La 'lettera' di Massini a Babbo Natale: "Fai che lavorare significhi vivere e non morire"

Stefano Massini: "Vorrei che venisse cancellata una frase: cosa sei disposto a fare pur di lavorare? Perché dobbiamo sempre sottostare a un ricatto?"

Stefano Massini

Stefano Massini

globalist 19 dicembre 2019

"Qualche giorno fa sono andato in un mercatino di Natale" racconta Stefano Massini a Piazzapulita, "c’era un uomo che vendeva boccette con una polvere di vari colori che, mi ha spiegato, serve per fare le atmosfere colorate: la si getta sull’albero di Natale e quello diventa colorato. Un bambino la voleva comprata, ha chiesto 'Mamma, mi compri la Polvere magica?'. Polvere magica. A queste parole ho avuto un deja vu: pochi mesi fa sono stato a Taranto e ho conosciuto Ignazio, proprietario di un bar che esiste dagli anni ’50. Poi hanno costruito la fabbrica, che doveva portare vita, stipendio e prosperità. Il bar è diventato un punto di ritrovo degli operai. Hanno anche costruito una Chiesa, che doveva rappresentare il connubio tra Gesù e i lavoratori. Ignazio mi racconta che è diventata la chiesa dei funerali.


Ma cosa c’entra con la polvere magica? Ignazio mi dice che da bambino giocava con la polvere magica, quella polvere rossa che si depositava ovunque. Lui e i suoi amici ci giocavano, senza sapere che fosse cancerogena.


Quando sono andato a Taranto mi sono ricordato che io, da ragazzino, andavo in vacanza all’Isola del Giglio. Conoscevo sempre gente di altri luoghi, e un anno c’era una ragazza che stava sempre zitta. Un giorno però ha detto: 'sapete da dove vengo io c’è il vento colorato'. Nel 1991 nella provincia di Grosseto chiuse una fabbrica che emetteva anidride solforosa, che rendeva il vento arancione.


L’Italia è il paese delle polveri: ho visto con i miei occhi i fiumi intorno a Carrara diventare bianchi per lo sversamento dei rifiuti tossici, le foglie diventare nere a Cerano  per la fabbrica di carbone. Un paese dei colori, delle polveri tossiche, che fanno effettivamente una magia: prendono il lavoro, che ti dà da vivere, e lo trasformano in qualcosa che ti fa morire.


Riocordate le lettere a Babbo Natale? Quando scrivevamo qualcosa che sapevamo non sarebbe arrivato, ma la scrivevamo lo stesso. Ecco, io quest'anno chiederei che Babbo Natale spazzasse via una frase, che vale per l’Ilva come per il lavoro di tanti, troppi: che cosa sei disposto a fare pur di lavorare? Cosa sei disposto ad accettare? Ma Perché sui posti di lavoro deve esserci sempre un ricatto? Perché devi pagare, devi essere umiliato, perché la tua salute deve essere calpestata? Perché devi morire? Babbo Natale, portaci che lavorare significhi vivere, e non morire".