Come fare le rivoluzioni: l'esempio di Persepolis

Dati i tempi che corrono sarebbe bene rinfrescare la memoria con la presentazione di alcune opere. Prima tra queste Persepolis, realizzata da Marjane Satrapi insieme a Vincent Paronnaud nel 2007

Persepolis

Persepolis

Fiorenza Loiacono 13 dicembre 2020

Dati i tempi che corrono sarebbe bene rinfrescare la memoria con la presentazione di alcune opere.

Prima tra queste Persepolis, realizzata da Marjane Satrapi insieme a Vincent Paronnaud nel 2007 e tratta da un graphic novel omonimo creato dall'autrice a cavallo fra il 2002 e il 2003.

In particolare, a esserne al centro è la figura (in tal senso si tratta di un lavoro autobiografico) della stessa Satrapi, la quale è cittadina di Teheran (Iran) in cui trascorre la prima parte – fino ai quattordici anni – della sua  esistenza (passata anche in altri luoghi).

Specificamente, i suoi punti di riferimento in questo contesto sono costituiti dai genitori, dallo zio Anush e dalla nonna – alla quale l'autrice associa un'immagine struggentelegata ai fiori e al profumo che da questi ultimi effonde mentre sono lasciati cadere dall'interno di un reggiseno dove la donna – dopo averli usati per profumarsi – li ripone.

Marjane è ritratta quale donna e bambina insieme.

In particolare, all'inizio del film la si vede mentre, abbastanza abbattuta, siede visibilmente sconsolata mentre è in un aeroporto in attesa di imbarcarsi su un volo diretto a Teheran.

È esattamente in questo frangente che innanzi a lei si anima, assumendo forma sostanziale, ovvero presente, vivace la piccola Marji così com'era nell'anno 1978 – periodo della rivolta – poi descritta come rivoluzione ispirata dall'islam – contro lo Shah.

Questa bambina che con l'interpretazione del corso degli eventi Satrapi mostra, si presenta  quale rediviva. Si muove, inneggia, gioca, esaltata. La nonna e lo zio cercano di guidarla.

Una volta adolescente rifiuta l'ordine scolastico imposto da un potere soffocante mentre compera di nascosto i dischi che le interessano. È oltremodo non sottoposta ad altri se non alla educazione – per quanto pertiene i limiti e i consigli – dei familiari. Suo zio, prima di essere torturato, le dona un cigno di cui la bambina avrà presumibilmente cura.

La storia di Marjane è anche quella di uno sradicamento immenso – i suoi genitori la inviano recisamente a studiare a Vienna poiché lei è estremamente ribelle – città nella quale ha modo di incontrare un'umanità varia – più o meno deteriore o comprensiva (spesso le danno della prostituta sulla base di una appariscente bellezza o, stranamente, soffermandosi sulle sue origini iraniane). 

Marjane evidenzia di provenire da un paese dove la dittatura (o un potere di carattere totalitario fondato su una rappresentanza ignobile) semina tempesta spargendo frantumazione  esistenziale per il tramite, specificamente, di omicidi e allontanamenti (o dipartite) necessari.

Persino l'unico maschio degno che incontra la utilizza di fatto alla stregua di un puntello narcisistico anziché preoccuparsi a propria volta non solo del retaggio ma anche del talento della stessa Marjane.

Di fatto, se una culla della civiltà – ovvero un paese dal passato glorioso come l'Iran, la umilia costringendola di fatto alla fuga – l'Europa la accoglie offrendole al contempo riparo e possibilità di sviluppo. Tuttavia già a partire da quegli anni –  il graphic novel si sofferma in particolare sul decennio immediatamente successivo alla presa di potere da parte dell'islam – qualcosa emerge sul piano del cosiddetto sfaldamento – ovvero di lesività sul piano della conquista  di fiducia – per quanto specificamente pertiene quel collante, fatto di comprensione e affetto,  riguardante la cosiddetta tenuta delle relazioni umane secondo sguardo profondo.

Così Marjane – nella solitudine senza spensieratezza – sbanda, fuma, ma si rialza. È curata da una figura (un medico) che – mentre lei, letteralmente, sputa sangue – la invita, con garbo – per  il motivo secondo cui è salutare – a rimettersi.

In questo modo ha, quindi, possibilità di emersione la sua storia. Una storia in cui a un grande talento è data la certezza di sprigionarsi – come si è visto nel corso degli anni – a partire da una situazione di cosiddetta riduzione all'immiserimento materiale e senz'altro rispetto al dispiegarsi di un farsi essenziale della speranza. Si spera, a tal proposito, che in sé in relazione alle situazioni più belle in cui si è imbattuta durante il suo percorso, Marjane sia riuscita a recuperare quanta più linfa possibile da ogni eventuale stilla che tra (medio)Oriente e Occidente – in questo caso – le è stata incidentalmente o intenzionalmente – al di là dell'imbarbarimento collettivo – offerta.