M5s di Torino; "Dal Salone del Libro vanno esclusi i picchiatori fascisti"

La capogruppo grillina Valentina Sganga prende posizione: "Necessaria l'esclusione di Altaforte e di Polacchi"

Salvini con CasaPound

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globalist 7 maggio 2019
Una parte dei grillini è sinceramente antifascista. Un’altra ha per mesi fatto da cameriere a chi sdogana il fascismo e il razzismo ogni giorno salvo poi dire timidamente qualcosa alla vigilia delle elezioni per recuperare qualche voto a sinistra.
Il Salone del libro di Torino "dev'essere lo spazio dove celebreremo la tolleranza e la resistenza alle derive neofasciste e autoritarie", ma può esserlo "a una sola condizione: l'esclusione di Altaforte e di Polacchi". A chiederlo, su Facebook, è la capogruppo M5s al Comune di Torino, Valentina Sganga, secondo cui "qualsiasi via intermedia, qualsiasi compromesso, sancirebbe per il Salone una perdita sul piano culturale". E l'invito finale all'Amministrazione: "Salviamo la fiera".
Per la capogruppo torinese del Movimento 5 Stelle, che fa riferimento ad alcune dichiarazioni e al profilo social di Francesco Polacchi, "se può essere quanto meno comprensibile la scelta iniziale del Comitato di Indirizzo del Salone del Libro di non escludere aprioristicamente nessun editore dalla parte commerciale degli stand, oggi questa vicenda sta assumendo sfaccettature che non si possono più in alcun modo ignorare".
L'esponente pentastellata ribadisce che "al Salone anche quelli che non ci piacciono saranno sempre i benvenuti. I picchiatori fascisti, no. I violenti, no. I provocatori, no. Gli intimidatori, no. Da amministratore della Città non posso aderire agli appelli di chi annuncia il boicottaggio - aggiunge - tradirei chi, dal direttore Lagioia all'assessora Leon alla sindaca Appendino, si è speso con fatica e dedizione affinché questa fosse, ancora una volta, un'edizione preziosa e culturalmente ricca per tutti i torinesi; ma voglio augurarmi che questi appelli non cadano nel vuoto. Chi li raccoglierà avrà la mia gratitudine e, credo, non solo la mia. Abbiamo già salvato il Salone una volta: ora, cosa aspettiamo?".