Banu, ossia la madre delle coraggiose ragazze che protestano in Iran

L’ultimo gioco di Banu” di Belgheis Soleymani storia di una ragazzina, poi donna, un’iraniana che non ha paura, che anche quando abbassa lo sguardo sa cosa vuole e lotta per averlo

Banu, ossia la madre delle coraggiose ragazze che protestano in Iran
Donne curdo-iraniane @foto di Mehran Falsafi
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Tiziana Buccico Modifica articolo

9 Gennaio 2023 - 23.11


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L’ho letto due volte, due cavalcate di emozioni e sentimenti contrapposti, un tuffo in un Paese che amo e che mi manca da morire. Un racconto scritto con agilità e maestria, con il cuore, una storia che coinvolge il lettore e che lo costringe a non distrarsi, un libro che porti con te nella tasca del cappotto, della giacca, nella sacca del mare, nello zaino, perché diventa la tua storia: “L’ultimo gioco di Banu” di Belgheis Soleymani edito nella collana GLIALTRI di Francesco Brioschi Editore, tradotto magistralmente da Faezeh Mardani. L’autrice originaria di Kerman è nata nel 1963, è una delle più famose e apprezzate scrittrici dell’Iran contemporaneo. Ha scritto 11 romanzi e raccolte varie, con questo romanzo ha vinto il prestigioso premio letterario Mehregan, ha raggiunto le dodici ristampe ed è stato tradotto in inglese ed arabo.

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Una bellissima copertina e un legame magico per me, ho conosciuto l’autrice e l’ho conosciuta grazie all’illustre e indimenticabile Anna Vanzan, che ci manca come l’aria, e grazie al libro sempre di Brioschi, caposaldo della letteratura iraniana “Suvashun” della mitica Simin Daneshvar. Ero a Tehran, alla Fiera del Libro nel maggio 2018, per presentare la traduzione italiana di “Suvashun”, mi ritrovo sul palco a parlare di un libro che ha fatto storia, proprio insieme alla Soleymani, che conferma la mia eterna convinzione che le iraniane sono speciali, sono fatte di roccia e acciaio.

Una scrittrice e una studiosa straordinaria, sguardo deciso, parole senza fronzoli per descrivere la scuola che la Daneshvar ha saputo costruire nella letteratura iraniana nel mondo. Nelle pagine del libro, ritrovo il suo sguardo intenso e il suo carattere determinato e ricordo con un sorriso la bella chiacchierata fatta con lei sull’importanza della letteratura in Iran, sulla Daneshvar e l’amicizia comune con Anna Vanzan. Leggetelo tutto d’un fiato e scoprirete che poesia e letteratura sono fuse, una raccolta di citazioni e un catalogo di libri che hanno fatto la storia dell’Iran. La protagonista è una ragazzina, poi donna, un’iraniana che non ha paura, che anche quando abbassa lo sguardo sa cosa vuole e lotta per averlo, Gol-Banu il suo nome completo.

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Tutti oggi conosco le donne iraniane, tutti oggi sanno che nessuno può fermarle, tutti sanno che sono colte, intelligenti, di granito, perdonano poco a sé stesse e ancor di meno agli altri, sono la colonna di un Paese, di un’antica e straordinaria civiltà. Banu è una donna iraniana non ha paura anche quando tutto sembra perso, quando il cuore è a pezzi e il corpo è provato da violenza e sofferenza. In una recente intervista la Soleymani ha definito Banu “la madre di una delle coraggiose ragazze che oggi protestano”, Banu è davvero un simbolo per le iraniane che da 150 anni come ribadisce la scrittrice chiedono la libertà di scegliere e autodeterminazione.

Gol- Banu o Banu all’inizio del romanzo è solo un’adolescente di una famiglia contadina di Shamsabad, con poche speranze e con un destino segnato, una roccia che cresce e che si nutre di libri, di cultura, una giovane che combatte per vivere in un mondo diverso, per liberarsi dalle maglie di consuetudini, tradizioni e convenzioni sociali. Crede nell’amore ma è lucida, vive patendo e sa che nulla potrà fermarla perché la sua mente e il suo cuore combattono la stessa battaglia. Ci sono tra i cortili ed i giardini, in un Iran rurale, in un villaggio vicino Kerman, i simboli di un’antica civiltà e di un futuro sofferto e l’evoluzione di un Paese che la Rivoluzione e poi la Guerra Iran – Iraq hanno illuso e tradito.

Le voci narranti sono le “voci di dentro” di un Paese che non sorride e non gioisce, un Iran che si tormenta e che per contraddizioni e strani meccanismi vive di dolore, di sospetto e di paure. I muri sono invalicabili ma sono anche la protezione dagli Altri, quelli che possono decretare il futuro e il presente della tua vita. Banu, prova a scappare, prova a tornare, prova a sopportare, prova ad amare, prova a fidarsi e prova a vivere, non smette di lottare mai anche quando le viene sottratto il figlio, la libertà e l’onore e anche quando la sua famiglia e gli amici la abbandonano. Un fidanzato promesso e non amato, un uomo amato ma che la vita non farà mai ritornate e un marito di 19 anni più grande, un uomo potente e temuto che Banu descrive così “Per tutto il tempo che ho vissuto con lui, la mia indigenza è stata come una statua cristallina creata per tormentarlo”. Per chi non conosce l’Iran e le sue figlie, madri, sorelle leggerlo sarà una scoperta travolgente, l’impossibile che diventa possibile perché come il Simorgh si può sempre rinascere dal fuoco. La determinata protagonista definita dal marito “la moglie intellettuale”, in contrasto con la l’altra moglie, scappa e prima di tornare volontariamente oltre il muro della sua prigione, si rifugia in una biblioteca e così dichiara a Monir:” Questa era l’ultima spiaggia, ora è il momento di ritirarsi”. Tra le pagine la voce della protagonista è un assolo violento e potente, gli uomini che si narrano non sono paragonabili, sono le vittime di una storia che li cancellerà, saranno sempre comprimari scialbi e privi di carattere, terrorizzati da donne fenomenali. La guerra quotidiana tra Banu e suo marito è descritta in maniera dettagliata e teatrale, Banu si confessa al suo carnefice (?) e gli chiede senza tentennare: “Non vuoi arrestarmi?” e lui che è una delle pedine del “gioco” di Banu gli risponde: “Come posso arrestarti? Sono mesi che sei mia prigioniera”.

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Lei, Gol- Banu, supererà tutto, le ferite e le cicatrici di una vita difficile rimarranno nel suo cuore, nella sua mente e sul suo corpo e soprattutto saranno la traccia indelebile della sua memoria. La strada della sua vita fatta di ostacoli, strazianti perdite, silenzi ed omissioni per sopravvivere, i segreti che per sempre la accompagneranno, tutto questo alimenterà il coraggio di Banu, il suo “gioco” di cui è artefice e vittima, è un labirinto sorprendente in cui emozioni, sorrisi e lacrime accompagnano chi legge in un mondo che non è così lontano dalla vita vera di molte donne.

Un inno potente questo libro, un racconto che spiega molte cose, per me una lettura difficile e sofferta, quell’Iran che ha saputo darmi tanto amore e tante emozioni, quelle donne che, come Banu mi hanno regalato racconti e amicizia, che hanno condiviso le loro vite, che mi hanno condotto per strade e giardini, che mi hanno teso la mano e mi hanno insegnato che il coraggio è donna. A quelle donne che, come Banu, sfidano la storia va il mio caldo abbraccio, il mio sostegno e le mie lacrime. A chi non ha vissuto tutto questo il mio invito a leggere questo libro per saperne di più e per tributare un applauso immenso ad una grande scrittrice Belgheis Soleymani e a tutte le donne iraniane di ieri, di oggi e domani. 

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