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Passengers, l'insonnia d’amore siderale

Esce nelle sale il romantico film di fantascienza interpretato da Jennifer Lawrence e Chris Pratt

Una scena di Passengers
Una scena di Passengers

Marco Spagnoli

28 Dicembre 2016 - 18.48


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@marco_spagnoli

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Sotto la patina di film moderatamente epico e spettacolare, ambientato nello spazio, come spesso accade con la fantascienza di una certa meditata qualità, Passengers propone una serie di domande importanti sul piano esistenziale che fanno riflettere lo spettatore, a dispetto di una cornice in cui tutti, forse, vorrebbero trovarsi.
Interpretato da due dei più interessanti nuovi attori hollywoodiani: Jennifer Lawrence e Chris Pratt, il film per la regia del norvegese Morten Tyldum (The Imitation Game) scritto dallo sceneggiatore di Prometheus e Doctor Strange John Spaihts racconta la storia di un uomo ed una donna, soli nell’immensità dello spazio, in un viaggio della durata di 120 anni, verso una nuova colonia della Terra dove costruire il futuro.
L’astronave che li porta nelle profondità dell’Universo ha, però, qualche inatteso problema di funzionamento così, una serie di guasti improvvisi e misteriosi innesca la catena di eventi che porterà al risveglio di entrambi. L’ibernazione, che non può essere apparentemente replicata sull’astronave, è stata interrotta e così i due si ritrovano “insonni” insieme, per un viaggio di cui non potranno vedere la fine, dato che è trascorsa solo una ventina d’anni da quando hanno lasciato la Terra.
Va detto, però, che l’astronave su cui si trovano è una specie di città extralusso con tanto di ristoranti e Robot camerieri, guidati, idealmente da Michael Sheen che interpreta una sorta di barista confessore anni Quaranta con dialoghi che ricordano quelli di Bogart e Sam nella Casablanca del 1942. Le loro “sofferenze”, dunque, si limitano solo all’impossibilità pratica, ma anche ‘spirituale’ di tornare a dormire, perché la nave è dotata di ogni confort: dal cinema alla piscina vista galassia, da ristoranti francesi e messicani ad una riserva di alcolici che farebbe felice anche il palato più esigente.
Non è, però, tutto oro quel che luccica e la tecnologia, almeno nei film di fantascienza e nelle macchine fuori garanzia, ha sempre dei problemi in grado di creare importanti grattacapi.  Così, una una serie di circostanze porterà i due protagonisti a dovere operare delle scelte radicali per salvare il proprio viaggio e la vita degli altri passeggeri, avvicinandosi l’uno verso l’altra in un crescendo di scoperte personali ed esistenziali da cui sarà, ovviamente, difficile tornare indietro.
Ed è questo l’elemento che affascina di più di questa storia e della sua trasposizione cinematografica: Passengers pur sotto la coltre romantica è a pieno titolo un film di fantascienza di grande qualità, perché pone delle domande importanti.
A partire dalla scelta dei 5000 emigrati di lusso o meno che siano, alle prese con un’altra vita, 120 anni dopo la loro partenza. L’ibernazione dei protagonisti pone delle domande riguardo alla destinazione finale del percorso stellare.
Avalon, questo il nome dell’astronave, oltre ad avere dato nome ad un celebre album dei Roxy Music è anche una delle isole leggendarie del ciclo di Re Artù. Uno di quei luoghi mitici dove tutto può accadere e dove ci può essere forse una nuova vita, ma dove si annidano dei pericoli imprevedibili e letali.
Nello spazio, invece, un uomo ed una donna, al di là della necessità narrativa di vederli confrontarsi con emergenze improvvise, si trovano dinanzi all’assurdo di essersi incontrati nel luogo più improbabile: la profondità del cosmo.
Che cos’è quindi la vita se non una possibile sorpresa dinanzi alla certezza di un percorso? Si sarà capaci di cambiare piano? Si potrà accettare che l’inverosimile costituisca, invece, una possibilità di essere felici e che il senso dell’itinerario sia dato non dalla destinazione, ma da quello che accade mentre stiamo per arrivarci (o almeno ci proviamo…)?
Film hollywoodiano di grande bellezza visiva, illuminato dalla colonna sonora rarefatta ed emozionante di Thomas Newman, Passengers esplora il mistero più profondo dello spazio, ovvero quello della vita e dell’amore dinanzi a quesiti esistenziali inediti e senza precedenti in cui gli esseri umani si trovano a rispondere in maniera semplice e diretta.
Certo, qui non c’è l’umanità messa alla prova da domande estreme come in 2001, Solaris o Moon, ma al di là del romanticismo e dalla prospettiva di passare un sacco di tempo da soli insieme ad una donna bellissima o ad un uomo affascinante a seconda dei punti di vista, l’elemento più interessante è che a dispetto del tempo e delle decisioni prese, due persone si trovano perdute nello spazio e devono provare a salvarsi la vita in maniera, forse, meno radicale, ma – certo – non meno profonda.
Un film sulla casualità dell’esistenza e sulle infinite sorprese che ci vengono riservate dalle nostre scelte e dalle loro conseguenze.

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