffici e gli studi privati, da 100 a 140 per i laboratori artigianali e da 50 a 60 per i capannoni industriali e gli alberghi. Prendendo in considerazione solo gli immobili produttivi di proprietà delle aziende, anche se tra quelli di proprietà delle persone fisiche ci sono molti piccoli imprenditori artigiani, commercianti o liberi professionisti, l’applicazione dell’Imu, rispetto alla situazione odierna, darà luogo ad un aggravio della tassazione su questi immobili per un valore complessivo di 1,57 miliardi di euro (pari ad un aumento medio per ciascuna azienda di 1.159 euro l’anno) così suddiviso: 219,5 milioni di euro in capo ai negozianti (aumento pro azienda pari a 569 euro); 262 milioni di euro tra i liberi professionisti (+949 euro per ciascun proprietario); 1,09 miliardi di euro tra gli industriali e gli artigiani (incremento annuo per ciascun imprenditore pari a 1.566 euro).

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”Il risultato di questa nostra simulazione – conclude Bortolussi – è condizionato dalla scelta dell’aliquota da applicare su tutta la platea degli immobili ad uso strumentale presenti nel Paese. La decisione di far coincidere l’aliquota applicata in questo caso/studio con quella ordinaria del 7,6 per mille ci è sembrata la più equilibrata. Il risultato emerso da questa elaborazione ha confermato la grande preoccupazione sollevata in questi giorni da molti osservatori, ovvero che lo scambio tra l’Ici e l’Imu rischia di non portare alcun vantaggio alle imprese. Fortunatamente, sembra che per le attività agricole siano previste delle novità che alleggeriranno il peso della nuova imposta. Pertanto, c’è la necessità anche per gli altri settori produttivi di rivederne l’impatto economico”.

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