Anche Sanremo si accorge che c’è una guerra in corso in Iran. La serata finale infatti si era aperta proprio con una riflessione sulla situazione internazionale, in seguito all’attacco all’Iran e con un appello per i bambini, specie quelli che vivono in zone di guerra.
«Io, Laura e Giorgia vogliamo fare una riflessione alla luce di quello che sta accadendo», esordisce Carlo Conti, affiancato dalle co-conduttrici Laura Pausini e Giorgia Cardinaletti. Parole misurate ma dense, che fotografano la complessità del momento storico.
«È una storia complessa che si porta dentro una grande contraddizione, sottolinea Cardinaletti: da una parte vorremmo il popolo iraniano libero da oppressione e sofferenze, dall’altra si sta aprendo un conflitto di cui non conosciamo l’esito». Un passaggio che richiama il ruolo del servizio pubblico nel raccontare i fatti, grazie al lavoro di inviati e corrispondenti impegnati anche nei teatri di guerra, spesso a rischio della vita.
«Viviamo una contraddizione, prosegue Conti: da una parte vogliamo festeggiare la musica italiana, dall’altra non possiamo ignorare quello che sta accadendo». Da qui la scelta di condividere l’appello dell’UNICEF: ogni anno circa 500 milioni di bambini sono coinvolti in 56 zone di conflitto nel mondo. L’invito è a un impegno globale per proteggerli, ovunque si trovino.
È Laura Pausini a dare voce all’emozione più profonda: «I bambini hanno il diritto di vivere in pace, di dormire per sognare e non sognare di dormire… Basta odio». Un messaggio che attraversa il teatro e arriva al pubblico da casa, ricordando come la musica possa essere celebrazione ma anche responsabilità.
Nel corso della serata, spazio anche ai riconoscimenti. A Ermal Meta va il premio People & Planet – Canzone Sostenibile per “Stella Stellina”, brano che coniuga sensibilità artistica e attenzione ai temi ambientali e sociali. Un ulteriiore segnale di come il Festival, pur nella sua dimensione spettacolare, scelga di dialogare con le grandi questioni del presente.
Così, tra note, emozioni e classifiche, la finale di Sanremo 2026 dimostra che la musica può essere festa, ma anche coscienza collettiva.
