Francesca Reggiani ai “Titoli di testa”: il nuovo spettacolo

Prima romana del nuovo stand up dell'artista romana, tra satira politica e di costume

Francesca Reggiani ai “Titoli di testa”: il nuovo spettacolo
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Giuseppe Costigliola Modifica articolo

18 Febbraio 2026 - 23.34


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Un decennio fa Francesca Reggiani aveva portato in scena con successo lo spettacolo Titoli di coda. Adesso, come il sinuoso corpo di un serpente avvoltolato su se stesso – la nostra contemporaneità –, affronta la nuova stagione teatrale con Titoli di testa, presentato dall’autrice-attrice nella prima romana al Teatro Vittoria di Roma, in programma sino al 22 febbraio. Una produzione LML Group, scritta con i fidi coautori Gianluca Giugliarelli e Valter Lupo.

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Che l’artista romana sia tra le più brillanti stand up comedian del nostro panorama non lo scopriamo certo oggi – la sua storia, iniziata alla scuola di Gigi Proietti, parla da sé. Tra un riso amaro e altri di petto, è tuttavia sempre emozionante constatare che la comicità da lei proposta, rara avis in questa mortificante globalizzazione, è sempre intelligentemente acuminata, che sia diretta al privato (le nostre vite scialbe e inconsapevoli) o al pubblico (il vuoto cosmico che ci governa): un balzo a ostacoli tra crisi di coppia e istituzionali, un andare labirintico in una “confusione universale”.

Su un palcoscenico disadorno – due sedie, un leggio, uno schermo alle spalle – Reggiani ripropone dunque il suo sguardo pregno di dolente disincanto, puntigliosamente lucido, sulla realtà, riprendendo il filo dei suoi spettacoli, i cui temi sono come tappe d’una via crucis antropologica: tramonto delle ideologie, mutazioni delle relazioni sociali nell’era digitale, derive relazionali, scollamenti dal reale. Con doverosi aggiornamenti, dettati dai risvolti comico-drammatici della politica, cercando di stare al passo di una realtà in vorticoso cambiamento, cui l’artista tiene dietro con la sua cifra stilistica: fluidi monologhi basati sul trasformismo mimico e vocale, espressività d’uno sguardo che inchioda, imitazioni che scavallano la caricatura, intese come sono a presentare l’identità psicologica dell’imitato, ad analizzare la spettacolarizzazione del potere, il travisamento dei fatti, lo smascheramento delle contraddizioni. Un riuscito blending di satira politica e di costume, insomma, la mordace messa in guardia per un’umanità obnubilata, lo squarcio d’un velo di apparenza che ci appanna lo sguardo. Uno spettacolo, a ben vedere, più intriso di intelligente ironia che di pura satira, inframmezzato da brevi clip in cui l’attrice ripropone, nel format dei programmi Rai che l’hanno portata all’attenzione del grande pubblico, comici spot e imitazioni, alcune proposte anche “live”: Giorgia Meloni, Elly Schlein, Federica Sciarelli, una davvero esilarante Patty Pravo. Presa di mira è la pletora di ridicoli personaggi della politica-spettacolo di questi nostri grami tempi, con l’intelligente smontaggio della loro autorevolezza, ma anche gli altrettanto ridicoli tic, manie e fissazioni – a cominciare da quella del cibo salutista – di cui siamo inconsapevoli vittime, con altri cavalli di battaglia dell’artista romana: la solitudine esistenziale, la donna quale corpo-oggetto in una società consumistica, la critica alla iper-esposizione mediatica, la “messa in scena” del quotidiano che sostituisce l’esperienza reale.

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Un riuscito stand-up, costruito su seduzioni – parola su cui è intessuto lo spettacolo, insieme appunto a “confusione” – pubbliche e private, frammenti di discorsi che gravitano nella società mediatica svuotata di senso e di valori in cui ci arrabattiamo, con ironia salace e mai volgare. D’altra parte, come recitava la locandina di un suo spettacolo, “finché c’è vita c’è satira”, che piaccia o meno.

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