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Scarlett Johansson e Ghost in the Shell: il primo film dello star system globale

Basato sul famoso anime e diretto con uno stile visionario e imprevedibile d Rupert Sanders, Ghost in the Shell è un film interessante e innovativo da molti punti di vista.

Scarlett Johansson, protagonista di Ghost in the Shell
Scarlett Johansson, protagonista di Ghost in the Shell

Marco Spagnoli

30 Marzo 2017 - 10.33


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Basato su un famoso anime e diretto con uno stile visionario e imprevedibile dal regista di Biancaneve e il Cacciatore, Rupert Sanders, Ghost in the Shell è un film interessante e innovativo da molti punti di vista.

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Innanzitutto, è prodotto da Avi Arad, l’uomo che per primo ha intuito le potenzialità cinematografiche dell’universo Marvel , realizzando al cinema il primo Spider-Man, Iron Man, l’X men di Singer, è il primo ‘incontro’ tra Hollywood e l’Oriente sul piano di una produzione ‘paritaria’ e non di mera exploitation.

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Al di là dei finanziamenti da Cina e Giappone è la presenza di un cast multietnico a caratterizzare il film in maniera significativa e mai scontata. A partire all’iconica presenza del regista e qui solo attore Beat Takeshi Kitano, insieme al cinese Chin Han e al danese Pilou Asbaek, nonché ovviamente alle due Star americane Scarlett Johansson e Michael Pitt.

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Inoltre Ghost in the Shell racconta una storia ambientata in un Giappone – o comunque – in un Oriente nato dalla fusione delle suggestioni visive di Blade Runner con il cinema della Hong Kong anni Novanta. Una scelta non nuova, ma certamente brillante nel suo esito inquietante e vagamente decadente.

Al di là della storia che è una ricerca dell’identità di una donna il cui cervello è stato trapiantato in un androide iperpotenziato, l’elemento piu’ interessante del racconto è il punto di equilibrio tra Oriente e Occidente per la creazione di uno Star System condiviso e davvero multietnico così come era accaduto – con questa intelligenza – solo in Star Wars – Rogue One. A differenza, però, dello spin off della saga di George Lucas, questo film è ambientato sulla Terra del futuro dove uomini e macchine vivono fianco a fianco, in una promiscuità fisica e mentale dove niente è come sembra e dove la memoria può essere downlodata e conservata come un file qualsiasi.

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Un film da vedere, perché – in un certo senso – prototipo a tratti entusiasmante e a tratti no, del cinema che verrà dove – fortunatamente – assisteremo a dispetto di muri e confini, vedere raccontate, anche nel cinema di genere, storie multietniche come la nostra società in transizione verso un futuro sconosciuto come quello dei protagonisti di questa storia.

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