Marisa Laurito: abbiamo bisogno di una televisione di qualità che educhi al bello

La Direttrice del "Trianon" di Napoli e autrice del programma boom di ascolti "Serata d' Onore" questa sera su Rai 1 vestirà i panni di Rosa Scarpetta nel film "I fratelli De Filippo"

Marisa Laurito: abbiamo bisogno di una televisione di qualità che educhi al bello
Marisa Laurito
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30 Dicembre 2021 - 20.28


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di Alessia de Antoniis

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Il giorno di Natale Napoli, su Rai1, ha fatto il pieno di ascolti con “Stanotte a Napoli” di Alberto Angela e “Serata d’Onore” di Marisa Laurito, che rilancia il primo dell’anno con un’altra Serata d’Onore, stavolta dedicata a Sergio Bruni.

Marisa Laurito, “attrice, cantante, artista di arti visive e cuoca. Una vita di teatro, cinema, tv, arte e spettacolo”, come si descrive nella sua pagina facebook, non è interessata allo share.

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“Mi fa piacere sapere che è stato il terzo spettacolo più seguito in tv il 25, ma gli ascolti mi stanno antipatici. Amerei di più quello che veniva definito indice gradimento.
Abbiamo fatto un programma bello, elegante, con un ottimo equilibrio fra informazione, divulgazione e spettacolo. Abbiamo raccontato un Caruso grande protagonista della lirica, del bel canto, ma anche un fantastico cuoco e il primo fautore del made in Italy nelle Americhe. “Serata d’Onore” è stato un programma di grande qualità, come lo è stato quello di Alberto Angela, che ha reso onore ai napoletani.

Quando mi ha chiamata, stavo guardando un programma dove presentavano un libro che parla di quanto le mafie e le camorre siano assatanate per i soldi che devono arrivare dall’Europa. Ma diceva anche che oggi la capitale della mafia è Milano. Perché allora, quando si parla di camorra, si parla sempre e solo di Napoli? Alberto Angela ha reso giustizia a questa città raccontando le cose belle di Napoli. E lo stesso abbiamo fatto noi con Caruso e lo faremo ancora con Sergio Bruni.

Quindi c’è posto per una televisione di qualità
Non c’è solo posto, ma credo ci sia bisogno di una televisione elegante e che educhi al bello. La Rai, in tempi passati, educava al bello e al parlare bene in italiano, sia agli italiani che a quelli che erano fuori dall’Italia. Oggi c’è necessità di qualità al posto di un trash dilagante che è diventato insopportabile. E ciò è grave soprattutto nella televisione di Stato. Con i nostri programmi su Napoli andati in onda a Natale, abbiamo dimostrato che si può fare cultura rimanendo leggeri e simpatici.

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Dopo Caruso, Sergio Bruni…
Era un cultore del bel canto. Al culmine del suo trionfo ha smesso di lavorare rifiutando tournée mondiali per tornare a studiare canto. Io l’ho conosciuto. Era estremamente esigente. Nella trasmissione abbiamo inserito un passaggio del film “I soliti ignoti”, dove Monicelli fa dire a questi ladri: facciamo il colpo quando Sergio Bruni canta a Sanremo perché è l’unico momento in cui l’Italia si ferma. Era definito “la voce di Napoli”. Una voce in cui tutto il popolo napoletano si riconosceva. Il 1 gennaio si esibiranno grandi artisti amanti della canzone napoletana, come Tosca: un personaggio incredibile che non è napoletana, ma canta alla perfezione in napoletano. Non mi era mai capitato. Poi Enzo Gragnaniello, la Compagnia di canto popolare, Andrea Sannino, Tony esposito ed Enzo Avitabile.

Lei è, insieme a Giorgio Verdelli, autrice del programma. È anche direttrice del teatro Trianon Viviani di Napoli. Sono ruoli dove le donne arrivano purtroppo raramente. Non siamo all’altezza?
Donne in grado di ricoprire questi ruoli ci sono, ma sappiamo che l’Italia è ancora molto maschilista. Non ce ne sono abbastanza neanche nelle quote rosa dei governi. Mi hanno fatto un regalo dandomi la direzione del Trianon Viviani: è un antico teatro popolare. È qui che abbiamo ospitato le due puntate di “Serata d’Onore”. Da anni avevo un’esigenza: creare un teatro che si occupasse della nostra musicalità, che parte dei canti sacri del Quattrocento, attraversando l’Opera buffa, il Settecento, fino ad arrivare ai personaggi che hanno reinterpretato e reso famosa la canzone napoletana nel mondo, come Peppino di Capri, Pino Daniele e tanti altri. Ci sono anche dei giovani straordinari che non avevano un palcoscenico e ora, con il Trianon Viviani ce l’hanno.

Al Trianon ha inaugurato anche una Stanza delle meraviglie…
La Stanza delle meraviglie è una stanza di immersione virtuale nella canzone napoletana. Un turista che abbia voglia di capire, in mezz’ora, cos’è la nostra storia, entra in questa stanza e viene travolto dalle musiche più belle dai primi del Novecento. È tutto virtuale, come i quadri dell’Ottocento e del Novecento napoletano che si animano alle pareti.

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Stasera arriva in Rai “I fratelli De Filippo”, dove interpreta Rosa Scarpetta. Una storia complessa. Lei ha iniziato a fare teatro con Eduardo. Cosa pensa della versione di Sergio Rubini?
Il passato o scompare o viene ricordato. Il film di Rubini racconta la storia che non molti sanno, terribile e faticosissima, di tre enormi artisti italiani. Per questo Rubini ha fatto un’operazione straordinaria, perché credo sia stato l’unico a raccontare la verità su questa famiglia, su quanto sia stato duro l’inizio per Eduardo, Titina e Peppino, nonostante fossero più bravi dei figli dello stesso Scarpetta; sul loro essere figli illegittimi, trattati con disprezzo e crudeltà. Rosa Scarpetta, non si dice nel film, era stata l’amante del re, dal quale aveva avuto un figlio, Mimí, che, per decisione dello stesso re, non avrebbe mai dovuto recitare. Fu grazie a questa relazione che Rosa riuscì a ottenere soldi e teatri, consentendo al marito di iniziare il suo mestiere. Rosa fu l’amministratrice della famiglia Scarpetta: tutto accadeva dietro le trame che lei componeva. Compresa la sparizione delle famose tre lettere indirizzate ai figli De Filippo. Che poi erano i figli della figlia della sorella.

A Milano, a gennaio, Napoli sarà ancora protagonista: con Geppy Gleijeses porta in teatro “Così parlò Bellavista” di Luciano De Crescenzo…
Speriamo di arrivarci a Milano. Le notizie che arrivano non sono buone. Il covid ci ha tagliato le gambe. Per programmare un teatro bisogna partire con un anno di anticipo e non riusciamo più a farlo. Poi c’è questa paura che serpeggia… la gente ha paura, è inutile negarlo. Ma noi faremo di tutto per esserci.

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