C’è chi possiede sensibilità artistica e altri che non la hanno… è un dato che va contemplato e accettato. Chi ha questa sensibilità riesce a immaginare laddove altri vedono ostacoli, arriva a fare mentre gli altri nicchiano. Nell’èra della professionalizione delle incompetenze, non è una distinzione da poco. Il 26 ottobre 2016 ci lasciava Luciano Rispoli, quest’anno è il decennale della scomparsa del popolare autore e conduttore radiotv calabrese sul quale la Rai ha colpevolmente fatto cadere la damnatio memorie.
Per fortuna Rosario Fiorello – ed eccoci alla sensibilità – continua, prima a Viva RaiPlay e ora alla Pennicanza, a chiedere a gran voce che la storica Sala A di via Asiago gli venga intitolata e ha deciso che finché ci sarà lui quello studio si chiamerà così (foto in allegato): “sala Luciano Rispoli”. Del resto, anche Pierluigi Diaco, conduttore di Bellamà su Rai2, da tre anni invita sul palco delle esibizioni artisti che cantano sotto la targa “Luciano Rispoli”. Sono libere iniziative, molto lodevoli e che denotano intraprendenza, ma c’è un ma. Quando Fiorello e Diaco andranno a fare altro, le loro caduche, ancorché preziose, provocazioni svaniranno.
Sono d’accordo anche loro che, per quanto ha dato alla Rai in quasi 40 anni di altissimo impegno, Luciano Rispoli merita un riconoscimento per sempre. Come è stato fatto, fin troppo urgentemente, per Fabrizio Frizzi (l’intera Dear), Raffaella Carrà (il centro di produzione di via Teulada) e Pippo Baudo (un grande studio di Saxa Rubra). E c’è da dire che Carrà e Baudo mossero i loro primi passi proprio grazie a Rispoli, talent scout anche di Maurizio Costanzo, Paolo Limiti, Antonio Lubrano, Rosanna Lambertucci, Paola Saluzzi, Livia Azzariti e altri.
A Piero Angela hanno dedicato un murales sulla facciata Rai a Torino; studi che Rispoli ha tenuto funzionanti in decenni di programmi quotidiani dal capoluogo piemontese. Tra l’altro il Circolo dei lettori di Torino, diretto dallo scrittore Giuseppe Culicchia, potrebbe e dovrebbe organizzare un omaggio, con tutto quello che il celebre conduttore fece per la diffusione della lettura, addirittura lanciando il primo Salone del libro… Si potrebbe coinvolgere il professor Gian Luigi Beccaria, torinese doc, giudice-arbitro star di Parola mia. Lo stupendo programma sulla lingua italiana dove Rispoli riuscì a coniugare perfettamente divulgazione, informazione e spettacolo. Milioni di telespettatori, tra il 1985 e il 1988 e con una ripresa tra il 2002-03, si innamorarono di etimologie, modi di dire, proverbi, belle pagine della letteratura e della poesia. Agli studenti concorrenti era inoltre richiesto la stesura di un testo in diretta. A ben vedere un vero e proprio talent show sulla lingua italiana.
Perché Fiorello ha pensato alla Sala A di via Asiago, non ascoltato dal direttore dell’epoca Roberto Sergio? Perché Rispoli ha inventato la radio moderna con format storici, da lui condotti o solo ideati, in qualità di dirigente: Il buttafuori, Bandiera gialla, Chiamate Roma 3131, La Corrida, Il sabato del villaggio. L’uso disinvolto del telefono, che consentiva inopinatamente agli ascoltatori di farsi sentire in diretta a Chiamate Roma 3131, ha oltretutto ibridato tanta Tv; a partire dal Telefono giallo di Corrado Augias.
Ce ne sarebbe abbastanza per scrivere una bella fiction, se ci fossero sceneggiatori, registi e dirigenti capaci di farlo. A Rispoli, che bisogna dirlo amava più la Tv che la radio, si devono il lancio del primo e unico talent sul lavoro intitolato Il gioco dei mestieri, fu il primo per cui si parlò di talk show in Italia nel 1975 per L’ospite delle due e il dinner talk nacque nel 1983 con il suo Pranzo in Tv. Portò ospiti famosi e no in una conversazione a tavola, provocando lo scandalo dei critici per i rumori della masticazione e delle stoviglie. Elementi di reality s’affacciavano con Rispoli al piccolo schermo.
Dispiace perciò che la Rai se la cavi con uno speciale su Rai Storia, annunciato con un comunicato sbagliato. Vent’anni dalla morte, quando sono solo dieci. Una corrività che infanga la memoria di un piccolo (di statura) grande (per etica e professionalità) genio. Per fortuna la giornalista Adriana Pannitteri ha voluto riservagli uno spazio nostalgico al suo Tg2Storie. É il management Rai a dover fare di più tuttavia, per onestà ed equità verso Rispoli. Riconoscere e premiare una intera esistenza si può dire, quasi sessant’anni, dedicati alla comunicazione radiotelevisiva di altissimo livello, con il coraggio, la capacità visionaria, la spregiudicatezza di chi intraprende strade non battute, inaugura nuovi generi, diversi linguaggi, sperimenta, anticipa i tempi. Tutto all’insegna di una civiltà e di un senso della misura unici. Mi rendo conto, al di là della mera ignoranza di certi dirigenti della Rai, che dare a Rispoli ciò che è di Rispoli significa togliere ad altri che se ne sono attribuiti i meriti.
Il presidente Giorgio Napolitano volle nominarlo per le suddette le ragioni commendatore al merito della repubblica e l’ad Giampaolo Rossi nicchia all’idea di intitolargli uno studio, una biblioteca, un atrio… Sala A di via Asiago Luciano Rispoli: suvvia, che ci vuole? Basta una firma.
