Gli storici del futuro racconteranno questo barbaro nuovo fascismo ignorante

Si stupiranno del fatto che un popolo beota accettasse supinamente la descrizione del mondo che gli veniva propinata, malgrado la tremenda realtà da loro vissuta fosse drammaticamente diversa.

Contro l'apologia del fascismo: ll ddl Fiano

Contro l'apologia del fascismo: ll ddl Fiano

Giuseppe Costigliola 21 febbraio 2019
Se solo chiamassimo le cose col loro nome. Gli storici futuri e il coraggio di dire la verità
Agli storici del futuro che studieranno questa nostra fosca epoca mancherà forse l’ipocrisia e la miopia che i commentatori contemporanei manifestano nell’analizzare il periodo che stiamo vivendo. Loro, almeno, chiameranno le cose con il loro nome, senza ammantarle di false idealità, senza deformarle e strumentalizzarle, senza nascondersi dietro una cortina di viltà o di calcoli meschini.
E chiamando le cose con il loro nome, gli storici del futuro definiranno idiozia collettiva il fatto che un branco di coscienziosi imbelli possa aver creduto di aver esercitato il proprio diritto alla democrazia esprimendo un “voto” in risposta ad una domanda formulata studiatamente in modo subdolo e capzioso, e non già su una questione di principio, come avviene nelle democrazie compiute, ma su una materia giuridica di cui ignoravano del tutto la complessità. Definiranno stolti e confusi, financo complici, quelle donne e quegli uomini che ritrovandosi nei bar, per le strade o a divorare pizze si dicevano schifati dell’immoralità dilagante, e lanciando anatemi contro il mondo si sentivano portatori di valori etici e morali che non ravvisavano negli altri, senza rendersi conto che con il loro “voto” avevano sdoganato e sanzionato l’operato di ministri protervi, privi quanto loro delle benché minime coordinate umane e culturali.
Chiamando le cose con il loro nome, gli storici del futuro scriveranno che quel mare che per millenni è stato un’inarrivabile culla di culture e un magnifico teatro di scambi umani e commerciali si era trasformato in un gigantesco cimitero, e conteggiando a migliaia le donne gli uomini e i bambini che con tragica continuità vi perdevano la vita, useranno la parola “strage” e “genocidio”, e definiranno “barbari” quelle genti che assistevano inerti a un simile massacro.
Chiamando le cose con il loro nome, gli storici del futuro considereranno come inetti i governanti che sgovernavano una nazione di sbandati, uomini che in tempi normali non avrebbero potuto governare neanche le proprie famiglie. Definiranno incapace e ignorante una classe politica completamente scollata dal vissuto quotidiano, inabile a dare un senso al proprio esistere, soltanto perduta in beghe bottegaie mentre il Paese che s’arrogavano il diritto di governare sprofondava nel baratro.
Chiamando le cose con il loro nome, gli storici del futuro parleranno di nuove e vecchie forme di fascismo, ricostruendo un’epoca in cui i fantasmi totalitari del passato assumevano nuove e imprevedibili forme, dove antichi virus trovavano rinnovati modi di infettare le persone, senza lasciare traccia e quindi la possibilità di immunizzarle.
Chiamando le cose con il loro nome, gli storici del futuro riscostruiranno un’epoca di barbari in cui l’ignoranza e l’incultura caratterizzava ogni campo dell’umano, una società in cui era in atto una quotidiana guerra di tutti contro tutti, dove la riflessione e l’analisi degli avvenimenti, dei comportamenti erano scadute a squallidi slogan da postare su quei nuovi mezzi tecnologici che mummificavano i cervelli, dove il linguaggio era scaduto a turpiloquio, dove l’elemento umano si era dissolto come neve al sole cruento della mera sopraffazione.
Chiamando le cose con il loro nome, gli storici del futuro si stupiranno del fatto che un popolo beota accettasse supinamente la descrizione del mondo che gli veniva propinata, malgrado la tremenda realtà da loro vissuta fosse drammaticamente diversa.
E studiando e scrivendo di quel mondo demenziale e dissennato, gli storici del futuro rabbrividiranno. Se ancora esisteranno.