Teatro: Firenze e Parigi lavoreranno insieme per il progetto "L’Attore Europeo"

La Pergola di Firenze e il Théâtre de la Ville di Parigi stipulano una nuova collaborazione. L’Attore Europeo come fulcro per la creazione di una nuova tipologia di artista che riesce a superare barriere geografiche e linguistiche.

Teatro: Firenze e Parigi lavoreranno insieme per il progetto "L’Attore Europeo"
Workshop Attori e Attrici Europei
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17 Febbraio 2023 - 15.55 Culture


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di Irene Perli

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Decolla finalmente una collaborazione internazionale fra due città europee che possiedono un inestimabile bagaglio culturale: Firenze e Parigi. Un accordo che rafforza una lunga storia di arte e di scambi culturali. La collaborazione al via è fra il fiorentino Teatro della Pergola e il parigino Théâtre de la Ville.  L’accordo era sbocciato nel 2019 grazie alla stipulazione della Carta, la quale incarnava e si incarna un pensiero condiviso che mira alla creazione di un dialogo fra le diverse generazioni di artisti, ricercatori, filosofi e medici di nazionalità differenti. La carta diventa quindi una sorta di metafora di un salotto letterario dal quale si lanciano innovazioni in ambito culturale, ambientale ed educativo. Un progetto che spazia dalle creazioni del Ventesimo Secolo ed esplora quelle del Ventunesimo.

Il progetto è stato presentato nella tarda mattinata di oggi, venerdì 17 (bando alla scaramanzia!) dal direttore del Teatro della Pergola, Marco Giorgetti, e dal direttore del Théâtre de la Ville, Emmanuel Demarcy-Mota. Per la prima volta questa collaborazione si aprirà, com’è stato annunciato, a un rapporto concreto con L’Africa. Viene ripercorso, dai due relatori, il senso di questo innovativo progetto, L’attore Europeo al quale contribuiranno le diverse culture europee costruendo “un sentiero nel quale fermarsi per poter dialogare”. La costituzione di un teatro politico e sociale, in un continuum spazio-temporale, permetterà di fondere le culture di provenienza, facendo emergere i temi della convivenza in un momento in cui il mondo è dilaniato dalle guerre. Si possono superare le barriere se si è capaci di apprendere gli uni dagli altri.

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Gli anni trascorsi sono stati segnati da una condivisione di fondo della visione e della missione del teatro nel tempo presente e futuro, almeno fino all’arrivo della pandemia, quando tutti hanno iniziato a immaginare il monde d’après, il mondo di dopo. Per esistere dovrebbe incarnare gli stessi valori contenuti nella Carta 18/XXI nella quale si fa riferimento ad un mondo in cui una nuova idea di Europa della cultura sarebbe stata centrale; un’Europa che congiunge il teatro ad altre discipline, come la scienza e la medicina, tratto fondamentale per la storia futura.

È in questa ottica che nasce L’Attore Europeo, che ha come valore fondante quello della collaborazione. Lo si potrà fare ricercando nuove forme pedagogiche con l’obiettivo di formare una figura di interprete capace di superare tanto i confini nazionali quanto le barriere linguistiche. Un “attore aumentato”, un attore engagé, che impegni e si impegni, in campo artistico, sociale, su questioni sanitarie e scientifiche; un attore in grado di far parte di troupe di nazionalità diversa.

Lo spettacolo scelto per rappresentare il progetto è Iunesco Suite, spettacolo identitario del Théatre de la Ville di Parigi e tributo all’anti-azione del teatro dell’assurdo. In linea con l’essenza del progetto – com’è stato sottolineato nell’originale presentazione- anche lo spettacolo incarna il rifiuto della trama: il colpo di scena non è adoperato per far avanzare l’intreccio ma per stupire lo spettatore, per concedergli una risata, riscattarlo dalla tensione. Il personaggio si disgrega lasciano trapelare l’essere umano sottostante, i dialoghi sono portati allo sfinimento per far emergere la difficoltà del vivere nella società. È un mosaico di frammenti dell’assurdo, estratti da sei testi del teatro di Ionesco dove le attrici e gli attori rinunciano alla sacrosanta costruzione del personaggio e si scambiano di ruolo nell’atto di passarsi un bicchiere.

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Gli obiettivi del progetto L’Attore Europeo, in linea con quello della Carta 18/XXI siglata nel 2019, si stanno dunque dimostrando concreti ed effettivi. Il dialogo fra cultura francese e quella italiana riguarda l’ambiente, il rapporto uomo-donna, la medicina e la politica che approderà nel Continente africano (precisamente in Camerun e Ruanda) a partire dalla fine di questa settimana, per poi tornare a Firenze, nel mese di maggio. Iunesco Suites è un allestimento frutto di un gruppo coeso. A tal proposito Emmanuel Demarcy-Mota ha affermato che nessuno degli attori “insegna all’altro, bensì tutti cercano di prendere qualcosa dell’altro in ogni luogo e lasciare qualcosa di loro stessi in ogni luogo.” Continua poi dicendo che “ci ritroveremo qui, a Firenze, e faremo con lo spettacolo qualcosa di nuovo correndo il rischio di dire agli attori francesi che non reciteranno per cedere il posto ad un attore italiano o africano. Ognuno di loro si preparerà a questa possibilità, la possibilità per accettare l’idea che l’attore possa fare un passo indietro senza perdere il suo posto”.

I giovani attori africani, italiani e francesi condivideranno il palcoscenico intrecciando lingue, inconscio e stili di vita differenti per riuscire a trasmettere allo spettatore il Ventunesimo secolo nella sua totalità. A ragion veduta, infatti, il progetto amplia quello che la realtà parigina aveva già iniziato: una collaborazione con l’Académie Santé-Culture. Questa piattaforma di scambio tra cultura e medicina non approfondisce solo il legame fra salute ed espressione artistica, ma anche il comportamento umano e il ruolo del cervello nella gestione delle emozioni e della motricità. Questo mira successivamente alla rappresentazione “aumentata” di Ionesco Suite nella quale, affiancando le attrici e gli attori, studenti di medicina intervengono nel testo e illustrano al pubblico i comportamenti patologici dei personaggi della pièce.

E’ possibile questo dialogo tra attori e studenti di medicina?  Il direttore del Teatro parigino lo spiega riferendosi proprio agli albori del Novecento, quando Pirandello in “Sei Personaggi in Cerca di Autore” inserisce il concetto di istante eterno, per il quale Einstein vinse, poi, il premio Nobel. Pirandello era quindi attinente alle regole della sua epoca ma non può bastare perché “abbiamo una cultura del passato molto forte e difficilmente arriviamo a fare in modo che le nostre istituzioni vadano oltre il ventesimo secolo. Se non lo facciamo – spiega- non possiamo progredire. Perciò lo scopo del progetto è quello di trovare insieme un cammino e condividerlo”.

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L’Attore Europeo è quindi un progetto che oltrepassa l’abbattimento della quarta parete: abbatte tutte le regole del palcoscenico sovrapponendo lingue differenti, culture diverse e aspettative di vita opposte per fonderle insieme e dare una possibilità alle giovani generazioni di creare, attraverso l’arte e il teatro, quello che ancora nessuno è riuscito a creare: un dialogo che elude le discriminazioni, che abbraccia il diverso e che crea un ponte per un futuro con dinamiche orizzontali, di amicizia e rispetto.

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