Alessandro Colombini, la musica nel sangue

Un nome fondamentale per la musica italiana che oggi compie 84 anni, sessanta nei quali trascorsi nell'industria musicale

Alessandro Colombini

Alessandro Colombini

Stefano Pignataro 11 aprile 2020

Intervenendo in un seminario dedicato a Lucio Dalla, in particolare alla presentazione de “Lucio Dalla-Legacy Edition” organizzata da “Recensiamo musica” con la partecipazione di John Vignola, Alessandro Baronciani e Maurizio Biancani, Alessandro Colombini ci tiene a sottolineare una prerogativa che lo ha accompagnato nel corso di una carriera discografica per oltre cinquant’anni e che ancora delinea la sua linea e le sue regole: “L’artista quando è in procinto di presentare un proprio lavoro deve, certamente, emozionarsi per il proprio lavoro ma più importante è che debba emozionare me, che sono un estraneo alla sua arte che è solo sua. Questo comportamento deve far sì che io, emozionandomi, possa avere allo stesso tempo la possibilità di emozionarmi ed il mezzo per trasformare la sua emozione”.


Per i giovani d’oggi dire chi sia Alessandro Colombini, detto Sandro, risulta essere allo stesso tempo facile e difficile. Facile poiché rappresentando Colombini un simbolo della musica italiana nel mondo, avendo prodotto gli album non solo più venduti e celebri ma anche che, in un qualche maniera, hanno mutato l’immaginario collettivo musicale (basti citare, anche per chi non dovesse conoscerli, dischi come “Solo solo canzonette”, “Io sono nato libero”, “Come è profondo il mare); ma risulta allo stesso modo difficile cercare di far comprendere o far immedesimare noi giovani, immersi in un universo musicale emblematicamente mutato nel proprio Dna in cui tutto nasce, cresce, mangia e muore sul web o alla mercé di un canale YouTube, l’arte di Alessandro Colombini e di tutti i produttori suoi colleghi che di questo mestiere, hanno fatto un’arte servendosi solo ed esclusivamente del loro “Fiuto”, di una semplice impressione, un’idea o di un’emozione.


La storia di Alessandro Colombini, che oggi compie ottantaquattro anni di cui oltre sessanta trascorsi nella musica, comincia a Milano, sua città natia, dalla collaborazione con Walter Guerltrer. Il produttore e imprenditore svizzero (scomparso lo stesso giorno del compleanno di Colombini) nel corso della sua carriera ha lanciato e scoperto artisti come Adriano Celentano, Franco Battiato, Luigi Tenco, Vasco Rossi, Tony Dallara e molti altri, e offre al giovane Sandro un posto come ispettore delle vendite alla Jolly, casa discografica da lui fondata alla fine degli anni cinquanta. Da rappresentante della Jolly, il giovane Colombini nel 1960 passerà alla Fonit sino a quando avrà l’occasione di entrare nel neonato “Clan Celentano” su proposta dello stesso “molleggiato”. Sono gli anni in cui le etichette discografiche avevano un notevole peso sulla scelta del gusto musicale e molte sono le case che in quegli anni distribuiscono musica molte delle quali andranno a creare veri imperi discografici che nel corso degli anni si sono sapute adeguare alla moda ed alla differenze di costume. Di carattere pacato ma deciso, al giovane Colombini arriva una proposta di direzione artistica da quella che ancora oggi viene unanimamente riconosciuta tra le maggiori, la Disco Ricordi (oggi di proprietà della Sony Music). Lo stesso Colombini racconta che a favorire il passaggio alla Ricordi fu la cantante Milva che lo volle come suo produttore; le doti di Colombini non delusero e furono gli anni non solo più brillanti della casa discografica stessa ma anche più prolifici per il produttore milanese; in questi anni si imposero classici come “Non c’è più niente da fare” di Bobby Solo (che divenne colonna sonora conclusiva della troppo dimenticata serie “Tutto Totò” diretta da Daniele D’Anza), “Senza luce “ dei Dik Dik, “29 settembre “ dell’Equipe 84, “Bella Linda “ di Battisti e “Zingara”, ancora con Bobby Solo e Iva Zanicchi , canzone vincitrice al Festival di Sanremo 1969. Essendo divenuto, dopo il successo alla Ricordi, produttore discografico indipendente, un’altra creatura si viene a creare grazie al sodalizio con Mariano Rapetti (padre di Mogol); la Numero Uno. La Numero uno avrà vita breve (anche se produce la già citata Zingara) ed ai primi anni settanta, il giovane produttore milanese decide di ritornare alla sua tradizione di produttore discografico proponendo l’energia, la grinta ed la proposta musicale ed artistica di un giovane Edoardo Bennato che vedrà pubblicati i suoi album oggi classici come” Uffà, uffà” (1980) e nello stesso anno “Sono solo canzonette”.


Una giovinezza, quella di Alessandro Colombini, intensa come la sua attività intellettuale, che si sposa pienamente con ciò che deve caratterizzare il produttore musicale, un continuo movimento, una continua sperimentazione sul campo passando da genere a genere, a cantante a cantante, saggiando a lievi tratti il gusto e la capacità di ognuno di fare musica e riuscendo, in un perfetto amalgama tra arte e commercio, di tirar fuori la vera energia e la proposta di ogni artista.


Agli inizi degli anni ottanta, avviene un incontro che darà la possibilità ad Alessandro Colombini di continuare ad far si che la sua sensibilità ed il suo talento possa incontrare una strada ancora da costruire. Nel 1982 Antonello Venditti è reduce dal successo di “Buona Domenica” (1979) edito dalla Philips. La realizzazione insieme di “Sotto la pioggia” (1982) costituirà un sodalizio artistico ed umano che porterà il produttore milanese ed il cantautore romano ad oltre trent’anni di collaborazione producendo gli album più emozionanti e celebri del cantautore romano. Un “vendittiano” come chi scrive non può non dire grazie ad Alessandro Colombini assieme alle torme di appassionati che in quegli album hanno visto passare infanzia e giovinezza. La professionalità di Colombini unito al talento di Antonello Venditti hanno prodotto ventuno album l’ultimo dei quali è “Unica” (2011). 


Gli anni che vanno da metà ottanta sino ai nostri giorni sono anni non soltanto prolifici per il cantautore romano, ma anni fondamentali per una presa di coscienza chiara per quanto concerne idee politiche, storiche e sociali. Il tema del sottoproletariato romano, così fortemente e poeticamente trattato nei precedenti lavori (uno fra tutti Sotto il segno dei pesci prodotto dalla Philips dopo l’abbandono del cantautore dell’Rca) su una scia quasi di pasoliniana memoria, cede il posto, pur senza mai discostarsene, al tema dell’amore in tutte le sue manifestazioni pubbliche e private. In questo assetto, gli album di Venditti che saranno prodotti da Alessandro Colombini con la nuova casa discografica “Heinz Music” fondata nel 1984 dallo stesso Venditti, vedranno un felice percorso di musica e parola in cui il filo rosso è il legame che unisce produttore e cantante negli stessi temi trattati ma proposti in maniera differente secondo i tempi.


Da compagno di viaggio e da testimone della carriera quarantennale di Venditti, Colombini, come per tutti gli altri artisti che ha incontrato e anche come paroliere, ha potuto testimoniare quanto il fil musicale nei suoi temi cari dalla politica all’amore segua negli album da lui prodotti in trent’anni un preciso percorso che si rintraccia anche nei testi. Album apparentemente differenti tra loro come, tra i più recenti, “Dalla pelle al cuore” e “Unica” offrono, oltre ad una notevole nuova sonorità merito anche di un disco realizzato con il supporto del digitale, offrono delle commistioni estremamente interessanti : se nella canzone “Comunisti al sole” Venditti riformulava un’epopea realizzata da giovani comunisti moderni, nella canzone “Non ci sono anime (Unica”) che a prima vista sembra una canzone d’amore è in realtà una precisa presa di posizione per un mondo che “ancora non c’è”, come la definì stesso Venditti “lo sviluppo in chiave spirituale di “Sotto il segno dei pesci”. Il Venditti prodotto da Alessandro Colombini è il Venditti che riesce a dire la sua in un mondo sempre più frastagliato e disomogeneo ma che, grazie alla musica ed al testo và dritto al cuore delle “cose della vita”.


Una carriera, quella del produttore discografico che troppo spesso viene relegato ad una mera e meccanica condizione di finanziamento o di commercio, che può essere utile quanto indispensabile al fiorire delle idee che il cantautore vuole consegnare al proprio pubblico e che oggi giorno viene spesso soffocato da un pericoloso autodidattismo ma che insegna ad un eclettismo indispensabile per scoprire il bello. Alla domanda, contenuta nella stessa intervista citata, su quale fosse un suo maestro che gli mancava, Colombini rispondeva senza esitare Ennio Melis, il padre dell’Rca che avendo messo sotto contratto Lucio Dalla non avrebbe voluto nessun altro se non lui alla guida del progetto.


Una carriera, quella del produttore discografico che troppo spesso viene relegato ad una mera e meccanica condizione di finanziamento o di commercio, che può essere utile quanto indispensabile al fiorire delle idee che il cantautore vuole consegnare al proprio pubblico e che oggi giorno viene spesso soffocato da un pericoloso autodidattismo ma che insegna ad un eclettismo indispensabile per scoprire il bello.


Anche per questo, buon compleanno Maestro.