Les choristes, un film d'oltralpe da riscoprire

Si tratta di un film splendido per ambientazione (atmosfera soffusa e colori) soprattutto per una visione d'insieme che restituisce secondo respiro e, in particolare, grandezza.

Les Choristes

Les Choristes

Fiorenza Loiacono 23 dicembre 2020

Qualche anno fa (2004) è stato realizzato Les Choristes – film di Christophe Barratier ambientato in Francia. Si tratta di un film splendido per ambientazione (atmosfera soffusa e colori) soprattutto per una visione d'insieme che restituisce secondo respiro e, in particolare, grandezza. Specificamente in relazione all'impegno e al lavoro – tramite un insegnante – impartito nell'armonia del gruppo. Esso ha molto da dire rispetto a quegli aspetti di natura e sviluppo su cui bisognerebbe insistere per rendere grandi gli individui – e di rimando il mondo.

Al fine di garantire voci al Paese che siano in grado di risuonare guidate da menti capaci di ascoltare. Un connubio – o un lavoro – da supportare (cui sarebbe da affiancarsi) perché, intendendolo, sia disseminato in ogni dove.

Figure quali Maria Montessori – o presumibilmente Claparéde – avrebbero desiderato questo: ovvero voci in grado di produrre - elargire parole non stonate, da effondere. Allargando anche la dimensione dell'eternità.

La musica, su un certo piano (per chi ne fosse ignaro) ha il potere di smuovere e trascendere e di, soprattutto, elevare. In particolare innalzare per il tramite del sentimento – ovvero dello (o degli) stati d'animo che riesce a smuovere – trascinando in là. Senza “naufragare” ma allontanandosi con l'immaginazione. A modularsi è specificamente un filo estensibile che cavalca molteplici luoghi associando eventi, figure, idee tra l'autorialità della partitura e chi, a propria volta, verrà messo in grado di essere educato a quel suono. Offerto a propria volta da altri affinché si diffonda. Il pubblico – gli spettatori (i genitori) nei quali animi potrà ancora depositarsi. Al fine di un futuro rigoglio.                    

Il maestro Clement Mathieu è straordinario.

Lo si vede – mentre ingegnandosi, produce – al fine di recuperare quei bambini (futuri ragazzi) che nel frattempo avranno presumibilmente conservato qualcosa da portare avanti ancora.  Sviluppandola da sé o tramite la presenza solerte di figure che siano in grado di entusiasmare traghettando su un possibile versante migliorativo soprattutto attraverso il compimento di un lavoro di cui siano – si spera – appassionati.

Un simile elemento, infatti, gioverebbe moltissimo nella realizzazione di quel compito straordinario che solo attraverso un nobile movimento d'anima – dispiegato o imposto – dall'amore del – come fa Arendt riferendosi alle cosiddette memorie di Agostino d'Ippona – che quale esercizio di visione e volontà dovrebbe essere in grado di discernere lanciando il seme allo scopo di far fiorire: un tesoro, come si diceva, destinato a essere. Divenire.

Mathieu rinfocola, spinge e dà – lui che sa – affinché si riprendano – il co-protagonista è stato in carcere – al fine, probabilmente, di avviarli. Non fallisce, poiché il suo potenziale è lì: pronto a esprimersi e effondersi per il tramite di quelle sonorità e quegli sguardi – anime – che al fine di dare devono prima di tutto rispecchiarsi nel suo trasporto per una simile passione – la musica – e quei fiori che, senza essere redarguiti, dovrebbero essere in grado di proseguire per il tramite e sulla base di una tale effettiva valorizzazione.