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Alberto Sordi nella Treccani: la sua voce tra i grandi italiani del Dizionario biografico

Il testo sulla storia dell'Albertone nazionale curato dal critico cinematografico e storico del cinema, Alberto Crespi

Alberto Sordi
Alberto Sordi

globalist

17 Gennaio 2019 - 16.05


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Una bellissima notizia: Alberto Sordi approda al Dizionario biografico degli Italiani edito dall’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani (per l’esattezza si trova nel 93° volume che va da Sisto V a Stammati). La voce è stata curata dal critico cinematografico e storico del cinema, Alberto Crespi. Una voce che presenta biografia, analisi dell’opera e curiosità sull’Albertone nazionale.
Crespi apre la voce dedicata al grande attore correggendo subito uno dei grandi luoghi comuni sulla figura di Sordi. “Già dagli inizi degli anni Sessanta si sarebbe potuto smontare un luogo comune – anche critico – che ha perseguitato Alberto Sordi per tutta la vita – scrive -: la sua identificazione con vizi e difetti dell’italiano medio. Ettore Scola, che ben lo conosceva, ha sostenuto più volte una tesi opposta: Sordi è l’italiano impazzito, in cui pulsioni socialmente inconfessabili hanno preso il sopravvento sulla rispettabilità piccolo-borghese”.
Nel capitolo dedicata all’attore romano, ovviamente i suoi esordi divisi tra teatro (sia serio, sia leggero), radio (suoi i personaggi di Mario Pio, del Conte Claro e del compagnuccio della parrocchietta), doppiaggio (sua la voce azzeccatissima di Ollio), e cinema, ma anche tante curiosità. Ad esempio, dopo il colossale insuccesso dei suoi primi due film da protagonista (“Mamma mia che impressione!” e “Lo sceicco bianco”), “insuccesso che gli fece dire in un’intervista che solo a nominarlo qualcuno faceva persino gli scongiuri quasi fosse uno jettatore, Fellini lo volle a tutti i costi nel 1953 per “I vitelloni”, pur dovendo accettare che il nome di Sordi non comparisse nei manifesti del film, affinché la gente non scappasse dal cinema”.
E ancora tra le curiosità: “Sordi diede vita al personaggio di Nando Mericoni (?) detto l’Americano (“Un giorno in pretura” nel 1953 e, l’anno successivo, “Un americano a Roma”), un giovanotto romano plagiato dal mito americano, una delle maschere più azzeccate e immortali di tutta la commedia all’italiana. È ancora oggetto di dibattito, tra fan e studiosi, se il personaggio si chiami Mericoni, Meliconi o addirittura Moriconi: la pronuncia nel film è spesso confusa, mentre assolutamente certo e indimenticabile è l’appellativo romanesco ‘A Nando!’. Ma per l’attore nato a Roma nel popolare rione di Trastevere il 15 giugno 1920, tanti film di successo: come “Il segno di Venere” e “Il vedovo” di Dino Risi; “Brevi amori a Palma di Maiorca” (quello del memorabile “zoppetto”) di Giorgio Bianchi, “La grande guerra” di Mario Monicelli con Vittorio Gassman, “Tutti a casa” di Luigi Comencini, “Mafioso” di Alberto Lattuada, “Il boom” di Vittorio De Sica, “Il maestro di Vigevano” di Elio Petri, “I complessi” di Luigi Filippo D’Amico (quello di Guglielmo il dentone).
“Erano anni – dice Crespi – in cui quasi tutti i film venivano, in prima battuta, scritti per lui: sia il copione de “Il sorpasso” che quelle de “I mostri”, entrambi di Risi, erano destinati a lui e la fortuna degli altri “colonnelli” della commedia (Gassman, Tognazzi, Manfredi) fu che Sordi aveva rallentato i ritmi (solo nel 1954 aveva interpretato 12 film) e non poteva né voleva girare tutti i film che gli venivano proposti”.

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Tra i progetti non realizzati dall’attore, così si chiude la voce scritta da Alberto Crespi: “un film sulla vita del poeta romano Belli (proposta rifiutata perché temeva che, al momento dell’ascesa in Paradiso, san Pietro glielo avrebbe rimproverato), uno su Henry Kissinger, un altro sul trombettiere del generale Custer John Martin (in realtà un italiano, tale Giovanni Martini) e infine il sogno, confessato in un’intervista al ‘Corriere della Sera’, di impersonare Benito Mussolini”.

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