Lisistrata al Teatro Antigone

Emilia Miscio rilegge Aristofane senza slogan: due corifei sempre in scena, il potere come ferita, la pace come promessa fragile

Lisistrata di Aristofane - Adattamento e regia: Emilia Miscio - intervista di Alessia de Antoniis
Lisistrata di Aristofane - Adattamento e regia: Emilia Miscio - Ph Riccardo Dell’Era
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Alessia de Antoniis Modifica articolo

16 Gennaio 2026 - 23.35


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di Alessia de Antoniis

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Il Teatro Antigone ospita dal 22 al 25 gennaio 2026 Lisistrata di Aristofane, nell’adattamento e regia di Emilia Miscio, produzione Compagnia Teatrale Sogni di Scena.

Scritta nel 411 a.C., Lisistrata è una delle commedie più radicali e politiche del teatro antico: un testo che usa il rovesciamento, il paradosso e la forza del corpo per immaginare una soluzione estrema alla guerra. Non un’utopia pacifista, ma un dispositivo teatrale che costringe a guardare l’assurdo del potere e della violenza.

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Nell’allestimento di Emilia Miscio, la commedia si spoglia di ogni facile ironia e assume i contorni di una tragedia contemporanea. Lo spazio scenico si dilata: il palco diventa l’Agorà di Atene, la platea alta l’Acropoli; le scale che attraversano la sala sono percorse dagli attori, annullando la distanza tra scena e pubblico. I corpi, esposti e a piedi nudi, diventano materia politica prima ancora che simbolica.

Ma cosa  può raccontare di nuovo dopo 2400 anni? O cosa abbiamo dimenticato, o disimparato, che Lisistrata ci ricorda?

Lisistrata è uno dei tantissimi testi teatrali che ancora oggi si legge e si rappresenta con fervore ed energia. A noi contemporanei non racconta nulla di nuovo, ma ci ricorda, e questo per me è molto importante, di credere e lottare sempre per le nostre idee, la nostra giustizia e quella dell’altro. In questo caso, grazie al teatro, questa lotta prende forma con l’utilizzo della parola, della gestualità e della mimica attoriale. Inoltre, il ruolo delle donne nel testo deve ricordarci quanto sia importante collaborare e agire insieme per realizzare il nostro bene comune: dalle più piccole situazioni o realtà collettive a quelle più grandi di noi, che riteniamo spesso impossibili da raggiungere.

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In scena due Cori, uno maschile e uno femminile: uomo e donna incarnano la guerra dei sessi. Lisistrata parla di potere più che sul gender. Come ha evitato che diventasse una semplice contrapposizione binaria?

Aristofane lo divide in due cori capeggiati dai due Corifei, maschile e femminile. È qualcosa di inusuale, ovviamente, ma di grande impatto. Nel mio adattamento, i cori sono resi solo dai due Corifei, che rappresentano figure guida, protettrici e consigliere delle rispettive “fazioni” in cui è spaccata la società greca. Le due figure, che non escono mai di scena, interagiscono con i personaggi e con il pubblico, spiegano, commentano, ma soprattutto combattono una guerra “verbale” tra loro; una guerra fatta di invettive, parole crudeli e fortemente offensive e denigratorie. In questo caso è anche inevitabilmente una guerra tra donne e uomini, portatori entrambi di idee diverse.

Ha scelto di far recitare tutti a piedi nudi, con una forte esposizione dei corpi. Cosa rappresenta per lei questa nudità scenica?

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Nel mio allestimento è fondamentale che gli attori “sentano” il palco con i piedi, che percepiscano le sue assi di legno come la pavimentazione dell’Agorà di Atene e che le scale, che dividono la platea, siano sentite come la lunga salita che conduce all’Acropoli. Tutto questo, per me, non sarebbe stato possibile facendo indossare scarpe o calzari agli attori. Lo stesso concetto vale per i loro corpi: il torso è libero dagli abiti, affinché gli attori possano sentire e toccarsi la pelle, senza un abito o tessuto che la copra. E questo sia durante le scene di aggressione e lotta, sia durante quelle di riconciliazione e pace. Nella mia visione, coprire i piedi e parte del corpo degli attori è come far stringere o accarezzare le mani indossando dei guanti.

Lisistrata ha un rischio: diventare slogan anni Settanta. Come si evita la morale pronta mantenendolo un testo che graffia?

In quegli anni quanti slogan o motti sono nati, e non solo femminili! Io credo che se la commedia fa pensare, ad esempio, al tema dell’emancipazione femminile, in questo caso bisognerebbe lasciarla contestualizzata alla sua epoca. Sappiamo benissimo che Lisistrata è il primo testo che tratta il tema dell’emancipazione femminile, attraverso la collaborazione delle donne, consapevoli della possibilità che avevano di imporre la propria volontà agli uomini. È chiaro che l’intento di Aristofane non era né quello dell’emancipazione, né quello di ottenere la parità dei sessi, perché era un argomento impensabile all’epoca. L’intento era di rappresentare un mondo alla rovescia, con lo scopo di ottenere la pace, dove il comando viene preso di solito da chi è sottomesso: le donne.

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C’è un precedente moderno che sembra uscito da Aristofane: Liberia 2003, le donne che fanno pressione per la pace anche con un sex strike. Oggi però la guerra è anche nei blackout, nei rifornimenti, nell’assuefazione quotidiana alla paura. Nella sua Lisistrata qual è il gesto estremo che può ancora rompere questa assuefazione?

Nel mio adattamento, l’ultima parola la lascio ai corifei: a quell’uomo e a quella donna che si sono odiati per tutto il tempo della commedia. Alla fine, troveranno la pace attraverso un giuramento intenso per sostenere i rispettivi gruppi nel giungere a una tregua, terminare lo sciopero del sesso e deporre le armi. La mia Lisistrata non vede una speranza di pace nei secoli successivi, non ha niente della commedia; per me è una tragedia profonda sia nel testo che nel personaggio. Mentre uomini e donne festeggiano la pace raggiunta, i corifei, in una sorta di preveggenza, vedranno negli occhi, l’uno dell’altra, la guerra che continuerà nei secoli successivi, in molti paesi, con tutte le sue brutali conseguenze.

Lisistrata di Aristofane

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Adattamento e regia: Emilia Miscio
Produzione: Compagnia Teatrale Sogni di Scena
Cast: Violetta Rogai, Elisa Panfili, Federica Pallozzi Lavorante, Chiara Silano, Barbara De Nardis, Enzo Avagliano, Simone Giulietti, Nino Palmeri, Marco Gargiulo
Disegno luci: Giorgio Caredda
Foto e video: Riccardo Dell’Era

Teatro Antigone, Roma

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