di Alessia de Antoniis
Un padre prova a raccontare perché suo figlio è morto. Si chiamava Eddie, aveva quindici anni ed è stato investito da un’automobile a guida autonoma. Vorrebbe parlare delle responsabilità dell’incidente, della battaglia legale, di ciò che potrebbe impedire ad altri di vivere la stessa tragedia. Ma il conduttore del talk show continua a interromperlo. Pretende ricordi intimi, sollecita gli applausi, organizza sorprese. Il dolore diventa intrattenimento, poi occasione pubblicitaria: al padre viene perfino proposta un’altra automobile. È uno dei momenti nei quali Starman. La vera storia di Leon Skum trova il bersaglio e lo colpisce.
Presentato in prima nazionale il 4 novembre 2026 al Teatro Vascello di Roma, con replica il 5 novembre, nell’ambito del Romaeuropa Festival, lo spettacolo è scritto e diretto da Pietro Giannini, genovese, classe 2000, formatosi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico e vincitore del Premio Ubu 2025 come miglior attore/performer under 35. Dopo La costanza della mia vita, lavoro intimo e autobiografico, e La traiettoria calante, monologo d’inchiesta sul crollo del ponte Morandi, Giannini abbandona la misura dell’assolo per affrontare una costruzione corale di notevole complessità.
Cinque performer in scena, tre attori in video, musica, testimonianze, salti temporali, parodie televisive e incursioni nella fantascienza. Giannini moltiplica i linguaggi e le prospettive, costruendo una successione di quadri che sembra voler inseguire la velocità del mondo contemporaneo. Il risultato è un teatro a tratti surreale, dalla sintassi quasi cinematografica, nel quale però l’accumulo degli episodi non sempre produce una progressione drammatica. Le scene si susseguono prima che le precedenti abbiano trovato il tempo di sedimentare, le provocazioni si moltiplicano e le intuizioni più interessanti rischiano di disperdersi.
Leon Skum è l’anagramma di Elon Musk. Non una biografia documentaria, ma una figura teatrale nella quale convergono l’imprenditore visionario, l’uomo segnato da un’infanzia violenta e il padre incapace di riconoscere l’autonomia dei figli. A interpretarlo è Edoardo Sorgente, unico attore a mantenere lo stesso personaggio per l’intero spettacolo. Pietro Giannini, Nika Perrone, Davide Sinigaglia e Caterina Tieghi attraversano invece una molteplicità di ruoli, passando dal dramma familiare alla caricatura politica, dal grottesco al numero musicale.
È una struttura che richiede agli interpreti continui cambi di registro e che trova momenti efficaci nella satira, come nella caricatura di Donald Trump, trasformato in Don Dump, affidata allo stesso Giannini. Ma la varietà delle soluzioni non basta a garantire la coesione dell’insieme. Il passaggio incessante da una situazione all’altra finisce talvolta per sottrarre consistenza ai personaggi, ridotti a veicoli delle molte questioni che l’autore vuole affrontare.
Anche lo spazio scenico sembra costruito per assecondare questa mobilità. La scenografia di Andrea Colombo, fatta di pedane, strutture metalliche e pochi elementi mobili, viene continuamente trasformata dalle luci di Francesco Traverso, dalle proiezioni e dai cambi di ambientazione. Una relativa economia di mezzi visivi che contrasta con la sovrabbondanza della scrittura, senza riuscire a contenerne la dispersione.
I materiali di denuncia sono molti: razzismo, misoginia, omofobia, violenza familiare, culto dell’imprenditore, irresponsabilità del potere tecnologico, intreccio tra ricchezza e politica. Giannini li attraversa attingendo a un immaginario profondamente statunitense, dalle saghe di Star Wars al musical, dalla cultura pop alla musica di Kanye West e Billie Eilish. Un repertorio nel quale convivono la forza creativa degli Stati Uniti e le contraddizioni di una società segnata dal culto del successo e del potere.
Ma proprio questa bulimia narrativa rischia di essere un limite dello spettacolo: ogni scena sembra voler aggiungere un nuovo significato, una nuova denuncia, un’altra provocazione, senza che l’insieme riesca sempre a trasformare la quantità in profondità.
Forse la frammentazione è il tentativo di restituire il funzionamento di una mente attraversata da ossessioni, fantasmi familiari e deliri di onnipotenza. O forse è il ritratto di un mondo che ha finito per assomigliare a chi lo domina. Ma la possibile coerenza dell’intenzione non risolve il problema della sua realizzazione: il disordine rappresentato deve diventare una forma espressiva, altrimenti rischia di rimanere soltanto disordine.
Eppure, tra i molti materiali convocati, emergono intuizioni drammaturgiche di indubbio interesse. Come il rapporto tra Leon e Prometheus, il piccolo robot distrutto dal padre durante l’infanzia e successivamente ricostruito. Mentre la macchina sviluppa progressivamente emozioni e desideri umani, il suo creatore sembra perdere la capacità di riconoscerli e Leon finisce per distruggerla proprio quando diventa troppo simile a un essere umano.
L’uomo che pretende di sconfiggere la morte, conquistare lo spazio e creare nuove forme di intelligenza rimane prigioniero del rapporto con il proprio padre, incapace di interrompere la violenza ricevuta e trasmessa. Ma anche questa intuizione rischia di perdere forza nel continuo affollarsi degli episodi.
Giannini ha venticinque anni, un percorso già riconosciuto e il coraggio di misurarsi con una materia complessa, passando dal monologo a una struttura collettiva di grande ambizione. Starman contiene buone intuizioni drammaturgiche, momenti di satira riuscita e domande urgenti sul presente. Ma pretende di affrontarle tutte, quasi contemporaneamente, e non sempre trova la misura per farle risuonare.
Starman – La vera storia di Leon Skum
Teatro: Teatro Vascello, Roma – Via Giacinto Carini, 78 – Date: 4 e 5 novembre 2026, ore 21. Prima nazionale il 4 novembre, nell’ambito di Romaeuropa Festival.
Drammaturgia e regia: Pietro Giannini – Interpreti: Pietro Giannini, Nika Perrone, Davide Sinigaglia, Edoardo Sorgente, Caterina Tieghi – Attori in video: Leonardo Capuano, Pia Lanciotti, Carlo Orlando
Scene: Andrea Colombo – Costumi: Graziella Pepe – Luci: Francesco Traverso – Aiuto regia: Niccolò Alessandro Gossi – Produzione: Teatro Nazionale di Genova, in coproduzione con Romaeuropa Festival – Foto: Matilde Pisani
