Giada Messetti e la Cina che cambia: crisi demografica, giovani disillusi e sfida globale all’Occidente

La conoscenza e la comprensione della Cina richiede fatica perché siamo in presenza di un paese immenso che si basa su strutture filosofiche, storiche, mentali diversissime dalle nostre

Giada Messetti e la Cina che cambia: crisi demografica, giovani disillusi e sfida globale all’Occidente
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8 Maggio 2026 - 00.43


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di Antonio Salvati

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«Cinquant’anni fa sarebbe stato impossibile immaginare la Cina di oggi», sostiene risolutamente Giada Messetti, sinologa, di nuovo in libreria con La Cina è un’aragosta (Mondadori 2025 pp. 228 € 18,50). Anche se non ne abbiamo molta consapevolezza, quello che accade in Cina riguarda ormai le nostre vite in maniera diretta.

La Cina è la seconda potenza mondiale e noi continuiamo a parlarne in maniera molto stereotipata, molto semplificata. In questo momento storico, volenti o nolenti, quello che decide Xi Jinping, leader supremo della Cina dal 2012-2013, ricoprendo le cariche di Segretario generale del Partito Comunista Cinese (PCC), Presidente della Repubblica Popolare Cinese, è decisivo e significativo quanto quello che decide Trump. Per avere un’idea della postura politica cinese, nell’aprile del 2025 in occasione del Liberation Day di Trump, la Cina è stata l’unico paese al mondo che non è andato a “genuflettersi” da Trump. Come a dire “Noi siamo la seconda potenza mondiale e gli Stati Uniti non possono fare quello che vogliono, non possono più decidere su tutto quello che succede, come hanno fatto fondamentalmente negli ultimi ottanta anni”. 

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La conoscenza e la comprensione della Cina richiede fatica perché siamo in presenza di un paese immenso che si basa su strutture filosofiche, storiche, mentali diversissime dalle nostre. Messetti nel suo secondo volume La Cina già qui (Mondadori 2022) ci aiutava a comprendere come pensano i cinesi, a orientarci nel labirinto di una civiltà millenaria, un mondo per antonomasia «altro», decifrando le differenze che ci separano. Noi spesso leggiamo le cose cinesi attraverso le nostre lenti occidentali, prendendo abbagli enormi. La Cina ha un modo diverso di ragionare rispetto a noi e vi è un gap di conoscenza, ossia che i cinesi conoscono più noi di quanto noi conosciamo. La Cina è brutta e cattiva ed è il nemico per Antonomasia dell’Occidente. Tuttavia, in questo momento particolare – spiega Messetti –

La società cinese in realtà è molto meno monolitica di quanto noi immaginiamo. Tant’è che nel libro sono state raccolte tantissime voci di cinesi visti non solo come appartenenti ad entità geopolitiche, scollegandoli completamente dal fatto che oltre un miliardo e trecento milioni di persone hanno emozioni, idee, pensieri, sentimenti, ossia, come dire, sono persone. La Cina ci ha sempre abituato a cambiamenti velocissimi e rapidissimi e epocali. L’immagine dell’aragosta si abbina bene all’universo cinese perché è un animale che quando deve crescere deve abbandonare il guscio, restare vulnerabile per un periodo finché si forma il nuovo guscio più adatto alla nuova dimensione. Anche la Cina di oggi sta vivendo una fase di muta faticosa e complessa in quanto la Cina sta attraversando nuovi fenomeni sociali, a cui il governo di Pechino dovrà rispondere con delle politiche. Sono fenomeni che è opportuno seguire sempre in virtù del fatto che quanto accade a Pechino ha sicuramente delle ripercussioni anche su noi europei e sul mondo in generale. 

La Cina in questo momento soffre di una gravissima crisi demografica e difficilmente si riprenderà in tempi rapidi. La natalità è molto molto bassa tanto che l’India ha superato la Cina come il paese più popoloso del mondo un paio di anni fa. Alcuni nodi stanno venendo al pettine. Dopo 40 anni in cui la Cina ha corso come una forsennata, improvvisamente registra delle battute d’arresto come quella relativa all’invecchiamento della popolazione. Si prevede che nel 2035 in Cina 400 milioni di persone avranno più di sessanta anni. Questo comporterà problemi di welfare: Bisognerà capire come occuparsi degli anziani, della sostenibilità delle pensioni. L’anno scorso per la prima volta negli ultimi settanta anni la Cina ha alzato l’età pensionabile. Nel momento in cui l’economia non corre più, la classe media – che è cresciuta molto numericamente e che non esisteva fino a 30 anni fa – vede che la sua qualità della vita si blocca, l’ascensore sociale non cresce più, tutti problemi che i cinesi cominciano a ad avvertire in maniera acuta. Le case costano troppo, gli stipendi non crescono. Un paese sempre proiettato in avanti, con una spinta verso il futuro fortissima. Adesso è facile sentire cinesi preoccupati, che si lamentano del governo, che guardano con preoccupazione al futuro. I giovani della generazione z si laureano e poi non trovano lavoro perché la disoccupazione nel 2024 giovanile è stata del 18%. I giovani che sono nati alla fine degli anni novanta -2000 vanno tenuti d’occhio. A differenza dei loro predecessori nati negli anni sessanta e settanta, sono cresciuti vedendo una Cina che si affacciava al mondo con le Olimpiadi e che diventava la seconda potenza mondiale. Adesso si ritrovano in una Cina che non gli garantisce più quello che gli ha promesso. Reagiscono con delle forme “ribellione” che consistono nel vivacchiare. Esistono gli sdraiati, ossia giovani che non cercano più di seguire il modello che è andato per la maggiore negli ultimi decenni, ovvero non vogliono più per forza comprarsi casa, comprarsi la macchina, fare una famiglia, avere i figli.

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Un capitolo del libro è riservato alla transizione green. In Europa non abbiamo consapevolezza di quello che sta succedendo in Cina. Il Dragone resta il più grande inquinatore del mondo, ma è nello stesso tempo il più grande produttore di energia green del mondo. La cosa interessante è che questo fenomeno è scaturito da una richiesta popolare. Tendiamo sempre ad avere davanti a noi la visione della Cina come dittatura, perdendoci forme dialettiche che pur ci sono e che facciamo fatica a capire. In realtà ci sono state forme dialettiche assai vivaci tra governo e cittadini, talmente la Cina era inquinata. Un problema di salute, un tema su cui i cinesi si arrabbiano e sono molto sensibili.

Torniamo alle relazioni internazionali. Nel momento in cui gli Stati Uniti prendono direttamente di mira la Cina, dipingendola come il male assoluto, ricompattano i cinesi contribuendo a far perdere di vista alla società cinese i limiti del governo di Xi Jinping il quale tenendo il punto con americani ne esce quasi vincitore.  La Cina continua ad avere una strategia diversa dalla nostra che discende dall’Arte della guerra di Sun Tzu, uno tra gli scritti fondamentali del pensiero cinese, accostabile per importanza a «un grande classico confuciano» (The Times), composta più di 2.500 anni fa, a lungo ritenuta una gemma solitaria, un’opera preziosa e unica dell’antica filosofia cinese del conflitto e della lotta. L’Arte della guerra insegna ai cinesi che la guerra si vince senza combattere, la miglior vittoria avviene quando non muovi un dito. Pertanto, cosa sta facendo la Cina in questo momento? Aspetta. Trump in questo momento le sta dando un’occasione per sembrare un paese più affidabile rispetto a agli Stati Uniti. Dopo l’aggressione all’Ucraina, i russi non si sono posti nessun problema a rompere con l’Occidente, mentre la Cina è stata molto attenta a non superare le “linee rosse” perché la Cina ha bisogno dell’occidente e dei suoi mercati.

Dopo decenni di supremazia, di egemonia occidentale in questo disordine mondiale, con nuovi attori – come la Cina e l’India – che desiderano essere trattati alla pari, bisognerà trovare delle nuove regole, cercando di uscire dal convincimento di pensare di sapere, trasformando le nostre idee in punti di domanda e poi da lì sperar bene. Il libro di Messetti aiuta a comprendere le contraddizioni e le sfumature del Celeste Impero. In questo momento storico di grandi cambiamenti, è davvero cruciale. È tempo di riconoscere che «l’Occidente ha bisogno della Cina tanto quanto la Cina ha bisogno dell’Occidente». All’orizzonte, «c’è un lavoro molto faticoso da svolgere, un’opera di connessione e tessitura non più rimandabile, perché senza conoscere e capire il proprio interlocutore è impossibile interagire».

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