Indignez-vous!: sconfiggere le ingiustizie per fermare i nuovi fascismi

L'indignatevi di Hessel è sulla stessa linea della protesta civile - le sardine - che sta dilagando nelle piazze italiane, consapevole che lo scontento genera mostri politici

Le Sardine contro Salvini in Piazza a Bologna

Le Sardine contro Salvini in Piazza a Bologna

Antonio Rinaldis 27 novembre 2019

In una delle prime pagine de L’uomo in Rivolta Albert Camus definisce la figura del revolté con parole che ancora oggi sono una preziosa chiave di lettura per comprendere i movimenti che praticano il dissenso e la contestazione nei confronti del pensiero dominante. Un uomo in rivolta, scrive Camus nel 1957, è un uomo che dice No. Ma il rifiuto non è una rinuncia, non è una semplice negazione, perché lo schiavo, il proletario, l’oppresso, nel momento in cui si ribellano lo fanno in nome di un valore che evidentemente è stato negato. Un limite è stato superato, il sopruso, la menzogna, l’inganno non sono più sopportabili e dunque c’è il rifiuto, come l’ostinato e insondabile No dello scrivano Bartleby del racconto di Melville, che sceglie di non eseguire le funzioni che il suo capoufficio gli comanda. Ma se lo scrivano di Melville esprime un dissenso muto e senza prospettive, il revolté di Camus pronuncia un No attivo, perché è guidato, animato e sostenuto da un Sì prorompente, che è la difesa dell’umanità. Per questo la rivolta non è mai solitaria, ma sempre collettiva, ed è per questo che possiamo dire con Camus, Mi rivolto dunque siamo. La rivolta è un moto spontaneo che nasce in ognuno di noi, è l’insorgenza di un moto di rifiuto che però non rimane circoscritto nei limiti angusti dell’individuo, ma diventa protesta e movimento, perché lo schiavo, il proletario, l’infelice che si ribellano esprimono un appello che non può che essere collettivo. É l’uomo, l’umanità come valore che emergono, scaturiscono prepotentemente nel moto della rivolta che si fa coscienza comune.


Sembra essere questa la genesi della rivolta delle sardine. Un movimento che parte da un rifiuto, e che contiene un consenso. Il rifiuto dell’ideologia socialfascista con i suoi valori regressivi, tribali, fobici e soprattutto antistorici, perché fondata sulla convinzione del tutto errata che il benessere e la felicità si possono circoscrivere all’interno di un confine, di un territorio, di un popolo, di una nazione, mentre l’umanità altra, quella che resta fuori può tranquillamente affondare nella miseria e nella disperazione.


Non è la prima volta e non sarà l’ultima che nel momento più buio si accende la fiamma della rivolta. Nel 2010 Stephane Hessel un signore di 95 anni che aveva partecipato alla Resistenza antinazista in Francia, scrive un pamphlet che conquista il mondo, con un titolo assai significativo: Indignez-vous! Indignatevi! Al termine del suo breve scritto Hessel ricorda che la barbarie nazifascista è stata sconfitta, ma il pericolo di una sua ripresa non è stato scongiurato, perché persistono ingiustizie e disuguaglianze e disegna una strategia per le generazioni future, “creare è resistere, resistere è creare”. Creazione di un mondo di bellezza e resistenza all’oppressione sembrano inscindibili, perché dove c’è giustizia c’è armonia e quindi bellezza.


In fondo la protesta silenziosa che sta dilagando nelle piazze italiane è sulla stessa linea dell’indignazione che scuoteva la coscienza di un anziano combattente per la libertà, che aveva perfettamente compreso che una società ingiusta è il terreno di coltura per tutte le ideologie autoritarie, che utilizzano la rabbia e lo scontento per creare dei mostri politici.


E poi c’è la politica ufficiale, quella di Destra e di Sinistra che si schiera e giudica il movimento. Ci sono quelli che lo temono, perché ritengono che possa costituire un nuovo avversario, come la candidata-clone di Salvini alla Presidenza dell’Emilia Romagna, che li accusa di non avere proposte, e dall’altra parte ci sono quelli che lo accarezzano, sperando che possa risollevare le sorti traballanti della coalizione del centro Sinistra, impegnato nella disperata difesa dell’ultimo baluardo che non è stato ancora conquistato dai socialfascisti. Per entrambi si tratta di correggere il tiro dell’analisi, ammesso che di analisi si tratti. Ogni movimento è uno stato nascente, come aveva intuito Alberoni in uno dei suoi lavori più illuminati, Movimenti e Istituzioni, quando era ancora un sociologo, qualcosa che assomiglia all’innamoramento, una condizione molto particolare in cui sono presenti euforia, comunione e spontaneità. I partiti politici che chiedono programmi e proposte confermano di essere istituzione, e non possono comprendere il carattere innovativo, dirompente dello stato nascente.


In realtà il movimento delle sardine contiene delle proposte, e anche piuttosto chiare, come abbiamo cercato di spiegare. In un mondo cristallizzato e senza orizzonti la rivolta è già un programma politico che contiene visioni alternative: solidarietà, accoglienza, bellezza, felicità, umanità sono valori per i quali spendersi e impegnarsi. Alla Sinistra invece conviene avvicinarsi con modestia e rispetto, tenendo presente la differenza fra movimento e partito, fra una politica fluida e una politica solida, lasciando piena libertà al fluire delle energie spigionate, senza pretendere di rappresentarle, ma con la consapevolezza di poterle affiancare in un percorso che si spera fecondo. 


Lo sappiamo bene, d’altra parte, questo non è il tempo delle rivoluzioni, perché mancano visioni del mondo che possano sostenerle. Sono tempi incerti e precari, in cui come avrebbe detto Montale non possiamo chiedere parole che ci aprano mondi, ma dal silenzio assordante delle piazze italiane può sorgere un grido di protesta che è una forma elevata di dissociazione dalla marea montante che fino a qualche settimana fa sembrava sul punto di travolgerci.