Battiato, l'arte di realizzare la saldatura tra ricerca spirituale e sperimentazione artistica

Ci ha accompagnato portando il complesso nella nostra semplicità, ma anche portando la nostra la semplicità nel complesso. Tramite l’arte, la musica, tante musiche, fiabesche poesie colte e ripetibili

Franco Battiato

Franco Battiato

Riccardo Cristiano 19 maggio 2021

Franco Battiato ha raccontato che amava le persone eccentriche. Io ho amato Battiato, pur seguendolo sporadicamente, perché amo le persone che non possono essere etichettate. 

Ci sono due orologi di cui non si parla nella più famosa canzone di Franco Battiato, quella in cui si parla di “gesuiti euclidei vestiti come bonzi per entrare a corte degli imperatori della dinastia Ming”. Sono i due orologi che quei gesuiti euclidei, guidati da Matteo Ricci, portarono come dono a corte. Quei due preziosi doni avevano bisogno di manutenzione e cura e proprio in questo si celava il senso del dono: trovare nella cura la scusa per essere richiamati a corte.

 

Padre Gianni Criveller, scrivendone su “Mondo e Missione”, mi ha fatto apprendere in queste ore  che, ovviamente, non erano vestiti da bonzi, ma da dotti confuciani (lui ha scritto da letterati) e che questo accadde tra il 25 e il 27 gennaio del 1601. Sarà stato un problema di verso? Sarà stato un problema di interesse per i bonzi? Di certo non è un problema come vestissero realmente i gesuiti, ma l’incontro. 

Cerco un centro di gravità permanente

Che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente

Over and over again

Per le strade di Pechino erano giorni di maggio

Tra noi si scherzava a raccogliere ortiche

Non sopporto i cori russi

La musica finto rock la new wave italiana il free jazz punk inglese

Neanche la nera africana

Incontro è musica per Battiato, ma anche popoli. Per questo nel 1992 cantò a Baghdad, dopo la guerra del Golfo. Incontro, eclettismo, spiritualità, amicizia. Forse è questo il “centro di gravità permanente” che lo ha portato a rispondere a chi gli chiedeva se fosse di destra o di sinistra dicendo, “sto in alto”. Il vento non soffia per terra. Ma soprattutto non soffia solo qui, ma ovunque. In questo, ritengo, fosse davvero siciliano. E questo nella storia culturale di Franco Battiato è quel che oggi mi interessa di più.

 Ricordo che all’inizio, dopo un impatto difficile, il mio interesse per l’islam venne dalla scoperta che per un mio interlocutore musulmano  “l’islam è la religione che crede in tutte le religioni”. Il musulmano, mi disse “crede in Maometto, sigillo dei profeti, crede in Gesù, definito “parola di Dio”, crede in Mosè, profeta di Dio, crede in Abramo, padre comune”. 

Forse questa idea ci consente di capire che lo spirito è ovunque, non solo dove si crederebbe in lui. In questo senso io credo che Battiato abbia offerto un grande contributo a tutti quelli che apprezzando la sua musica hanno apprezzato anche la sua ricerca spirituale. Si dice spesso che Battiato è stato attento, aperto a bonzi e sufi e ancora. Ma questa apertura era dentro di lui, ed essendo dentro di lui ha aperto ad altro la spiritualità di bonzi e sufi, non solo la nostra.Ecco perché non mi ha sorpreso che alcuni cattolici, pur apprezzandolo, abbiano rinnovato in queste ore la loro critica a Giovanni Paolo II per aver fatto cantare Battiato in Vaticano.

La sua non è la musica di chi ha lui tutta la “Verità”. Confesso di avere un problema con la “verità”, con o senza maiuscola. Mi piace cercarla e allora capisco, forse sbagliando, perché il direttore de La Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro, ha scritto che “quello che Franco Battiato ha realizzato in maniera potente e straordinaria è la saldatura tra ricerca spirituale e sperimentazione artistica”. Io questo lo chiamo “incontro”. Incontro artistico, incontro spirituale. E’ chiaro che per un uomo testo all’incontro c’è apertura, quindi la sua spiritualità non poteva essere confessionale. Per me è una spiritualità che riesco a immaginare o sentire o immaginare più vicina a quella di Dio,  se fosse il creatore di tutte le cose, quindi anche di altre spiritualità.

 

Così la ricerca di Battiato ha facilitato l’ascolto, l’incontro musicale, con la comunicazione trasversale della spiritualità. E per me oggi, riascoltando qualche suo brano su Internet, diviene meno  misterioso capire cosa dicesse uno dei padri dell’umanesimo, Nicola Cusano, il cardinal Cusano, quando parlò di “una religione secondo diversi riti”. Non diceva che esista una sola religione, uguale per tutti, no, mi sembra  dicesse che tutti adoriamo Dio secondo riti diversi, che sono le nostre religioni, le varie confessioni. Non c’è una super-religione in Battiato, c’è l’incontro dei venti, dei modi diversi in cui soffiano, musicano, secondo un unico disegno in diversi modi, come la religione si manifesta in diversi riti.

Sulla pagina di padre Spadaro, gesuita forse euclideo come Matteo Ricci, trovo questa citazione di Battiato: “ Non sono uno di quelli che siamo nati dagli aminoacidi, dai microbi come i vermi del formaggio, che poi di colpo sono diventati una scimmia, e poi la scimmia è diventata un uomo. Scusate, non voglio offendere gli atei, ma non hanno approfondito bene l’esistenza dell’essere umano e la complessità, la genialità degli artisti.” Di questo testo mi ha interessato soprattutto il termine “complessità”. Come mi ha interessato la sua frase sulla sua morte: “quando morirò dirò che muoio forever”. Qui c’è il nostro desiderio di “sempre”, come quando diciamo “ti amerò per sempre” sapendo che sarebbe impossibile, visto che non viviamo per sempre.

 

Battiato ci ha accompagnato portando il complesso nella nostra semplicità, ma anche portando la nostra la semplicità nel complesso. Tramite l’arte, la musica, tante musiche, fiabesche poesie colte e ripetibili. E’ questo che attraeva e affascinava chi, come me, non può essere confessionale. La musica di Battiato e la spiritualità di Franco Battiato mi hanno aiutato a restare quel che sono, consapevole che sono gli incontri che posso fare e faccio la mia possibile ricchezza. Mentre cerco, come tutti. Ma nella consapevolezza. Ecco, incontrando Battiato ho incontrato un amico che parlava anche di me.