di Alessia de Antoniis
Cosa accadrebbe se, da un giorno all’altro, perdessimo sei anni della nostra vita? Non sei anni qualsiasi, ma quelli nei quali abbiamo amato, sbagliato, avuto figli, interrotto relazioni, costruito una nuova identità. E se, insieme ai ricordi, scomparisse anche la consapevolezza delle nostre responsabilità? È da questa inquietante ipotesi che prende avvio Memoriæ, la serie presentata alla ventunesima Festa del Cinema di Roma, nella sezione Freestyle – Serie, che sceglie il linguaggio del mystery per affrontare una questione profondamente contemporanea: il rapporto tra memoria, identità e rimozione del passato.
La storia si svolge a Vallata, un piccolo paese di montagna dove una frana provoca un fenomeno inspiegabile. Alcuni abitanti perdono improvvisamente la memoria degli ultimi sei anni. La comunità viene isolata dal resto del mondo, mentre iniziano a manifestarsi visioni sempre più vivide, nelle quali realtà e immaginazione sembrano sovrapporsi. A cercare una spiegazione sono Matteo Basile, un reporter di guerra interpretato da Dario Aita, e Alma Torrisi, un’oncologa cui dà volto Gaia Messerklinger. Con loro Anna Godina, nel ruolo di Chiara Basile, Paola Sambo e Roberto Citran.
Diretta da Cosimo Alemà e Isabella Aguilar, che firma anche la sceneggiatura insieme a Gaetano Colella e Andrea Simonetti, Memoriæ è una coproduzione Rai Fiction e Filmclub Distribuzione, in associazione con Minerva Pictures, realizzata con il contributo della Friuli Venezia Giulia Film Commission – PromoTurismoFVG. La distribuzione italiana è affidata a Rai Com. Composta da dodici episodi di venticinque minuti, la serie debutterà su RaiPlay il 23 ottobre 2026 con le prime sei puntate, mentre le altre sei saranno disponibili dal 30 ottobre.
Un progetto che ha richiesto cinque anni di gestazione e che, nelle intenzioni dei suoi autori, vuole aprire uno spazio ancora poco frequentato dalla serialità italiana.
«Il genere in Italia non è spesso praticabile e non con questa felice libertà di sperimentare», ha spiegato Isabella Aguilar durante la conferenza stampa romana. «La cosa migliore è stata poterlo vivere nel nostro paese, sul nostro territorio, con personaggi costruiti per rispecchiare la nostra anima italiana, latina».
Non si trattava, dunque, di imitare i modelli internazionali, ma di utilizzare un linguaggio riconoscibile per raccontare personaggi e conflitti radicati nella nostra realtà.
Cosimo Alemà ha indicato fra i riferimenti Les Revenants, la serie francese che ha saputo coniugare l’elemento soprannaturale con una dimensione profondamente umana. «Uno degli obiettivi che abbiamo sempre avuto è stato raccontare un mistero, l’investigazione che porta alla sua risoluzione, ma farlo attraverso dei personaggi a cui lo spettatore, mi auguro, si affezionerà molto».
La sfida, condivisa con Rai Fiction, era realizzare qualcosa di innovativo senza renderlo estraneo al pubblico. Un equilibrio che passa attraverso le relazioni, la quotidianità, i sentimenti e soprattutto le differenti reazioni di fronte a un evento che mette in discussione ogni certezza.
Per Gaia Messerklinger, il punto di partenza è proprio questa progressiva perdita di riferimenti. Alma è una donna di scienza, abituata a confrontarsi con una realtà verificabile. «La sua realtà si basa su delle certezze abbastanza granitiche», ha raccontato l’attrice. «Ho cercato veramente di vivere in modo molto concreto quello che accadeva in scena, nel momento in cui la realtà granitica inizia a sgretolarsi». Il paradosso è quello di dover affrontare l’inspiegabile senza abbandonare la verosimiglianza.
Per Chiara Basile, interpretata da Anna Godina, la situazione è ancora più drammatica. Ha ventinove anni, ma la sua memoria si è fermata a sei anni prima, quando stava uscendo dalla tossicodipendenza e attraversava una fase di astinenza, sostenuta da una terapia con metadone. Tutto quello che è successo successivamente è scomparso dai suoi ricordi. Chiara si ritrova così in un presente che non riconosce, costretta a confrontarsi con le conseguenze di una vita che non sa più di aver vissuto. «È stato molto tosto interpretarla», ha ammesso Godina, sottolineando come il personaggio fosse già segnato da un profondo senso di estraneità rispetto alla comunità.
Dario Aita ha invece individuato nella serie una riflessione sul confine fra ciò che consideriamo possibile e ciò che sfugge alla nostra comprensione. «L’arte, il cinema, così però come la letteratura, la pittura, è il luogo in cui ciò che è impossibile può diventare possibile», ha osservato. Ma il cuore del racconto, secondo l’attore, è soprattutto «questo incontro tra la responsabilità del singolo e la collettività che si unisce per agire».
È proprio nel passaggio dalla dimensione individuale a quella collettiva che Memoriæ rivela la sua ambizione più significativa. La perdita dei ricordi non riguarda soltanto le biografie dei personaggi, ma diventa una metafora di ciò che intere comunità scelgono di conservare, nascondere o dimenticare.
«Il trauma collettivo, quando c’è il fattore tempo che si interpone, deve venire rimosso o ricordato?», si è chiesta la sceneggiatrice Isabella Aguilar, chiamando in causa anche il dibattito sulla cancel culture, che interpreta come il sintomo di una pericolosa tendenza alla rimozione.
«E se invece facessimo finta che non è accaduto il male?», ha proseguito. Una rimozione che, secondo Aguilar, non cancella realmente il passato, ma lo condanna a riemergere in forme distorte, come accade nei traumi individuali.
Da qui la scelta di introdurre nel racconto riferimenti all’Olocausto, al nazismo e al fascismo italiano. «Non a caso siamo tornati al fascismo, che è ancora un tema molto attuale», ha spiegato.
È una prospettiva che apre una riflessione più ampia, anche al di là dell’interpretazione proposta dall’autrice. La contestazione dei simboli del passato e la cancellazione della memoria storica non coincidono necessariamente, ma la domanda su come una società elabori le proprie responsabilità rimane centrale. Il rischio della rimozione, infatti, non è soltanto dimenticare ciò che è accaduto, ma perdere gli strumenti per riconoscerne il possibile ritorno.
