di Alessia de Antoniis
Ci sono amori che si reggono su una maggioranza di un solo voto. Basta che un senatore a vita prenda l’influenza e il governo cade. Oppure che l’intera stabilità sentimentale dipenda da Scilipoti. «Questo amore è basato su Scilipoti, quindi non andrà da nessuna parte», osserva Pif, spiegando perché continuiamo a investire in relazioni che sappiamo già destinate a fallire. «Fai tentativi che sai che sono suicidi, ma vai avanti». La politica italiana diventa così la metafora perfetta dei nostri fallimenti sentimentali.
È il meccanismo su cui si costruisce Il Ministero dell’Amore, la commedia scritta e diretta da Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo, tra gli autori di Boris, presentata nella sezione Grand Public della 21ª Festa del Cinema di Roma. Prodotto da Claudio, Federico e Jacopo Saraceni per Ideacinema, in coproduzione con Amazon MGM Studios. Il film sarà distribuito in esclusiva mondiale su Prime Video dal 18 dicembre.
Nel cast Pif, Corrado Guzzanti, Pietro Sermonti, Angela Finocchiaro e Alessandra Mastronardi, insieme a Ninni Bruschetta, Fabio Balsamo e Andrea Pennacchi.
Aldo, interpretato da Pif, è un cronista parlamentare abituato a raccontare le crisi della politica romana. Non immagina che quella più complicata stia per esplodere dentro di lui. Nella sua mente opera infatti un autentico Consiglio dei ministri, incaricato di governare sentimenti, impulsi, paure e decisioni. Quando la relazione con Claudia, interpretata da Alessandra Mastronardi, comincia a vacillare, il suo governo interiore rischia il collasso. E, come spesso accade nella politica italiana, nessuno sembra disposto a lasciare la poltrona.
Tutto nasce da un tradimento. Non da un’invenzione degli sceneggiatori, ma da un episodio realmente vissuto da Giacomo Ciarrapico. «È cominciato perché a una festa, alle due di notte, ho visto la mia ragazza che si baciava con uno dei miei migliori amici», racconta il regista in conferenza stampa.
Il risultato è una commedia sentimentale che utilizza le dinamiche parlamentari per raccontare l’incapacità di prendere decisioni, i compromessi con se stessi e quella particolare ostinazione che ci spinge a mantenere in piedi situazioni ormai insostenibili.
Ma la satira non nasce dall’intenzione di imitare i politici contemporanei. Ciarrapico e Vendruscolo spiegano di aver cercato qualcosa di diverso dalla consueta rappresentazione dell’attualità.
Anche il ministro della Difesa, che potrebbe ricordare Roberto Vannacci, non è stato concepito pensando al generale. Il personaggio, precisano, era già stato scritto prima. «Vannacci ci è passato a destra», scherzano, aggiungendo che, al confronto, il ministro del film rischia addirittura di sembrare un moderato.
Dietro la caricatura politica si nasconde però un ragionamento più ampio. Il protagonista rappresenta, attraverso il proprio governo interiore, una parte del Paese, con i suoi vizi, le sue contraddizioni e le sue continue esitazioni. Un’Italia che si interroga molto, ma non necessariamente trova le risposte giuste. Come suggerisce una celebre battuta di Corrado Guzzanti: «La risposta è dentro di te, ma è sbagliata».
Per Guzzanti, la trovata più divertente è proprio l’immobilismo di questo governo interiore. Un esecutivo che sembra uscito dagli anni Settanta, lontano dall’estetica e dal linguaggio della politica contemporanea.
Un governo che, come quelli italiani degli ultimi decenni, trascorre gran parte del proprio tempo a occuparsi della sopravvivenza politica anziché amministrare. «I personaggi politici fanno in realtà nel loro mandato pochissime cose e tutto il tempo lo passano a fare lotta politica, strategie, eccetera».
Per Pietro Sermonti «Questa struttura narrativa di mettere in scena le voci che ci abitano, è una cosa che rumino da una trentina d’anni».
Rispetto a precedenti come Inside Out e FolleMente Sermonti individua però una differenza: Aldo è consapevole dell’esistenza del proprio sistema di governo. Può persino decidere di interrompere una relazione attraverso un referendum, annunciando una sorta di «Cinzia exit».
«Abbiamo girato due film. Noi dentro il governo non sapevamo nulla e viceversa». Le due dimensioni narrative sono state dunque realizzate separatamente, con gli interpreti del governo interiore che non conoscevano il lavoro degli attori impegnati nella vicenda esterna.
Sermonti interpreta il ministro dell’Amore, che definisce un «inetto emotivo». Una figura perfettamente coerente con un Paese nel quale «si rimane adolescenti fino a 82 anni».
Ma il protagonista, sottolinea Pif, sa che il suo governo sentimentale è fragile, che la maggioranza potrebbe venir meno in qualsiasi momento, e tuttavia continua a provarci. Esattamente come accade nelle relazioni che sopravvivono ben oltre il momento in cui avrebbero dovuto concludersi.
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