Tutto Woody Allen: l'enciclopedia che toglie gli occhiali al mito

Nel volume di Giacovelli, l'universo di Allen diventa lessico, archivio, analisi: non omaggio, ma libro che si consulta e, a sorpresa, si legge

Tutto Woody Allen - Enrico Giacovelli - Gremese 2025 - recensione di Alessia de Antoniis
Gremese pubblica Tutto Woody Allen di Enrico Giacovelli
Preroll AMP

Alessia de Antoniis Modifica articolo

9 Gennaio 2026 - 12.29


ATF AMP

di Alessia de Antoniis

Top Right AMP

Ci sono libri che promettono completezza e poi, alla prova dei fatti, sommano schede. Tutto Woody Allen (Gremese 2025) fa un’altra cosa. Il pretesto editoriale è limpido: i 90 anni di Allen e l’ambizione dichiarata di un libro “a metà tra dizionario e saggio critico”, pensato però anche per una lettura “con piacere e continuità”. È un programma che potrebbe suonare promozionale; Giacovelli, invece, lo mette al lavoro: l’archivio non diventa altarino, diventa lente.

Il primo gesto è la forma. La materia alleniana viene organizzata in quattro macro-sezioni: una “vita breve” cronologica, un dizionario alfabetico che è il cuore del volume, una sezione di “materiali” (pensiero, dichiarazioni, jazz, frasi, musicografia) e un apparato di indici per orientarsi nel labirinto. Non è solo una scelta pratica: è una tesi implicita. Allen non è un autore che si capisce “in linea retta”. È un sistema di ossessioni, rimandi, falsi ricordi, maschere coerenti. L’alfabeto spietato, antisentimentale, lo costringe a diventare repertorio: ogni voce vale se regge, se rimanda, se si incastra.

Dynamic 1 AMP

In questo senso, il libro non “racconta Woody Allen”: lo mappa. E mappandolo lo scompone. Il che, per un autore che ha fatto della propria immagine un genere, è già un atto critico. Il personaggio alleniano è l’uomo a cui le cose accadono: caso, destino, fraintendimento; la vita come inciampo cosmico. Ma dentro le fonti e nei commenti emerge un contrappunto netto: “mentre il personaggio non ha quasi alcun controllo su quanto gli accade, l’uomo ha una padronanza quasi assoluta” su ciò che fa. Non è un dettaglio biografico: è la chiave per leggere una delle contraddizioni più produttive del suo cinema. La fragilità, spesso, è una forma perfetta di regia.

Qui sta uno dei punti in cui Giacovelli è davvero originale: non si accontenta del mito dell’intellettuale nevrotico. Anzi, ne mostra la natura di dispositivo. Allen stesso ironizza sulla propria etichetta: “È sorprendente quanto spesso io sia etichettato come ‘intellettuale’… non ho un solo neurone intellettuale nel cervello” e la battuta, che funziona proprio perché taglia corto, diventa documento. L’immagine che il pubblico riconosce — occhiali, Manhattan “filtrata dal cuore”, psicanalisi come tic — viene affiancata alla realtà di un artista-industriale: controllo, disciplina, produzione, scelte. Il dizionario, in questo, è più efficace di una biografia: perché non spiega, dimostra per accumulo e per contraddizione.

L’altra invenzione del volume è l’attenzione alla lingua. l lavoro sulle citazioni e sulle traduzioni, spesso in attrito con le soluzioni dei doppiaggi italiani,  sposta l’asse: Allen non è solo “temi” e “idee”, è ritmo. E il ritmo, tradotto male, diventa un altro autore. Giacovelli insiste sui “crimini” del doppiaggio che a volte riducono Allen a un barzellettiere. Non è polemica sterile, ma un promemoria: la comicità alleniana vive di precisione, sfumature, tempi. In un Paese che ha spesso conosciuto Allen attraverso una versione addomesticata, questa è una critica all’ecosistema, non all’artista.

Dynamic 1 AMP

Quanto alla visione del mondo, Tutto Woody Allen evita la tentazione di trasformare Allen in un pensatore “sistematico”. Semmai ne restituisce la filosofia come riflesso condizionato: la vita come commedia crudissima, il pessimismo come lucidità, la morte come rumore di fondo. “Faccio film per distrarmi, per non pensare alla morte”: basta questa frase a spiegare perché, in Allen, l’arte non sia un ornamento ma una strategia di sopravvivenza. Il volume fa bene a non vergognarsi di questa dimensione “metafisica” del comico: Allen è uno che cerca antidoti, non risposte. “L’unica speranza dell’umanità risiede nell’illusione”, dice; e l’illusione non è menzogna, è l’unico modo civile di attraversare il nulla senza farsene sequestrare.

Proprio qui si innesta un tema cruciale: la tensione tra commedia e dramma. La mitologia di Allen vuole che dietro il cabarettista ci sia il tragico che bussa — Bergman, O’Neill, la musa “seria” come aspirazione. Giacovelli non lo asseconda automaticamente. Il libro, anzi, guadagna credibilità quando si permette di essere severo con i tentativi più plumbei e con alcune prove letterarie recenti: non è un altare, è un bilancio.

Non tutto, però, è impeccabile. La franchezza di Giacovelli è uno dei motori del libro: orienta, prende posizione, evita l’ecumenismo da schedario. Ma perché resti autorevole deve continuare a pagarsi con argomenti: un “inutile” o un “catastrofico” reggono solo se la stroncatura non diventa scorciatoia. Più interessante è l’altra scelta, dichiarata, sul terreno delle fonti: davanti a datazioni discordanti, l’autore ammette di aver risolto talvolta con una monetina, “come fanno, senza dirvelo, molti storici e critici”. È una trasparenza rara, ma chiede un lettore complice: chi cerca un presidio filologico assoluto storcerà il naso, chi accetta il patto del libro — enciclopedia sì, ma con voce — la apprezzerà.

Dynamic 1 AMP

Detto questo, la forza del volume sta proprio nel suo doppio movimento: è strumento e insieme racconto. L’aggiunta di fotogrammi, manifesti, fotografie, lavora come narrazione parallela; gli interventi esterni (Bergman, jazz, New York) allargano l’orizzonte. E la New York alleniana, che qui torna come ossessione e come scena mentale, viene rimessa al suo posto: non geografia, ma filtro. “Io mostro New York attraverso il filtro del mio cuore”.

Un libro che nasce per essere consultato finisce per costringerti a una lettura. Perché il vero tema, sotto le voci alfabetiche, non è solo “chi è Woody Allen”, ma come si costruisce un autore quando diventa marchio, quando la maschera diventa più credibile dell’uomo. E allora l’enciclopedia azzarda il gesto più narrativo: racconta un uomo che, dietro gli occhiali scuri, resta un artigiano del controllo che finge il caso. E un comico che, per non pensare alla morte, ha inventato un metodo.

FloorAD AMP
Exit mobile version