Il pediatra: "Barbie vaccinologa? Immagine positiva promossa al 101%"

Italo Farnetani, ordinario di pediatria della Libera Università Ludes di Malta: "Un messaggio positivo sulla scoperta del vaccino che è un qualcosa anche di formativo".

Barbie vaccinologo e Sarah Gilbert, creatrice del vaccino anti-Covid di Oxford-AstraZeneca
Barbie vaccinologo e Sarah Gilbert, creatrice del vaccino anti-Covid di Oxford-AstraZeneca
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4 Agosto 2021 - 19.54


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“E’ un’immagine estremamente positiva sotto tutti i punti di vista, sia come elemento formativo sia etico, quindi promossa al 101%”.
Così il pediatra Italo Farnetani, ordinario di pediatria della Libera Università Ludes di Malta, ha commentato la nuova Barbie ‘vaccinologa’, creata dalla Mattel in onore della co-creatrice del vaccino anti-Covid di Oxford-AstraZeneca, Sarah Gilbert.
“Le Barbie si sa che sono un oggetto molto apprezzato e amato dalle bambine dai 2 anni in poi. Nella fascia di età tra 2 e 5 anni – ha spiegato l’esperto – i bambini non compiono ragionamenti autonomi, ma memorizzano certe immagini come un computer e poi le riutilizzano, perciò chiaramente memorizzare un modello positivo di donna è importante dal punto di vista formativo. E questo come modello è perfetto – ha affermato il pediatra – perché rappresenta una donna in cui non viene privilegiato l’aspetto della forma, ma quello del contenuto: una donna inserita nella società con le stesse opportunità che hanno gli uomini, senza che perda la propria femminilità e bellezza.
Le bambine tra i 6 e i 10 anni che continuano a usare le Barbie – ha aggiunto il medico – non memorizzano più solo il modello come fanno tra i 2 e i 5 anni, ma ragionano su quello che vedono. Perciò chiaramente possono replicare questo modello”.
Ma in questa nuova bambola in camice bianco c’è di più. “Dal punto di vista etico – rileva Farnetani – è un’idea estremamente bella perché si dà questo messaggio positivo sulla scoperta del vaccino che è un qualcosa anche di formativo”.
“Il vaccino – ha concluso il pediatra – è quella cosa che i bambini fanno soprattutto i primi anni di vita e devono sapere che non è il male della puntura, ma la prevenzione di malattie più gravi”.

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