di Giordano Casiraghi
Quando hai deciso di scrivere questo libro su un periodo particolare di tuo padre?
La decisione di scrivere il libro “Il Violinista nel deserto” (Tempesta editore, pag 145 – 17€ ) l’ho presa nel lontano 1978 quando é venuto a mancare mio padre per una broncopolmonite acuta all’età di 66 anni. L’aggravamento era dovuto alle conseguenze di varie malattie infettive contratte nella vita da militare in nord Africa. È lui che mi ha introdotto nel mondo della musica fin da piccolo, con lo studio della fisarmonica e del pianoforte, e già a nove anni lo accompagnavo all’organo per le varie festività religiose nel paese di origine, Cogollo del Cengio, e nelle localita’ limitrofe dell’alto vicentino come Asiago, Lavarone, Schio, Thiene, Marostica, Bassano e Vicenza, dove la sua fama di stimato violinista gli permetteva di vivere. Al ritorno dalla prigionia nel 1946, aveva formato una piccola orchestra dove suonava stabilmente a Cortina d’Ampezzo, all’Hotel Posta e alternativamente all’Hotel Cristallo. Dopo il matrimonio, 13 Novembre 1947, con mamma Lina Zordan, discendente di una famosa Casa di costruzione di Organi da chiesa, si ristabilì nel paese natio, appunto Cogollo del Cengio, dove io nacqui il 15 agosto 1948.
Mentre frequentavo l’Università di Lingue e Letterature straniere in “Ca’ Foscari” di Venezia, maturai l’idea che prima o dopo avrei scritto un libro sulla sua vita di mio padre, giovane soldato nella famosa Battaglia di El Alamein, dove miracolosamente si salvò. Fu fatto prigioniero in Tunisia e come riportato nel libro dopo qualche giorno il destino gli riservò una sorpresa miracolosa. Una mattina mentre camminava lungo il filo spinato del campo di concentramento di Tunisi vide in lontananza avvicinarsi una figura di una persona di colore con un oggetto in mano, non ben identificabile, ma avvicinandosi sempre di più si accorse che era un violino. Strumento che aveva portato al fronte, ma andò perso, e adesso se lo ritrovava in mano. La notizia arrivò al comandante inglese che lo volle ascoltare e nell’incontro, avendo accertato le capacità gli propose di formare un’orchestra di prigionieri italiani per le varie Feste e Cerimonie degli Alleati in Nord Africa. Fu cosi’ che il Violinista del deserto, così veniva identificato, divenne una leggenda per tre lunghi anni. Non ho mai dimenticato quei racconti e avventure militari che mio padre Diletto mi aveva raccontato. Avendone parlato con Renato Marengo, già giornalista in Rai e produttore degli album che ho realizzato con Opus Avantra, mi è stata proposta l’opportunità di un libro per Tempesta Editore.
Tuo padre ha fatto parte del contingente inviato da Mussolini per conquistare parti dell’Africa, e resta impigliato per sette lunghi anni. Te ne parlava spesso?
Dopo una breve parentesi in Jugoslavia, venne imbarcato a Napoli per il Nord Africa, e faceva parte dell’Ariete Reggimento meccanizzato composto da 3.000 uomini, inserito nel corpo d’armata dell’Africa Korp comandato da Erwin Rommel, ‘la volpe del deserto’, noto per le sue strategie di guerra, ingannando spesso il nemico con stratagemmi fantasiosi e imprevedibili. Mi ha parlato di quella volta che ha incontrato il generale Rommel che aveva notato il suo violino e gli pareva strano che in una situazione dove si rischiava la vita ci fosse qualcuno che portava con sé la poesia della musica, così gli chiese di suonare qualcosa e lui gli fece ascoltare “Ciaccona” di Bach in re minore per violino solo.
Generalmente tanti che hanno partecipato alla guerra e sono tornati, vedendo tanto orrore, non hanno mai avuto voglia di parlarne in famiglia. Invece tuo padre?
Mi ha fatto capire che tante volte le difficoltà si superano guardando oltre, inserendo l’elemento dello spirito che ti conduce a esperienze metafisiche. Lo stesso Battiato in un certo senso ha percorso questa strada elevandosi nello spirito verso il ‘Bardo’ una forma rispettosa di concepire il ‘dopo’ preparandosi nel ‘presente’. Ecco io ho trovato nella musica quella spinta che a molti auguro, cioè di percorrere la strada della conoscenza misurandosi sulle molteplici forme di espressione. Penso alla terapia dell’inconscio, ovvero “Musica terapia dell’inconscio”, un album che uscirà l’anno prossimo, anche se l’ho realizzato negli anni Novanta.
Entriamo nell’argomento musicale da te intrapreso, indietro negli anni Settanta fino a incontrare un genio come Gianni Sassi. Che tipo era?
Lo descrivi bene nel tuo libro “Gianni Sassi la Cramps e altri racconti”. Ho avuto la fortuna di conoscerlo e di collaborare con lui, fino a rilevare l’intero catalogo Cramps realizzato in venti anni attività, dai cantautori come Finardi e Camerini, al pop jazz sperimentale degli Area fino alla musica contemporanea di John Cage, Walter Marchetti e Juan Hidalgo. Sassi diceva: nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto cambia. Un processo dell’arte e della scienza espresso in maniera evolutiva.
Hai aderito alla corrente Fluxus, dove militavano anche John Cage e Yoko Ono, dove ti ha portato?
Per esempio ho sviluppato progetti come “Studi enefonici” per pianoforte, una fusione tra due concezioni musicali opposte e contrarie, come possono sembrare l’armonia e la dodecafonia. Voglio dimostrare che con una dose di sana follia le due cose possono contaminarsi e produrre una sintesi gradevole, una serie di brani “ non ripetibili” ma ‘imitabili”. Una forma d’arte elettiva ed intellettiva, ciò indirettamente l’ho riportato in molte altre mie creazioni musicali, sia come Opus Avantra, che nel balletto e in opere pianistiche come ‘Stelle e Comete’ di prossima pubblicazione, o come le “7 sonate” e la già nominata “Musica terapia dell’Inconscio”. Altri lavori avranno lo stesso movimento enefonico come ‘Musiche dell’Universo’ e ‘Nell’anello spaziale’.
Come sei entrato nel progetto Opus Avantra?
Mi aveva portato Renato Marengo, promotore di innovazioni nella musica giovanile attivo come critico del settimanale Ciao 2001. Si trattava di coincidenze a volte, così venne contattato Maurizio Salvadori della Trident Agency che ebbe il coraggio di pubblicare il nostro album “Introspezione” nel 1974. Opus Avantra che ruotava attorno alla figura di Giorgio Bisotto e Donella Del Monaco al canto e autrice dei testi. Erano anni in cui si poteva osare e ricordo con piacere la presentazione live dell’album che si fece a Roma, dove i vari critici presenti si sbizzarrirono a trovare identificazioni come “musica di contaminazione”, “incroci di stili tra jazz, avanguardia e tradizione”. Va detto che a quei tempi i giornali di settore erano molto importanti e orientavano i gusti del pubblico, da Super Sound a Ciao 2001.
Che anni erano i 70?
Come si fa a dirlo in poche righe. Tutto era in ebollizione e a pensarci oggi, noi artisti, ma a anche il pubblico che ha vissuto in diretta quella musica, siamo stati davvero fortunati a esserci stati. Le nuove generazioni hanno la tendenza a non guardarsi indietro, forse giustamente, per proporre cose nuove, ma come si fa a non conoscere i Beatles, Pink Floyd, Led Zeppelin, King Crimson. Ognuno aveva la sua caratteristica, il suo stile, e così a un festival pop poteva partecipare il cantautore, il gruppo pop, quello folk e la musica contemporanea. Chi non ricorda che all’Arena Civica al concerto per Demetrio Stratos salì sul palco Giancarlo Cardini per interpretare un brano di Paolo Castaldi. Noi come Opus Avantra a un certo punto ci venne assegnato, dai due soci dell’etichetta Salvadori e Carrara, un ancor giovanissimo Eugenio Finardi in veste di produttore e promoter. Anni in cui si sperimentava lo stile concept, infatti il nostro “Introspezione” prendeva a pretesto la metamorfosi di una giovane figura femminile e sulla scena ci si muoveva come possibili attori, lo stesso tecnico del suono al centro della platea era vestito in frac. Infatti montammo uno spettacolo, subito dopo la prima di Roma, con un corpo di balletto moderno: Gruppo italiano di danza libera, per una correlazione danza e musica.
Sempre nei Settanta uscì il secondo album degli Opus Avantra, “Lord Crowell plays suite for seven vices”, mentre realizzammo un terzo capitolo, “Strata” che però usci soltanto nel 1989.
Sei stato il primo a pubblicare in cd gli album di Franco Battiato editi dalla bla bla Records di Pino Massara. Che ricordi hai? L’hai conosciuto Battiato?
Non per parlare di noi, ma è storia, sono stato il primo a rivalutare e pubblicare tutto il catalogo della bla bla di Pino Massara, Battiato in primis, da “Fetus” a “L’egitto prima delle sabbie”, ma anche Camisasca, Aktuala, Capsicum Red, Genco Puro. E sei stato proprio tu a promuovere queste riedizioni facendomi incontrare il grande Pino Massara e sua moglie Rossella Conz. Battiato lo conoscevo e l’ho ritrovato al concerto per ricordare Gianni Sassi, al teatro Lirico di Milano nell’ottobre del 1993. Gli portai tutti i cd che avevamo pubblicato e se ne compiacque molto, apprezzando con ammirazione il lavoro della nostra etichetta Artis Records che aveva già operato a fianco di Sassi per la ripubblicazione del catalogo Cramps. Un mondo veramente straordinario che ho avuto la fortuna di conoscere in prima persona. Ricordo che quella volta al Lirico l’artista Walter Marchetti ha espresso la sua vicinanza rimanendo sdraiato come fosse morto sul fronte del palcoscenico, e ci rimase per tutta la durata delle esibizioni degli artisti intervenuti.
A distanza di così tanti anni, cosa fa Alfredo oggi?
Continuo a interessarmi di musica, ho vari progetti di cui abbiamo detto, recentemente ho presentato il libro a Treviso Chez Donella, un luogo consolidato negli anni dove Donella Del Monaco ospita artisti per presentazioni di libri e dischi. Ricordi che ci siamo visti lì l’ultima volta per il tuo libro su Gianni Sassi.
La parte relativa alle produzioni Artis e Cramps prosegue con mio figlio Erik, e nel futuro potrebbe entrare in catalogo un titolo di un artista che originariamente aveva pubblicato con Cramps. Ma di questo ne parliamo una prossima volta. Invece è certo che come Opus Avantra al Teatro Comunale Mario Del Monaco di Treviso in aprile del prossimo anno faremo un concerto, io e Donella Del Monaco.
