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“La battaglia di Hacksaw Ridge”, il primo film 'trumpiano' dell'anno

Che la musica con il nuovo presidente sia bell’e cambiata anche ad Hollywood si nota anche da una paradossale impuntatura del religiosissimo Mel: in tutto il suo esercito a stelle e strisce non c’è neanche un nero.

“La battaglia di Hacksaw Ridge”
“La battaglia di Hacksaw Ridge”

Ivo Mej

28 Gennaio 2017 - 10.38


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Finalmente sappiamo come è fatto il primo film ‘Trumpiano’ dell’anno. Lo firma l’instancabile, religiosissimo Mel Gibson e narra di un fatto realmente accaduto anche se il suo tocco lo fa diventare un’opera surrealistica. E’ ‘La battaglia di Hacksaw Ridge’, tristissima pagina bellica che nel ’45 contrappose gli Stati Uniti al Giappone per la conquista di un altopiano sull’isola di Okinawa, appena poche settimane prima che il Presidente Truman decidesse di mettere la sua firma sui più efferati crimini di guerra di tutta la storia umana, contro Hiroshima e Nagasaki. Naturalmente, per Gibson la pagina storica è ‘epica’ e la vicenda del suo protagonista narrata come un mito degli eroi del Walhalla.

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Desmond Doss, primo volontario della storia a fare obiezione di coscienza per non usare armi ed uccidere (causa religione), riesce comunque ad arruolarsi come paramedico e a farsi inviare in prima linea. Armato solo della sua Bibbia (sic!) riuscirà a salvare ben 75 feriti da quella macelleria asiatica. La storia vera è tutta qui, ma Gibson ne da una interpretazione che definire retorica non rende l’idea. Per cercare di farvi capire, l’unico modo è rievocare ‘Bastardi senza gloria’, di Tarantino. Chi l’ha visto ricorderà il film sull’eroe nazista che viene proiettato per Hitler. Un tripudio di bionditudine e occhi azzurri dell’’eroe’ che ammazza decine e decine di alleati. Ad ogni ammazzato, un applauso della platea nazista. Ecco, basta sostituire il cecchino killer con il ‘salvatore seriale’ Doss e avrete esattamente il medesimo effetto retorico.

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La differenza è solo nel fatto che Tarantino presenta il suo film nel film come una consapevole, esagerata burla, mentre Mel Gibson nella sua opera ci crede. Anzi, ne va fiero. A dire il vero, qualche risata in sala scappa ma il problema è che non sta bene ridere in presenza di centinaia di corpi maciullati, smembrati, scoppiati, straziati. Il nostro caro, religioso Mel non si smentisce dopo ‘L’ultima tentazione di Cristo’ e si compiace di mostrare l’anatomia umana nei più minimi particolari fin dal primo fotogramma e prosegue in un’ossessione per l’orrido da far sembrare Romero un autore Harmony.

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Battuta epica #1: ‘Andiamo a lavorare!’, pronunciata dal capitano del battaglione di Doss prima di cominciare l’ultimo assalto all’altopiano. Forse Gibson sarebbe stato il regista ideale per John Wayne ed è un peccato che il gap generazionale non li abbia mai fatti incontrare.

Due parole anche su un altro immancabile dei più recenti film di Hollywood: Andrew Garfield. Totalmente incredibile come gesuita in Silence di Scorsese, in ‘La battaglia di Hacksaw Ridge’ interpreta il nostro eroe, Desmond Doss. Beh, se c’è una cosa che potrà rimanere nella storia del cinema è la sua faccia da tonno col sorrisetto stampato da beota integralista cristiano (avventista del settimo giorno).

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Battuta epica 2: ‘Ancora uno, fammene salvare ancora uno!’, pronunciata dal beota mentre, nel bel mezzo di un inferno di colpi, bombe e granate, riesce a:

1. non farsi colpire;

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2. recuperare feriti dilaniati;

3. pregare;

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4. trascinare il suo sergente con una gamba in meno su un telo, di corsa, mentre questi spara con il mitra a un plotone di giapponesi che li rincorrono e fanno la cortesia di morire a frotte senza sfiorare i due neanche per sbaglio;

5. calare il suddetto sergente – come del resto tutti gli altri precedenti feriti (75) – da cinquanta metri di altezza con una sommaria imbracatura di corda trattenuta a mani nude.

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Che la musica con il nuovo presidente sia bell’e cambiata anche ad Hollywood si nota anche da un’ultima paradossale impuntatura del religiosissimo Mel: in tutto il suo esercito a stelle e strisce non c’è neanche un nero, alla faccia di qualsiasi evidenza storica.

Evidentemente oggi ‘Trump is the new black’.

Questo film è ovviamente candidato a sei premi Oscar.

Buon divertimento al cinema, se proprio ci volete andare, a partire dal 2 febbraio.

 

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