I pensionati da 1.500 euro pagano la manovra dei buffi (ossia i debiti)

Nove scaglioni per tagliare le pensioni sopra i 1.522 euro al mese. Salito a 350 mila euro l'importo degli appalti pubblici assegnati direttamente. Iva agevolata per cracker e birra. Milioni ed esercito per le buche di Roma

Luigi Di Maio e Matteo Salvini... ridono

Luigi Di Maio e Matteo Salvini... ridono

Tommaso Verga 23 dicembre 2018Hinterland
di Tommaso Verga
Alzi la mano chi non ha sentito ripetere ripetutamente in questi giorni il refrain «clausole di salvaguardia». Un motivo agitato a mo' di motivetto che ha accompagnato la polemica per interromperla ogni volta che si spiattellavano argomenti addotti invariabilmente a giustificazione del pagamento della cambiale firmata un anno fa per il varo della manovra vergata dai cerberi di Bruxelles. «Abbiamo dovuto ripianare i 15 miliardi lasciatici in eredità dal governo Gentiloni» e quindi sottrarre la somma alla «finanziaria» di quest'anno. Ma vedrete che in futuro...
Prima il passato. Per rispettare le gerarchie – una delle vecchissime novità introdotte dal «governo del cambiamento»: l'avvocato del popolo, il capo politico, il capitano (un decreto ne vieta l'uso portualei), tanto per soffermare l'attenzione sui sommi: tipo servizio militare obbligatorio –, si sceglie appunto il «capitano Matteo Salvini». Che il 20 gennaio ha ribadito (enne volta) che le clausole di salvaguardia sono eredità dei governi precedenti. Stavolta ha detto il vero.
Infatti, estate 2011, fu la coalizione Forza Italia-Lega nord di Silvio Berlusconi – identità: spread «indice 500»; altra sottolineatura: Matteo Salvini era già grandicello –, a partorire le clausole di salvaguardia su Iva e accise (quelle sulla benzina le dovevano cancellare: altra fanfaronata elettorale). Si risale al decreto legge 98/2011 del 6 luglio e 138/2011 del 13 agosto: «se il governo (futuro, ndr), entro il 30 settembre 2012, non rimedierà 20 miliardi, i soldi, iscritti in bilancio come entrata, si dovranno trovare con un taglio lineare di tutte le agevolazioni fiscali, oppure con un aumento delle aliquote delle imposte indirette»: è quanto si leggeva nel preambolo del provvedimento.
Per fortuna (grazie a Giorgio Napolitano) venne un governo di «vigliacchi e irresponsabili» (cfr.: Matteo Salvini), e fu il «salvaItalia» di Mario Monti a neutralizzare buona parte di quelle clausole, seguito da Enrico Letta che aumentò l'Iva di un punto, dal 21 al 22%. A maggio 2018 (governo Gentiloni) l'ammontare era sceso a 15,7 miliardi (12 la sola Iva). Ora si risale: la manovra dei buffi (traduzione: a Roma per «buffi» si intende «debiti») costerà 23 miliardi di euro nel 2020 e quasi 29 nel 2021. Causale? Da «salvaguardia» a «garanzia» di spese fuori controllo, clausole imposte da Bruxelles per evitare la procedura d'infrazione.
Immutata la «filosofia» del capo politico e del capitano: tutti quei soldi – di qui la garanzia dei «cambialoni» – servono per mantenere le promesse elettorali. Nemmeno edulcorate, valutate nella compatibilità non con Bruxelles ma con i conti dello Stato, con il ciclo economico, con l'ordine dei bilanci. Un gruzzolo, oltretutto da accumulare in presenza d'un rallentamento della crescita non soltanto del Paese ma a livello mondiale. Non tranquillizza affatto l'ennesima battaglia ingaggiata dal «capitano Salvini» quando ha proclamato che farà l'esatto contrario (dopo 'a 'nuttata passata al Senato dovrebbe precisare rispetto a cosa ma soprattutto a chi; unica certezza: a trattativa terminata, gli euroubriacoburocrati di Bruxelles attendono con ansietà nuove repliche).
Diversamente dal Paese. Che d'una manovra così davvero non sentiva la necessità. Di Maio è dichiaratamente orgoglioso di aver conquistato il reddito di cittadinanza. Buono per chi faceabbocca. Infatti, non ha aggiunto che ciò avverrà a «spese dello zio pensionato» da 1.500 euro al mese. Per riposarsi, Salvini è tornato all'occupazione preferita: giocare con i barconi degli immigrati. Con Malta, Vienna e Budapest apparecchiata un'apposita tovaglia con tanto di schemi bellici. Vince chi ne affonda di più.
IL CONDONO FISCALE. La «manovra dei buffi» allora. Cominciando dalle tasse non pagate dal Duemila al 2017. Riguarda chi ha un Isee fino a 20mila euro. Si paga il 16% per redditi non superiori a 8.500 euro, il 20% fino a 12.500 e il 35% fino a 20mila euro. Se saldato in un'unica soluzione entro il 30 novembre 2019 il debito non sarà gravato da sanzioni e interessi. Con il saldo in 5 rate dovranno essere corrisposti importi diversi.
Due miliardi congelati in coincidenza della verifica sull'andamento dei conti a luglio 2019.
LA STANGATA SUI PENSIONATI DURA TRE ANNI. Dalla prossima settimana  scatterà il raffreddamento dell'indicizzazione – in sostanza: blocco dell'aumento del costo della vita – dei trattamenti pensionistici di importo superiore a tre volte il minimo, cioè 1.522 euro al mese. Secondo l'Inps quasi 3 milioni di pensionati. La misura varrà per tre anni. Già l’anno prossimo «risparmi» per 577 milioni. Indicizzazione piena per le pensioni fino a 1.522 euro, poi sei fasce di tagli, fino a nove volte il minimo. L’adeguamento sarà del 97% per assegni fino a 2.029 euro, 77% fino a 2.537 euro, 52% fino a 3.042 euro, 47% fino a 4.059 euro, 45% fino a 4.566 euro e 40% oltre 4.566 euro.
TAX NON PIU' WEB. Ancora tasse in aumento. E' definita «imposta sui servizi digitali» dalla quale si attende un introito non inferiore a 150 milioni nel 2019, 600 nel 2020 e nel 2021. Non è chiaro se la misura andrà a colpire anche le aziende editoriali che intendono trasferire il loro prodotto sul web.

SE CHIUDONO I GIORNALI. Confermati invece i tagli alle aziende di particolare natura che editano giornali: cooperative, minoranze linguistiche, organi di partito, eccetera. L'azzeramento dei finanziamenti nel 2022. Più probabile che molte testate non arriveranno a quella data. Gli editori dei «giornaloni» ringraziano.

ESIBIRANNO COMUNQUE L'ANTIMAFIA? «Decreto ammazzacorrotti» e appalti senza gara. Per l'anno prossimo, «nelle more di una complessiva revisione del codice degli appalti» – un po' come la prescrizione –, l'affidamento delle gare d'appalto pubbliche passa a un importo compreso tra 40mila e 150mila euro. Non bastasse, tra i 150mila e i 350mila euro, sarà invece possibile procedere «previa consultazione di tre o più operatori economici».

I CAPANNONI INDUSTRIALI. Dal precedente 20%, lo sgravio resta al 40 per cento. Di Maio aveva promesso il 50, niente da fare
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INAIL: MENO 30 PER CENTO. Ridotti i premi per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, un settore che, nonostante i trend non così positivi tra moriti e feriti, è trattato di per sé distrattamente dalle varie formazioni governative. Ora l'Inali costerà alle imprese il 30 per cento in meno.

CINQUE ANNI CON IL TAGLIO ALLE PENSIONI D'ORO. Viene confermato il taglio, solidarietà per cinque anni. Riguarderà gli assegni superiori a 100mila euro e sarà pari al 15% per la parte eccedente fino a 130mila euro, al 25% per la parte eccedente dai 130mila ai 200mila, al 30% per dai 200mila fino ai 350mila, al 35% fra i 350mila fino a 500mila e al 40% oltre i 500mila.
Al contrario, raddoppia l'Ires per gli enti no-profit, l'aliquota da corrispondere passa dal 12 al 24 per cento.

UN MILIARDO DALLA VENDITA DEL PATRIMONIO. Erano 18 soltanto due settimane fa. Milioni di euro. E' l'unica voce della manovra che ha consigliato morigeratezza. Quindi, dal programma di dismissioni immobiliari sono attesi introiti «per un importo non inferiore a 950 milioni per il 2019 e a 150 milioni per ciascuno degli anni 2020, e 2021, al netto delle quote non destinate al Fondo ammortamento titoli di Stato o alla riduzione del debito degli enti». Ci si tornerà su l momento della definizione del piano, entro il 30 aprile.
LA BOLKESTEIN VA AL MARE, L'INFRAZIONE AGLI UTENTI. Per i titolari degli stabilimenti balneari viene cancellata la direttiva Bolkestein (chissà come la prenderanno altre categorie nella condizione analoga: i tassisti o i banchi in piazza). Continueranno senza richiami per 15 anni (la condanna per la procedura d'infrazione la pagheranno gli utenti degli ombrelloni).

LE AUTO STORICHE. Taglio del 50% delle tasse automobilistiche per i veicoli storici e collezionistici immatricolate tra i 20 e i 29 anni fa.
 Esaudita una lunga e grande attesa.
LE VITTIME DEL FEMMINICIDIO. Erano stati promessi 12 milioni, ne sono stati deliberati 5. Si riducono anche da 10 a 3 milioni i fondi a sostegno delle famiglie affidatarie.

IVA AGEVOLATA PER CRACKER E BIRRA ARTIGIANALE. L'Iva agevolata al 4% per cracker e fette biscottate si applicherà anche a pane e cracker contenenti destrosio, saccarosio, grassi e oli alimentari industriali ammessi dalla legge, cereali interi o in granella e semi, semi oleosi, erbe aromatiche e spezie di uso comune. Il testo prevede che non si rimborsino imposte già pagate e non è consentita alcuna variazione prima dell'entrata in vigore della legge di bilancio.

SOLDI (ED ESERCITO) PER BUCHE DI ROMA E METRO'. 60 milioni in due anni per il rifacimento del manto stradale capitolino e 145 milioni in tre anni per la metropolitana di Roma. Per ripianare le buche si spenderanno 40 milioni nel 2019 e 20 per quello appresso. Ripensamento: provvederà l'Esercito.
 Gestirà Virginia Raggi o arriverà un commissario alla spesa?
ASSUNZIONI NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. Rimandate al 15 novembre 2019 le assunzioni a tempo indeterminato nella Pubblica amministrazione. Presidenza del Consiglio, ministeri, enti pubblici non economici e agenzie fiscali non potranno quindi assumere a tempo indeterminato prima della data stabilita dal maxiemendamento alla manovra.