Stefano Bollani incanta l'Auditorium: la bellezza di riascoltare la musica dal vivo

Bollani suona il pianoforte non solo con le mani ma con tutto sé, con tutto il corpo, diventa musica.

Bollani

Bollani

Chiara D'Ambros 20 luglio 2020

La sensazione di quanto sia prezioso ritrovarsi, poter di nuovo godere assieme della musica dal vivo è dirompente, forse tanto quanto la musica che Steafano Bollani crea e che ieri sera alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica ha entusiasmato e divertito tutti gli spettatori. 

Sale sul palco doppiamente emozionato Bollani, è Prima Mondiale di Piano Variations on Jesus Christ Superstar e la prima volta che torna a suonare in pubblico dopo il lockdown. Anche per molti spettatori è il primo concerto dopo la lunga pausa forzata di tutti gli incontri collettivi. 

Pianoforte accordato a 432HZ anziché i convenzionali 442Hz, perché frequenze più alte non fanno bene al nostro organismo, Bollani apre il concerto con un omaggio al Maestro Ennio Morricone cui l’Auditorium sarà presto intitolato. Poi saluta il pubblico e presenta il suo nuovo lavoro o meglio capolavoro, la rivisitazione in sola chiave pianistica delle musiche Jesus Christ Superstar, la storia della Passione di Gesù tratta dai Vangeli Apocrifi. Opera nota al grande pubblico grazie al film musicale diretto da Norman Jewison ma che originariamente era un musical con i testi scritti da Tim Rice e la musica scritta da Andrew Lloyd Webber, che Bollani cita e ringrazia per avergli concesso il permesso di fare questa operazione. 


Bollani suona il pianoforte non solo con le mani ma con tutto sé, con tutto il corpo, diventa musica. Coinvolge il pubblico e lo fa partecipare tenendo il ritmo battendo le mani o schioccando le dita, e lo invita a cantare soprattutto alla fine del brano in cui canta Mariamaddalena e lo spazio si riempie del suo canto: “Everithing is alright, everithing is alright”, che oggi per ognuno di noi ha un sapore più intenso.
Note lievi e dolci si alternano a prorompenti passaggi. Energia pura, tanta da far saltare il pedale del pianoforte. Pausa forzata. Preoccupazione. Ma tutto viene riparato in fretta. Bollani oltre che musicista è animale da palcoscenico, parla con il suo strumento, gli ricorda che non suona in concerto da 7 mesi, “che cosa si aspettava?” Non può che essere irruento, arrabbiato, felice fino all’inverosimile, passionale. La sua energia riempie tutto lo spazio e contagia assieme alla meraviglia della sua musica che commuove e riempie di felicità al contempo chi ha il privilegio di assistere, ascoltare. Fa sentire il cuore battere forte e l’amore su cui più volte Bollani richiama l’attenzione, perché si può credere o non credere ma Gesù è stato su questa Terra e come dice Mariamaddalena in un brano: “I don’t know how to love him”, “non so come amarlo”, ma di amore si tratta. 

Dolcezza, intensità, divertimento. Un grande spettacolo ieri sera sotto il cielo di una Roma ancora frastornata, che cerca piccoli spazi di normalità. Applausi forti ed entusiasti, nonostante il pubblico diradato, sia in platea e che negli spalti, per noti motivi di sicurezza, ottengono un bis.

Bollani lo concede e chiede al pubblico 10 brani che vorrebbero sentire. Prende nota e inizia una geniale carrellata intrecciando note blues, alla voce di Jannacci prima e Paolo Conte poi, sonorità brasiliane a lui care, per chiudere con note di Jazz. 

E’ una notte speciale, gli applausi ancora non si fermano, la generosità del Maestro Bollani neppure, e concede ancora un bis e poi tutti a casa con la musica e il sorriso nel cuore.