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Chiacchiaretta: "Così ho trasmesso in Italia la forza del bandoneon, strumento principe del tango"

Cesare Chiacchiaretta nato come suonatore di fisarmonica è diventato uno dei massimi virtuosi dello strumento reso celebre da Astor Piazzolla

Chiacchiaretta: "Così ho trasmesso in Italia la forza del bandoneon, strumento principe del tango"
Cesare Chiacchiaretta, virtuoso di bandoneon

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22 Maggio 2022 - 14.15


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di Azzurra Arlotto

Nel Teatro Municipale di Tunisi, per la terza serata dedicata alle Notti prima del Fortissimo Festival, si è tenuto il concerto Duettango di Filippo Arlia e Cesare Chiacchiaretta in onore del famoso musicista e compositore argentino Astor Piazzolla. Si tratta di un concerto che si basa sulla collaborazione tra due strumenti: il pianoforte suonato dal Maestro Arlia e il bandoneon suonato invece dal Maestro Chiacchiaretta.

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 Il bandoneon è un tipo di fisarmonica che venne inventato dal musicista tedesco Heinrich Band, da cui deriva il nome ed è fondamentale nelle orchestre di tango. In Italia è suonato a livelli professionale da pochissimi tra cui Cesare Chiacchiaretta, un virtuoso dello strumento in questione, che si dedica da sempre con particolare dedizione alla musica originale per fisarmonica, a quella di Astor Piazzolla e alla musica contemporanea.

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Da cosa nasce la sua passione per il bandoneon?

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Semplicemente mi piaceva la musica di Piazzolla e quindi compravo i suoi dischi e mi esercitavo con i movimenti delle dita e la postura davanti allo specchio con i suoi dischi in sottofondo. Io ho iniziato con la fisarmonica, che ora insegno al conservatorio di Foggia. Partendo dalla fisarmonica mi è stato più facile imparare perché più o meno l’emissione del suono è simile.

Com’è nata il pianista Filippo Arlia?

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Filippo Arlia ha fondato questo duo già da diversi anni, prima c’era un altro bandoneonista che per motivi personali è dovuto andar via. Arlia era alla ricerca di qualcuno che lo sostituisse e un amico in comune gli ha fatto il mio nome. Da lì è nato un repertorio più “studiato”. Prima venivano prese delle parti di violino e si adattavano, noi invece abbiamo lavorato sui due strumenti e adesso sono 15 anni che suono con Filippo.

È stato difficile lavorare insieme e far funzionare i due strumenti?

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Diciamo che in ogni duo c’è bisogno di essere compatibili gli uni con gli altri. Bisogna adattarsi. 

Qual è la storia dietro questo strumento?

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Tutti pensano sia argentino ma è uno strumento tedesco costruito da Heinrich Band, da cui il nome bandoneon. Veniva usato per sostituire l’organo nelle chiese, per accompagnare i canti liturgici. In Europa aveva una valenza sacra invece poi, andando in Argentina, si è infilato nei bordelli e in posti malfamati ed ha attirato l’attenzione dei musicisti del tango. Ed è ancora oggi lo strumento più rappresentativo del tango, vuoi per la forza del suono vuoi per la possibilità di essere passionale ed espressivo. 

Quanti sono i ragazzi del Conservatorio in Italia ad essere appassionati a questo strumento?

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In Italia i giovani sono pochi, sono più orientati per la fisarmonica. Da un certo livello in poi iniziano a suonare anche il bandoneon. Non è uno strumento immediato come il pianoforte in cui ti siedi e suoni, ha le sue difficoltà come la disposizione dei tasti, l’uso di otto dita invece che dieci, bisogna avere una certa impugnatura e una certa postura, ci vuole forza nelle mani. Per i ragazzi che hanno ancora le mani deboli forse non è indicato.

Come ha vissuto il concerto al Teatro Municipale di Tunisi? 

Vedo delle buone potenzialità a Tunisi. Le strutture sono buone, bisogna solo fare un po’ di promozione in più. Non sono certo che il pubblico abbia capito cosa sia il tango o se lo conoscesse prima del concerto, ma l’importante è che sia stata una musica che è stata apprezzata. Per il resto nel Teatro l’acustica è eccezionale, ha una conformazione particolare diversa dai teatri italiani, si suona bene e sarebbe un peccato non sfruttarlo al meglio.

L’attività concertistica com’è, è ricca oppure si fa un po’ più di fatica?

Nel periodo del covid-19 non si è suonato ma c’è stata una sorta di rimbalzo anche perché è coinciso l’anno scorso con il centenario della nascita di Piazzolla. L’estate scorsa ho fatto trentotto concerti solo tra luglio e agosto. Non posso lamentarmi anche perché in Italia  i musicisti che fanno  concerti di un certo livello saranno tre/quattro non di più. Suono spesso anche da solista con orchestre sinfoniche.

Quando suona con l’orchestra ha margine di improvvisazione come in un duo?

Fondamentalmente sì, il direttore alla fine mi odia ma poi capisce. C’è un direttore che mi segue sempre in quello che faccio. Se c’è questo tipo di feeling funziona bene. Suonare con l’orchestra alla fine è come suonare in un duo, rappresenta una sola unità che viene condotta dal direttore. Di solito non ho problemi, ma bisogna essere fortunati a trovare le persone giuste con cui lavorare.

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