Lo storico dell'ebraismo Calimani: "Il neonazismo avvelena le menti con facilità"

L'intellettuale dopo l’attentato antisemita ad Halle: "Questi atti vanno considerati alla luce del disagio e vigilati sul web, non sottovalutati"

Neonazisti

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globalist 10 ottobre 2019
di Stefano Miliani

«È molto facile avvelenare menti e luoghi ed è molto difficile bonificare i luoghi e le menti. Le forze politiche che vivono una crisi profondissima dovrebbero essere più attente». Dovrebbero prestare attenzione a quanto accade online, tanto per cominciare. Così osserva Riccardo Calimani, scrittore, storico dell’ebraismo italiano ed europeo, membro del comitato scientifico delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, riflettendo sull’attentato terroristico del neonazista Stephan Balliet ad Halle, in Germania. Calimani appartiene alla comunità ebraica in laguna e a margine commenta: «Erdogan, Orban, Boris Johnson, Trump … Siamo circondati e non parliamo di chi tra i nostri parla per slogan e dice di farci paura che poi ci protegge lui».
C’è il rischio che un episodio come l’attentato ad Halle venga sottovalutato?
Certo, c’è il rischio. Questi atti vanno presi nella giusta considerazione perché è vero che sono frutto di menti malate ma è anche vero che sono espressione di quel disagio, da tutti sottolineato, nell’ex Germania dell’est, la quale non è riuscita a riprendersi dagli anni del comunismo ed è in crisi economica.
Da quanto si legge il Paese è in crisi economica sì, ma fino a un certo punto rispetto ad altri territori.
È vero ma la Germania est ha vissuto un periodo di dittatura, particolarmente grave con Walter Ulbricht (1893-1973, presidente dal 1960 alla morte, ndr): il paese viveva con un Muro di Berlino. Non è solo crisi economica, è anche la tirannide che ha lasciato il segno.
La Germania ex dell’est ha fatto conti con il passato nazista? La Germania dell’ovest ha attraversato un riesame a partire dagli anni ’60.
Quanto è successo dopo la fine della Seconda guerra mondiale non è solo idilliaco e non solo in Germania. De Gaulle (1890-1970, presidente della Francia dal 1959 al 1969, ndr) portò al governo persone compromesse con il passato regime francese collaborazionista dei nazisti durante la guerra mondiale. In Italia abbiamo avuto un clamoroso caso: Gaetano Azzariti (1881-1961) nel 1957 divenne presidente della Corte costituzionale, fu segretario di Togliatti eppure era stato presidente del cosiddetto Tribunale della razza con il fascismo. Lo stesso Togliatti arruolò molti ex fascisti per irrobustire il Partito comunista. All’interno delle élite politiche europee ci furono molti casi di trasformismi; in particolare in Germania tanta era stata l’adesione al nazismo che era molto difficile operare una vera transizione.
Ma adesso il neonazismo si sta propagando, specialmente tramite internet.
È necessaria molta più vigilanza, soprattutto alla luce del web e alla luce di quei fenomeni che sono enfatizzati dalle nuove tecnologie: offrono opportunità di propaganda mentre occorrerebbe una vigilanza mirata verso questo mondo cresciuto a dismisura ultimi decenni.
In Italia? Negli stadi e altrove “ebreo” o “negro” sono intensi come un’ingiuria.
È molto facile avvelenare menti e luoghi ed è molto difficile bonificare i luoghi e le menti. Quanto è successo nel periodo fascista si è in qualche modo sedimentato nella mentalità comune. È più facile avvelenare l’acqua intorno a Marghera piuttosto che farla diventare pulita. Così è più facile spargere veleno che buoni sentimenti. Anche in questo caso le forze politiche, che vivono una crisi profondissima, dovrebbero essere più attente.