"Mio padre morto in casa, senza aiuto": il dolore nascosto del Covid-19

A raccontare, tra le lacrime, la morte di Sirio Marchesi è la figlia Asia: "Aveva una sete d'aria... fino all'ultimo secondo ci ha provato".

Asia Marchesi

Asia Marchesi

globalist 26 marzo 2020
Ogni giorno molti aspettano il bollettino della Protezione Civile delle 18, per il numero dei morti, dei contagiati, dei guariti. Tutti a sperare che la 'curva' si abbassi, perché quello è il nostro unico dato, la nostra sola bussola per cercare di orientarci in questa bufera che ci ha investiti in pieno. 
Ma lo sappiamo, perché in tanti ce lo hanno detto, che i dati sono inesatti. Lo ribadisce ogni giorno la stessa Protezione civile, che si barcamena tra numeri falsati, ritardi nei conteggi e soprattutto con la terrificante realtà che il virus è molto più diffuso di quel che si crede. E che al numero 'ufficiale' di morti e contagiati va aggiunto un altro numero, cinque o anche dieci volte maggiore, di chi è contagiato senza sintomi (ma comunque in grado di mettere in pericolo chi gli è intorno), e di chi muore senza che nessuno possa aiutarlo. 
È il caso di Sirio Marchesi, morto in casa. A raccontare, tra le lacrime, la sua morte è la figlia Asia: "Abbiamo mandato un'amica infermiera a cercare l'ossigeno. La prima bombola disponibile era a 40 km. Quando è arrivata era già andato. Aveva una sete d'aria... fino all'ultimo secondo ci ha provato". Suo padre se ne è andato così. Nessuno gli ha fatto un tampone.
Ma a rendere il racconto ancora più straziante è il fatto che sappiamo che i tamponi vengono fatti, e ne vengono fatti molti, anche a chi non ha nessun sintomo. Ed è questo a suscitare rabbia. "Perché ad alcuni si e ad altri no?" si domanda Asia, insieme a sua madre.