Mussolini e la sua passione segreta per Stanlio e Ollio

Il duce era un patito dei due comici e si faceva proiettare a villa Torlonia i film. Divenne amico del produttore Hal Roach che in un incontro a Roma gli disse: "Non ti alleare con Hitler..."

Stan Laurel e Oliver Hardy, ossia Stanlio e Ollio

Stan Laurel e Oliver Hardy, ossia Stanlio e Ollio

Giancarlo Governi 9 maggio 2019
Il film Stanlio e Ollio che sta spopolando nelle sale italiane, mi ha fatto riaffiorare alla memoria qualche cosa che riguarda la più grande coppia comica di tutti i tempi abbinata all’ex duce, che insieme a Hitler formò la più grande coppia tragica di tutti i tempi. Voi mi domanderete: che c’entrano Stanlio e Ollio con Mussolini? Possibile che Governi li abbia messi insieme pretestuosamente per arrivare all’abbinamento, scontatissimo peraltro, della più grande coppia comica con la più grande coppia tragica? Non è così, perché Stanlio e Ollio e Mussolini si conoscevano e avevano avuto anche dei rapporti, sia pure indiretti. Alcuni anni fa io riuscii a ricostruire il tutto, quando realizzai per la Rai il ciclo Laurel&Hardy, due teste senza cervello, che diventò anche un libro con lo stesso titolo, oramai esaurito da anni.
La ricostruzione la feci con l’aiuto di Romano Mussolini, che conoscevo di fama come grande e sensibile pianista jazz, e con l’aiuto di Hal Roach, il mitico produttore indipendente di Hollywood che inventò la coppia Laurel&Hardy e la impose in tutto il mondo, che conobbi durante il mio viaggio negli Usa
Romano Mussolini mi raccontò che suo padre era un patito di Stanlio e Ollio, che lui, come tutti gli italiani della sua generazione, chiamava Cric e Croc, e che, quasi tutte le sere, a Villa Torlonia, dopo cena si faceva proiettare dagli addetti dell’Istituto Luce l’ultimo cinegiornale, che lui voleva controllare personalmente, imponendo tagli e suggerendo l’impostazione. Dopo il dovere, il piacere: sullo schermo di casa Mussolini arrivava immancabilmente un ‘corto’ dei due grandi comici, quindi il duce se ne andava a dormire tranquillo (perché anche lui dormiva, anche se la mitologia del regime lo voleva insonne a vegliare sulle sorti della Patria!).
Il resto della nostra storia lo trovai a Bel Air, nella sontuosa villa di Roach, che nel 1984, quando andai a trovarlo, pur avendo compiuto i 90 anni, era ancora molto lucido e pieno di energie. Morirà una decina di anni dopo a cento anni suonati.
Tra i cimeli che ricordavano la sua straordinaria attività cinematografica e soprattutto Laurel e Hardy, notai una grande foto di Benito Mussolini con dedica in inglese “all’amico Hal Roach”. Chiesi dei chiarimenti a Hal Roach il quale mi raccontò una lunga storia di frequentazioni, che non sto qui a riferirvi ma dalla quale si evinceva che Mussolini voleva conoscere i suoi comici preferiti, i quali però erano oberati di impegni di lavoro, dato che, a quell’epoca, passavano da un film all’altro senza soluzione di continuità. In loro vece venne in Italia Roach, il quale diventò amico personale di Mussolini.
Dopo tanti anni, Roach parlava ancora con entusiasmo del suo vecchio amico, tanto che io mi trovai a dirgli: “Non crede, Mr. Roach che Mussolini abbia commesso qualche errore, fatale a sé e al suo paese?”
“Certamente – mi rispose pronto, come se la risposta l’avesse meditata a lungo – ha sbagliato ad allearsi con Hitler. Ma io glie lo dissi tante volte di venire in America, a vedere che cosa era già allora questo grande paese. Ma lui non venne mai. Se lo avesse fatto non avrebbe mai pensato, neppure un momento, ad allearsi con i nazisti”.
Se Mussolini avesse dato retta al suo amico Roach, chissà….