Giovanni Frignani, il carabiniere eroe diventato partigiano e ucciso alle Fosse Ardeatine

In occasione del 25 aprile, l'ANPI ha scelto di pubblicare le biografie delle vittime delle Fosse Ardeatine. Noi ne abbiamo scelte alcune, per testimoniare la diversa provenienza culturale, religiosa e politiche dei caduti sotto la rappresaglia nazista.

Giovanni Frignani, il carabiniere eroe diventato partigiano e ucciso alle Fosse Ardeatine
In foto il Mausoleo in memoria delle vittime delle Fosse Ardeatine
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23 Aprile 2023 - 17.01 Culture


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di Ludovico Conti

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Giovanni Frignani era un uomo coraggioso: partì volontario durante la Prima Guerra Mondiale e iniziò il suo servizio come ciclista volontario e successivamente come Tenente nel 28° Reggimento Fanteria. Nel 1918 combatté sul Piave e ricevette la Medaglia di Bronzo al Valore Militare per la sua straordinaria dedizione. Nel 1919, Frignani si unì all’Arma dei Carabinieri, servendo a Parma, Medicina e Trieste dove dimostrò ancora una volta grande determinazione e competenza.

Con il passare degli anni, la sua carriera fu notevole. Promosso a Capitano nel 1929 fu chiamato a Roma come Capo del Servizio Informazioni del Corpo d’Armata, una posizione di grande responsabilità che ricopri per ben cinque anni. In seguito, comandò la Compagnia Tribunali e, con il grado di Tenente Colonnello, il Gruppo Interno dei RR.CC. di Roma.

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Nel giugno 1943, Frignani assunse un ruolo importante nella storia italiana. Avendo in mano documenti segreti tedeschi che indicavano che l’Italia era solo una zona di occupazione per gli alleati nazisti, lo riferì a Mussolini. Invece di mostrare gratitudine per l’avvertimento, Mussolini ordinò il suo trasferimento in Francia. Tuttavia, questo provvedimento non fu mai eseguito.

Dopo l’Armistizio, entrò nel Fronte Militare Clandestino di Montezemolo e raccolse a sé un gran numero di Carabinieri. Organizzò tutti insieme nella banda “Generale Caruso”, della quale divenne uno dei capi con il Maggiore Ugo De Carolis e il Capitano Raffaele Aversa. Il 25 luglio, su ordine del Re, Frignani arrestò Mussolini all’uscita da Villa Savoia e lo accompagnò a Ponza.

Giovanni Frignani in divisa

Tuttavia, la sua carriera eroica ebbe fine tragica quando fu catturato il 23 Gennaio 1944 dalla Gestapo, in seguito alla denuncia di una signora romana. Venne arrestato e rinchiuso insieme alla moglie Lina e ai suoi commilitoni Aversa e De Carolis, e portato al comando tedesco in via Tasso.

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Frignani fu torturato ripetutamente, anche di fronte la moglie, ma non tradì mai il suo giuramento d’onore come soldato. Dopo due mesi di tormenti nella prigione, fu fucilato alle Fosse Ardeatine.

La sua dedizione nei confronti del pease e dei suoi compatrioti fù incommensurabile; per questo, Frignani meritò la massima ricompensa al valore militare, con tale motivazione: “Ufficiale superiore dei Carabinieri che riuniva attorno a sé numerosi carabinieri sottrattisi alla cattura dei nazifascisti, organizzandoli, assistendoli moralmente e materialmente, inquadrandoli e facendone un organismo omogeneo, saldo, pronto ad ogni prova. Arrestato sopportava per due mesi, nelle prigioni di Via Tasso, torture e sofferenze per non tradire la sua fede di patriota e il suo onore di soldato con rivelazioni sull’organizzazione militare clandestina. Martoriato, con lo spirito fieramente drizzato contro i nemici della Patria, piegava il corpo solo sotto la mitraglia del plotone di esecuzione”.

In sua memoria, strade e scuole romane portano il suo nome.

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