Festa del Primo Maggio, Mariano Rigillo legge le riflessioni di Giuseppe Di Vittorio

Il brano di un intervento di Giuseppe Di Vittorio sul 1° maggio pubblicato su “Lavoro”, settimanale della Cgil, il 26 aprile 1953.

Mariano Rigillo

Mariano Rigillo

globalist 1 maggio 2020

Il brano di un intervento di Giuseppe Di Vittorio sul 1° maggio pubblicato su “Lavoro”, settimanale della Cgil, il 26 aprile 1953.


 




il lavoro non può espandersi, secondo i crescenti bisogni dell’uomo; non può utilizzare tutta la sua potenza creatrice, per soddisfare le incessanti esigenze di vita e di progresso dell’umanità. Da questo sistema di predominio del capitale, da questo sistema di sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sorgono le crisi, la disoccupazione, la miseria, di cui soffrono le popolazioni.
Da questo sistema d’ingiustizia e di sopraffazione, sorgono le cupidigie e le brame di rapina dei grandi monopoli su altri Paesi, su altri mercati, su altre fonti di materie prime. Di qui, sorgono le guerre imperialistiche, coi loro inseparabili e terribili cortei di massacri, di distruzioni, di lutto, di carestia. Il Primo maggio, pertanto, i lavoratori del mondo intero, celebrando la potenza invincibile del lavoro, rivendicando il loro diritto alla conquista di migliori condizioni di vita riaffermano la loro volontà collettiva di accelerare la marcia verso l’emancipazione del lavoro, che libererà tutta l’umanità dal timore delle crisi, dalla paura della fame, dall’incubo della guerra, ed aprirà ad essa la via radiosa del benessere crescente e d’un più alto livello di civiltà. Il lavoro è creatore di beni; il lavoro eleva gli uomini, li rende migliori e li affratella; il lavoro è pace…”.


 


In collaborazione con


NCmedia Ufficio Stampa
N.Conticello M.Giovannone
www.ncmedia.it
@instancmedia