Una vita da nomadi nello stile "Camper life"

La storia ci insegna che per necessità o per scelta, le popolazioni umane migrano da milioni di anni. Da sempre, di fronte a guerre, amore, povertà, disastri naturali e curiosità gli uomini e le donne del mondo si spostano.

Una vita da nomadi nello stile "Camper life"
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25 Novembre 2021 - 20.03


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di Linda Salvetti

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C’è chi ha deciso di mollare tutto e di vivere nei luoghi più remoti del pianeta, al di fuori delle convenzioni sociali. Alcuni, spinti da un’indefesa ricerca di libertà; altri, perché rigettati dal sistema, e altri ancora, annoiati dalla propria agiatezza per soddisfare la voglia di avventura. Tutti, prescindendo dalle motivazioni, svegliandosi ogni giorno in un posto diverso e sfidando la natura più incontaminata.   
Di chi parlo? Di tutti coloro che hanno scelto la ” Camper Life”:  ovvero una forma di nomadismo che riflette uno stile di vita essenziale e on the road. Certo, c’è sempre chi viaggia nel confort della prima classe, chi beve uno Spritz su un’isola deserta, chi come “l’idiota in viaggio” del sociologo Jean-Didier Urbain fa il turista e c’è anche chi mette piede sulla luna. Ma la vera sfida di oggi è quella dei nuovi stili di vita itineranti. 

La storia ci insegna che per necessità o per scelta, le popolazioni umane migrano da milioni di anni. Da sempre, di fronte a guerre, amore, povertà, disastri naturali e curiosità gli uomini e le donne del mondo si spostano. Come ha scritto il filosofo Telmo Pievani, “è così che ci siamo evoluti”, viaggiando, fra oceani e terre emerse; dai lunghi pellegrinaggi a piedi alle grandi esplorazioni in nave, dai primi spostamenti in treno a quell’umanità dei più, carichi di pacchi, che si sposta in aereo, fino al turismo di massa. 

Il viaggiatore, del reale o dell’immaginario, si trasformò da esploratore in turista, le piazze in metropoli globali e si diffusero i villaggi del consumo. Nessuno voleva che la terra fosse bistrattata. Eppure, viaggi, scambi e migrazioni se da un lato hanno aperto la globalizzazione, dall’altro hanno chiuso confini e portato con sé il rifiuto di ogni integrazione. 

Ebbene, forse oggi per alcuni di noi è forte il bisogno di riappropriarsi dei propri ritmi, lenti o veloci che siano, e proprio il camper è diventato lo spazio, seppur stretto, di questa sconfinata libertà. 
Questo stile di vita lo troviamo nel romanzo On the Road – Sulla Stradadi Jack Kerouac, dove lo stesso autore è protagonista insieme al suo compagno di viaggio Neal Cassady di un vagabondaggio, ispirato dal sentimento controcorrente della Beat Generation, lungo le infinite strade degli Stati Uniti d’America, senza mai stancarsi, fino a toccare i territori più selvaggi del Messico. E poi, nel road movie dell’anima Supernova di Harry Macqueen. Un piccolo grande capolavoro con Stanley Tucci e Colin Firth e nel mezzo un camper che li porta in viaggio per l’Inghilterra con sogni e speranze condivise. E infine, in Nomadland, film che ha trionfato agli Oscar con la grande regista Chloé Zhao, tratto dal libro della giornalista Jessica Bruder.outstreamQui, l’attrice Frances McDormand, nei panni della protagonista sessantenne Fern, dopo aver perso il marito e il lavoro durante la Grande recessione, lascia la sua città e attraversa l’America più nascosta a bordo del suo van.

Al di là del cinema e della letteratura, semplicemente digitando su Youtube le parole chiave “come vivere in camper” oppure “camper life”, si trovano molte storie vere di donne e uomini che hanno scelto questo stile di vita, chi per allontanarsi dalla società convenzionale, come un nomade moderno e chi invece, per ritrovare uno spazio di estrema familiarità. 
Oggi, questa passione è diventata anche soggetto e oggetto di comunicazione, tanto che nel cuore di Arezzo, un camper anni ’80 è stato trasformato quasi in una persona, dal nome Franco “il nomade”. 
A suo modo, la camper life evoca una riconciliazione. Mette a tacere i miti di un mondo frenetico e cerca il silenzio. Tuttavia, viene da chiedersi: la camper life è solo un nuovo stile di vita itinerante o forse la sconfitta della modernità? 

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